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La PAS e la Cassazione. Manette (non perizie) per i genitori malevoli - di Gabriella Maffioletti

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La PAS e la Cassazione. Manette (non perizie) per i genitori malevoli - di Gabriella Maffioletti

27/03/2013 - 23.35

La recente sentenza della Cassazione è stata accolta da alcuni con entusiasmo, e da altri con sdegnato stupore. Purtroppo i media che se ne sono occupati, come sempre, si sono soffermati sul vecchio tema del riconoscimento della PAS, e non hanno invece compreso la valenza innovativa di questa sentenza.

Per prima cosa essa critica la corte di appello per l’esclusivo affidamento e appiattimento sulla perizia del consulente d’ufficio, denuncia che risale agli inizi del movimento Cresco a casa ed è stata più volte ribadita da diverse associazioni (dal CCDU, in primis). La Cassazione infatti afferma che «il tema della condizione patologica del minore, unicamente riferibile alla condotta della madre “alienante”, rappresenta l’ubi consistam (punto di appoggio) non solo del citato elaborato, ma dell’intero giudizio di secondo grado». In altre parole, si critica il giudice di merito per aver basato il suo giudizio esclusivamente sulla valutazione psicologica/psichiatrica.

Siamo ancora lontani dal declassamento delle perizie a semplice opinione, ma è un passo avanti. Gran parte degli allontanamenti di minori con carente motivazione, infatti, derivano proprio da valutazioni tecniche soggettive che spesso travisano i fatti e mancano di accertare la verità oggettiva.

La scelta passata di alcune associazioni di padri separati - ma anche di molte madri - di promuovere il riconoscimento della PAS, deriva anche dalla necessità di dare un nome agli abusi diffusi in base ai quali molti genitori c.d. non collocatari (virgolette d’obbligo essendo il termine “collocatario” non previsto dalla legge e di esclusiva matrice giurisprudenziale) vengono di fatto esclusi dall’avere un rapporto continuo ed equilibrato con i propri figli. Il fenomeno delle “false denunce” sporte proprio dai “collocatari” ai danni degli  ex coniugi al fine di impedir loro di frequentare i figli, e la condotta “alienante” messa in essere dai primi nei confronti dei secondi  al fine di indurre i figli a rifiutarsi di incontrarlo, sono una realtà che oggi nessuno può negare. Ma l’errore strategico in cui si è caduti è stato quello di concepire la presunta sindrome non tanto come un vero e proprio reato ai danni dei bambini, bensì come una loro “malattia”.

Mai errore fu più grave di questo, e la sentenza della Cassazione lo dimostra impietosamente. Infatti, il nostro Ordinamento  non è concepito per attuare una vera tutela dei minori, piuttosto è tarato per disaggregare gli affetti familiari non appena il supporto richiesto dagli utenti supera le scarse risorse che il sistema riesce ad assicurare.  Questo fenomeno – connesso ad un basso livello di competenza generale di tutti gli operatori, nessuno escluso – include anche la PAS tra le possibili “giustificazioni” di un  allontanamento dei bambini da entrambi i genitori proprio per “curarlo” da questa “malattia”.

Un principio simile a quello su cui si basa il trattamento sanitario obbligatorio, in relazione al quale la privazione della libertà di un cittadino viene giustificata dallo stato patologico dello stesso.

E così che tanti bambini – il caso di Cittadella è solo la punta di un iceberg - finiscono per anni in una struttura residenziale (casa famiglia), nel complice tentativo  di voler  curare un abuso con un altro abuso. Ciò che preoccupa è che la PAS/sindrome possa costituire terreno fertile per un maggiore e nefasto ruolo strategico delle perizie psicologiche e psichiatriche, che oggi, in molti tribunali, costituiscono sempre più spesso il corpo centrale della decisione di un giudice. La Liguria, che nel 2004 ha assunto un provvedimento di indirizzo per i servizi sociali - in cui nella classificazione delle forme di abuso era inclusa anche l’alienazione parentale come abuso psicologico - detiene oggi il primato delle sottrazioni con 5,2 minori su mille fuori dalla famiglia, rispetto a una media nazionale del 3,0 per mille. E questo primato negativo – sui cui effetti economici e sociali il nuovo Governo dovrebbe soffermarsi - deriva certamente dall’aver assegnato una maggiore importanza alle valutazioni di carattere soggettivo della psichiatria e della psicologia piuttosto che all’accertamento della “verità familiare”.

