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Cittadella, la Cassazione annulla la sentenza di merito. Leonardo ripreso dalla madre mentre cena

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Cittadella, la Cassazione annulla la sentenza di merito. Leonardo ripreso dalla madre mentre cena
La madre e il padre di Leonardo

21/03/2013 - 10.34

Sulla vicenda di Cittadella si riaccendono i riflettori. Prepotentemente, e con tutta la violenza che questa malagiustizia familiare dei nostri tribunali consente di fare ai genitori senza troppi scrupoli.

La Cassazione, con una sentenza depositata ieri (udienza svolta lo scorso 6 marzo) ha annullato con rinvio (alla Corte d’appello di Brescia) il decreto dei giudici di secondo grado di Venezia. In base a quel provvedimento il 10 ottobre Leonardo era stato prelevato a forza da scuola dalle forze dell’ordine. Il piccolo si era ribellato con tutte le sue forze, il padre l’aveva portato di peso a bordo della vettura della questura con la collaborazione dei poliziotti e del personale dei servizi sociali, fra le urla dei parenti della mamma. La stessa sera il video choc girato dalla zia materna era andato in onda su “Chi l’ha visto?”, e poi la discussione era continuata ad oltranza in TV e nelle aule di tribunale, rivelando tanti (troppi) particolari sulle presunte condizioni di vita del bambino presso la madre, la quale peraltro era decaduta dalla patria potestà per decreto del tribunale.

Così come non ci erano piaciute le modalità con cui Leonardo era stato prelevato a forza dalle autorità e condotto in casa famiglia, non ci piace neanche quanto è successo ieri sera, allorquando la madre del bambino, in forza della sentenza di Cassazione, è andata a riprendersi il figlio.

Ecco la cronaca, così come ce la racconta il quotidiano "Il Mattino di Padova". Appena saputo della decisione, e in attesa del giudizio della Corte d’appello di Brescia (che richiederà molto tempo), la madre e il suo legale si sono diretti a Padova per riprendersi il piccolo, la cui vita è cambiata ancora una volta. Questa volta c'è voluta un'oretta.

Alle 20.45 la madre del piccolo arriva da Cittadella e si dirige nella struttura che ospita suo figlio da cinque mesi. È accompagnata da altri parenti del bambino. Suonano al cancello della casa, il portocino si apre. La donna entra ma esce dopo pochi minuti, il bambino non c'è. «Andiamo a prenderlo a casa del padre» urla, «ma noi abbiamo vinto».

Il clima è teso, volano gli insulti praticamente verso tutte le persone e le istituzioni coinvolte nella vicenda. Compresa la suora che gestisce la struttura, che attacca verbalmente mentre cerca di chiudere la porta. Nella confusione del momento l'anziana rischia anche di scivolare, poi riesce a chiudere il portoncino. La madre a quel punto cerca di aprire il cancello esterno della struttura, che nel frattempo si è richiuso.

Passano altri minuti, per lei interminabili, tanto che pensa di scavalcare la rete del condominio a fianco pur di uscire. «Mio figlio è libero, abbiamo vinto» commenta, «questa notte dormirà nel suo letto. Si devono vergognare ma giustizia è stata fatta. Il tribunale di Roma ha dato una lezione a quello di Venezia. Se penso a quante sofferenze abbiamo passato spero che sia fatta giustizia, la Pas non esiste».

Appena il cancello si riapre la madre e i familiari salgono in auto e si dirigono verso la casa del padre del bambino. Anche qui tutto si svolge in pochi minuti. A raccontare la scena è proprio lui, il padre del piccolo conteso. La voce è calma, ma il dolore è grande. Stava cenando con il figlio e i genitori di lui quando la moglie è arrivata a casa sua. «Ha suonato tutti i campanelli, è entrata e ha preso mio figlio. Io ho chiamato la polizia».

Della sentenza non sa nulla. «Non l'ho vista, non so cosa ci sia scritto. Ma una cosa voglio dirla. Ho un bambino bellissimo e migliaia di padri sono nella mia situazione. Prima mio figlio era arrivato a non parlarmi, ora mi chiama papà. Tutto è cambiato negli ultimi cinque mesi, non appena è stato protetto dal plagio». Intorno alle 22 a casa del padre del piccolo arriva una volante della polizia. Per terra c'è ancora la cartella del bambino, sulla porta un biglietto d'auguri. 

Adesso si profila una delicata questione giuridica, che farà ancora parlare di questa vicenda. La madre, infatti, era già stata dichiarata decaduta dalla potestà genitoriale nel 2009. A che titolo è andata a riprendersi il bambino ?


Fonte: Redazione

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Ci sono 15 commenti


10.59  di sabato 23/03/2013
scritto da  Luigi B.
Sono sconvolto, e´ cosi che si tutela un bambino ?
Non sarebbe stato meglio preparare il bambino a questo nuovo cambio di rotta ?
Presumo che ora ci sia un affido condiviso.
Non sarebbe stato meglio iniziare gradualmente, fino ad arrivare a far poassare al bambino due pomeriggi a settimana e fine settimana alternati, e quello che succede ai padri che si separano lo chiamano condiviso, ma mentre va´ benissimo per un padre che ha la patria potesta´, non va´ bene per una mamma che l´ ha persa.
IO SONO MOLTO PREOCCUPATO PER IL BAMBINO.