Alcuni casi concreti, conosciuti sia tra i fruitori del web che dai media nazionali, ci aiutano a capire meglio il problema. Nel caso di F. da Tuturano,  nonostante le accuse circostanziate del minore e la sua chiara volontà di rimanere con il padre, per mesi si è temuto il suo allontanamento in una casa famiglia. Il padre era accusato infatti di “manipolazione”.

A Padova c’è una mamma accusata di alienazione, sebbene l’ex marito sia stato rinviato a giudizio per pedofilia (accusato da ben 3 bambini differenti). La CTU ha sostenuto che il bambino si rifiutava di vedere il padre per colpa della madre alienante, “dimenticandosi”  di prendere in considerazione pesanti accuse di abusi sessuali.

A Trento il tribunale ha assegnato due bambine al padre rinviato a giudizio (e recentemente condannato in primo grado) per maltrattamenti verso la moglie e le bambine. Queste ultime, pur avendo manifestato la loro volontà di restare con la madre, sono ancora assegnate al padre sulla sola base della CTU.

Infine, lo stesso caso di Cittadella è - paradossalmente - un esempio di come il sostegno alla PAS abbia nuociuto alla parte lesa. Infatti,  la condotta malevola della madre appare evidente, e il rifiuto del figlio di vedere il padre non sembra avere alcun reale motivo oggettivo. Si trattava quindi di un reato, eppure la scelta di affidarsi alla psichiatria si è ritorta contro il padre.  Un’indagine classica, invece, avrebbe potuto dare ai giudici e all’opinione pubblica le certezze di cui necessitano.

In realtà i tempi sono maturi per tralasciare il dibattito sulla PAS come malattia/disturbo/sindrome, e affrontare una volta per tutte ciò che realmente è: un impedimento doloso della cura filiale (che è un bene sociale, non dimentichiamolo). In buona sostanza,  bisogna analizzare il fenomeno non in termini medici ma penali.

Il dibattito scientifico “ad oltranza”, infatti, logora la sostanza delle cose: denigrare, allontanare, ostacolare un genitore nel rapporto con i figli deve essere previsto dal codice penale quale atto di maltrattamento. Solo il "tintinnio delle manette" per chi volesse adottare condotte che portano i bambini a schierarsi con uno dei due genitori, e la previsione di una severa pena detentiva, potranno scoraggiare le azioni che oggi vengono praticate da molti genitori senza scrupoli.

La sentenza della Cassazione potrebbe essere l’opportunità per mettere la parola fine alle diatribe scientifiche e tornare alle buone, vecchie, solide prove, al fine di accertare questo reato che – ricordiamolo – in altri paesi europei è già previsto come tale. Un disegno di legge in materia penale, che introduca il reato, è adesso un atto imprescindibile da cui nessuno dovrà sottrarsi. Il ricorso alla psichiatria come panacea di tutte le sentenze, del resto, sta perdendo credibilità persino in ambito giuridico. Come alcuni fatti di cronaca ci insegnano, la Psichiatria è l’unico campo della medicina dove un medico possa diagnosticare ad una persona una patologia grave e un suo collega possa affermare che la stessa persona è perfettamente sana.

E questo, i giudici, ormai l’hanno capito bene.  


Fonte: Redazione - Gabriella Maffioletti

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Ci sono 11 commenti


13.51  di venerdì 29/03/2013
scritto da  Max
Che dire il discorso sembra filare, la psichiatria è troppo sprovvista di elementi di prova per cui si può dire tutto ed il contrario di tutto. A parte che forse una tale affermazione potrebbe mettere in crisi ogni studio pasichiatrico/psicologico che voglia affermare sia che i figli abbiano bisogno delle sole madri o giu di li ed anche quindi quelle che da anni dicono che le relazioni migliori sono quelle paritetiche. Allora diciamo che niente è più vero se non è dimostrabile.
La soluzione sembrerebbe essere il tintinnio delle manette?
Magari fosse vero,ammesso che veramente ci sia la certezza della pena, mi permetto di dire....come dimostro che il genitore X ha commesso queste violenze nei confronti del bambino alienandolo dal genitore Y? Lo devo chiedere al bambino....perché nessun´altro mi può dire chi fa o dice qualcosa. Allora il bambino accusa di molestie....chi stabilisce se sta dicendo la verità o si sta inventando la cosa magari plagiato ed indottrinato dall´altro? Ci vorrà un professionista (psicologo/psichiatra) o è il giudice che fa le domande?
Diciamo che il bambino manifesta di non voler andare con il genitore X, magari da anche una "sua" apparente spiegazione....chi stabilisce e soprattutto secondo quali criteri se i motivi siano congrui o si basino sul tipico conflitto di lealtà che il genitore Y ha creato con il bambino?
Ancora una volta sarà il giudice ad interrogare il bambino, o dovremo farlo parlare con uno specialista? Ma se parla con lo specialista, per forza lui dovrà dire se quanto affermato dal bambino è vero o no, è contraddittorio....etc.
E poi ci lamentiamo delle relazioni degli psichiatri, diciamo ai giudici che si basano troppo sulle loro relazioni, ammesso che domani non le valutano....che prove dovrebbe portare un genitore alianato in Tribunale per convincerlo che il bambino lo odia senza motivo? Ma poi siamo sicuri che le conclusioni a cui potrebbero arrivare i giudici, senza quindi CTU, siano tanto meglio di quelle ottenute dopo le CTU? Mi pare che l´applicazione della legge sull´affidamento condiviso la dice lunga.....persone che leggono equilibrato e continuativo con 80% madre e si e no 20% padre e che se gli fai presente che è persino contrario alla lingua italiana, ti rispondono che per loro vuol dire questo, o peggio che al contrario la legge non dice che condiviso significhi che i tempi di frequentazione devono essere uguali, quindi noi pensiamo che così sia giusto punto e basta! Persone che a differenza degli psichiatri che puoi almeno denunciare e che giurando si prendono la responsabilità (almeno teorica) di quello che scrivono, invece non si possono minimamente toccare qualsiasi cosa essi decidano!!! Allora siamo sicuri che non si rischia di cadere dalla padella nella brace? Vorrei si aprisse un dibattito, perché io non riesco bene a capire, anche qualora ci sia una legge che punisce l´abusante, poi lo si riesca ad individuare con metodi così precisi ed obbiettivi

10.56  di venerdì 29/03/2013
scritto da  Pino FALVELLI
Io continuo a pensare che se gli operatori di giustizia (tutti, compresi giudici ed avvocati) venissero posti difronte alle proprie responsabilità per il proprio operato , per le quali dovrebbero sempre rispondere in maniera diretta civilmente e penalmente, moltissime problematiche potrebbero trovare soluzione in dall´ inizio. Troppo spesso il tutto parte dalla mancata applicazione della legge 54/2006, la quale prevede deteminate "cose" che gli operatori di giustizia si OSTINANO a non voler applicare. Con i tempi di permanenza PARITETICI dei figli presso entrambi i genitori, con il mantenimento DIRETTO ED OBBLIGATORIO dei figli ( in percentuale e sulla base del loro reddito accertato )da parte di entrambi i genitori e con l´ assegnazione della casa coniugale a chi ne è legittimo proprietario, credo che il tutto verrebbe a risolversi come d´ incanto ed il numero delle separazioni/divorzi crollerebbe sicuramente. Ovviamente con le dovute eccezioni da documentare e motivare da parte dei giudici nei casi di situazioni particolari. Nella normalità, tutto dovrebbe essere predefinito PER LEGGE, senza lasciare alcuna discrezionlità. L´ attuale "sistema" vigente si è rivelato FALLIMENTARE sotto tutti gli aspetti, quindi perchè continuare ad insistere nel volerlo tenere in piedi ??? Fuori il più possibile le famiglie dai Tribunali. Se per sposarsi basta un semplice "SI" ed una firma perchè, poi, per separarsi ccorre fare tutto questo "casino" e spendere fino a diverse centinaia di mgliaia di €. per spese legali e giudiziarie ??? A mio avviso molte situazioni potrebbero essere evitate istituendo una Commissione per le separazioni presso i Municipi ( composta da un notaio, un legale, uno psicologo, un ufficiale di polizia giudiziaria , ed un rappresentante del sindaco ), obbligando tutti coloro che intendono separarsi a rivolgersi a tale commissione per verbalizzare le proprie intenzioni e, magari, poter giungere direttamente a soluzione prima di rivolgersi ai legali ed ai Tribunli. In tal modo verrebbero d essere eliminate gran parte delle falsità e delle menzogne ( facile ricorso alle false accuse ) e verrebbero pure tutelati i bambini. Inoltre, i tribunali si troverebbero gran parte del lavoro già fatto e verbalizzato. Se vogliamo davvero tutelare i bambini bisogna trovare il modo per far si che non vengano contesi dai genitori e non consentire più che uno dei due genitori venga escluso dalla vita dei figli e massacrato dal sistema per favorire l´ altro genitore. Per raggiungere tale obbiettivo, occorre ELIMINARE TUTTI GLI NTERESSI ECONOMICI E PATRIMONIALI CHE RUOTANO INTORNO ALLE SEPARAZIONI, altrimenti non se ne verrà mai fuori. Questa è la mia modesta opinione.