00.53  di sabato 23/03/2013
scritto da  Alessandra

Scopro stasera il vostro bel sito, prima di fare il mio commento, vorrei chiedere una cosa tecnica sulla vicenda che si ricollega all´ultima frase dell´articolo: cosa significa in concreto il rimandare a Brescia la questione giudiziaria e in che senso "a che titolo è andata a riprendersi il bambino?"?...dai giornali vari non si capisce che cosa sia stato annullato e chi abbia la patria potestà su questa piccola vittima. Io sto da anni con un uomo che ha un figlio con il quale ho un ottimo rapporto, forse anche "troppo", nel senso che a un certo punto della sua vita mi ha chiesto di amarlo più di quel che competeva al mio ruolo di compagna del papà. Questo bisogno è nato dal fatto che la madre - da cui è partita la decisione di separarsi dal mio compagno (ma con questo non voglio dire che le responsabilità sono solo sue, le cose si fanno in due), risposata e con un altro figlio dal nuovo matrimonio -, a un certo punto è come se avesse dovuto "giustificare" al marito la presenza di questo bambino. Non voglio dilungarmi troppo, perché se dovessi raccontare tutto quel che il piccolo in primis e noi due abbiamo sopportato e stiamo ancora sopportando da lei e dal marito, non basterebbero 20 pagine. Nel corso degli anni il mio compagno si è modificato e tra un´angheria e l´altra ha cercato di non allentare mai la motivazione che nasceva dall´amore per suo figlio. Io che ho una base "femminista", ho compreso cose che prima non sapevo nemmeno lontanamente potessero esistere. In Italia si tende a negare l´esistenza della cosiddetta PAS, perché dire "sindrome" equivale a dire "americanate", ma è innegabile - per chi conosce certe situazioni - che a livello di inconscio collettivo, non si vuol guardare in faccia alla realtà di donne che rinunciano completamente alla cura dei figli pur di operare una vendetta nei confronti degli ex compagni o mariti che siano. Vero è che fino agli anni 70 circa, la patria potestà era solo degli uomini e che le donne contavano meno di zero, ma pare evidente che ci sia stato un ribaltamento giudiziario e sociale che ha delle falle enormi. La gran pena sentita dalla gente per la mamma a cui viene strappato il figlio, fa dimenticare il filo spinato messo dietro al letto del povero Leonardo, dalla famiglia materna, per quando arrivavano le forze dell´ordine a eseguire la sentenza. Opera un oblio sulle maniere plateali e indecenti della zia che urlava anziché calmare il nipote e, allo stesso tempo, girava un video da mettere su internet. Chiunque abbia un minimo di empatia, può immaginare quello che devono essere state le dinamiche della negazione del rapporto padre-figlio per 3 lunghi anni. Eppure, partendo dal mio caso specifico, spesso mi sono ritrovata un muro di gomma che di fronte al racconto sulle crudeltà e pazzie della donna che, purtroppo, mi vedo costretta a sopportare, minimizzava e, in fondo in fondo, non ci credeva. Non esisterà la PAS, ma esiste uno stato mentale che impedisce a certe persone di chiudere un ciclo e di rifarsi una vita senza molestare il prossimo e senza rovinare l´esistenza dei propri figli, facendo veri e propri lavaggi del cervello, interrogatori, ricatti affettivi e dispetti di ogni genere. Perché non tentare di risolvere queste situazioni ammettendo che c´è qualcosa di profondamente sbagliato in questa mentalità. Un capitolo a parte andrebbe approfondito sulla mia "categoria" (compagni e compagne dei genitori), che in qualche modo invadiamo l´esistenza di questi piccoli, arrivati prima di noi e assolutamente innocenti. Quanta sofferenza bisognerà patire prima che questa società impari a tutelare l´infanzia come si deve? Chiedo venia per lo sfogo e grazie del lavoro che fate. Alex


00.14  di sabato 23/03/2013
scritto da  A che titolo?
A titolo della Cassazione. E del buonsenso prima di lei

23.12  di venerd├Č 22/03/2013
scritto da  Francesco g.
Ormai non c´├Ę rimasto che rivolgerci alla corte di Strasburgo...e non affidandoci ad avvocati che ormai in Italia si sono dimostrati tutto,tranne che attenti alle problematiche della famiglia,ma ad associazioni come ADIANTUM. P.s.: quanto meno avremo risarcito il danno e avremo una vittoria...

20.00  di venerd├Č 22/03/2013
scritto da  raffaele bottacchi
Ma infatti....

"La madre, infatti, era gi├á stata dichiarata decaduta dalla potest├á genitoriale nel 2009. A che titolo ├Ę andata a riprendersi il bambino?"

la Legge vale solo per gli uomini ├Ę un pezzo che l´abbiamo capito tutti.





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