08.32  di venerdì 29/03/2013
scritto da  MARIELLA FORESTA
SE POSSO DIRE LA MIA.......MI IMMEDESIMO NEL piccolo LEONARDO e scrivo ad un ipotetico signor Giudice dicendo: Caro Giudice io non desidero continuare a vivere insieme ai miei genitori, questi sono fuori di testa, una mi mette contro papa, l´altro mi parla male della mia mamma , loro non si vogliono piu bene ed io sono in mezzo a questi due che non hanno capito che non saro´ piccolo a tempo indeterminato, io desidero la mia infanzia viverla con spensieratezza, con i miei giochi, con le mie certezze, con i miei sogni da piccolo uomo, desidero serenita´ e se non posso averla con loro allora signor Giudice tiri loro le orecchie e mi faccia stare un po con i nonni tutti e 4 e se cambiano un po i miei genitori e diventino piu umani allora staro anche con loro, altrimenti vorrei scappare e nascondermi da tutte queste brutture, io non saro piccolo in eterno se lo ricordi e mi ascolti e mi guardi negli occhi con serenita´ e giustezza, La prego Signor Giudice, si fermi un attimo a riflettere GRAZIE da LEONARDO


06.34  di venerdì 29/03/2013
scritto da  gerardo spira
L´analisi mi pare corretta,non sono d´accordo sulla soluzione. Ridurre a reato il disturbo subito, se tale è stato, comporta il riconoscimento di una condizione conflittuale,dannosa comunque per l´equilibrio del minore. Premesso che sono convinto della scarsa capacità giuridica del giudice ad affrontare e risolvere il tema, il problema va risolto alla radice. E´ sufficiente porre condizioni prescrittive penalizzanti al momento della separazione, davanti al primo giudice. Il genitore che viola la condizione,con il ripetersi,può essere penalizzato,con conseguenze che toccano la sua capacità ,la sua educazione e i suoi sentimenti . Vedrete che nessuno,se si ama il figlio,si permetterà di manipolarlo. Così il collocatario o affidatario,imparerà a rispettare l´altro genitore e ad obbligare il figlio a rispettarlo.Pur nella diversità della posione resta saldo il principio essenziale di entrambi i genitori, che potrà continuare ad espletarsi in modo naturale, senza che il figlio approfitti ora dell´uno ora dell´altro.

12.00  di giovedì 28/03/2013
scritto da  michele serra
Articolo di buon senso.
Penso però che sia utile aggiungere anche che tutta questa frenesia sulla PAS è conseguenza di un´applicazione troppo spesso forzata (in senso tradizionalmente conformista) della legge sull´affido condiviso da parte dei giudici. Di fatto si sta normalmente imponendo un assetto che sarebbe stato più consono alla società di 50 anni fa, quando la famiglia monoreddito era la regola, e con essa i ruoli precostituiti.
Con l´introduzione della figura del genitore collocatario e la non applicazione del mantenimento diretto si alimentano gli squilibri, le ingiustizie e le conflittualità.
Il rischio di perdita di relazione del figlio con il genitore non collocatario (o comunque di profondo snaturamento per la troppo scarsa frequentazione) e di manipolabilità da parte del collocatario aprono un´autostrada a chi, vuoi per astiosità, vuoi per interesse di bottega, intenda alienare il figlio all´altro genitore.
La garanzia di una frequentazione equilibrata con entrambi renderebbe molto più difficile il plagio.
Il mantenimento diretto eliminerebbe molte delle ragioni che inducono un genitore ad alienare l´altro.


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