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Trento, una vicenda di affidamento rivela imbarazzanti conflitti di interesse. Assessore si defila

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Trento, una vicenda di affidamento rivela imbarazzanti conflitti di interesse. Assessore si defila
Il consiglio comunale di Trento

01/03/2013 - 11.13

Il tribunale penale di Trento ha condannato un uomo per lesioni personali sulla ex moglie e sulle figlie. La vicenda era già salita agli onori delle cronache per il fatto che le bambine erano state affidate al padre nonostante il rinvio a giudizio per reati violenti. Purtroppo, nonostante le segnalazioni inviate al tribunale e alle autorità, le bambine sono tutt'oggi assegnate al padre.

Ma veniamo alla vicenda. Nel 2009, a seguito di una separazione conflittuale, il tribunale decide di chiedere una consulenza tecnica d'ufficio che verifichi le capacità genitoriali della coppia. Secondo i periti, la madre, senza alcun reale fondamento pregiudizievole come affermato in seguito in un parere proveritate, viene considerata "pazza", tanto che il giudice della separazione la considera malata psichiatrica e allontana le figlie dalle sue cure. La diagnosi poi smentita ufficialmente dal Centro di salute mentale di riferimento. Il padre, nonostante le accuse di violenza, viene considerato idoneo.

Ma il tempo restituisce sempre i dettagli delle vicende, e dove non arriva un giudice spesso arrivano gli stessi genitori. Infatti, ben presto si sarebbe scoperto che l'avvocato del marito e la consulente tecnica d'ufficio erano legate da uno stretto rapporto di collaborazione: l'avvocato era la vicepresidente di un'associazione di tutela dell'infanzia, mentre la dott.ssa che ha fatto la perizia era la presidente della stessa associazione. Pare che alcune sedute siano sta effettuate con questa dottoressa presso la sede dell'associazione dell'avvocato dell'ex marito.

Questa vicenda è stata anche segnalata all'Ordine degli psicologi e all'Ordine degli avvocati, ma ancora nessuno ha ancora mosso un dito.

Purtroppo non è tutto. Recentemente pare che la figlia Maria (nome di fantasia), dopo aver visto in televisione il caso di Cittadella trasmesso a "Pomeriggio Cinque", abbia iniziato a chiedere, con insistenza, di essere ascoltata. Dopo aver manifestato allo psicologo la sua intenzione di stare con la mamma, ha persino scritto una lettera al giudice in occasione dello scorso Natale.

L'assistente sociale, invece di ascoltare e cercare di comprendere il gesto della bambina, avrebbe minacciato al telefono un invio in casa famiglia qualora non fosse tornata dal papà. Il telefono era in viva voce, e pare che le minacce siano state ascoltate anche da due carabinieri attoniti. La vicenda è anche stata denunciata pubblicamente da Paolo Del Debbio durante la trasmissione Mattino Cinque, nel corso della quale Franca Bonin, vicepresidente del Consiglio nazionale dell'Ordine degli Assistenti sociali ha consigliato alla mamma di denunciare i fatti all'Ordine degli assistenti sociali.

Anche questa denuncia è stata puntualmente fatta, ma ancora nessuna risposta dalle istituzioni.

Fortunatamente l'assistente sociale è stata sollevata dal caso (anche se pare operi ancora nel settore dei minorenni). I servizi sociali della comunità di Valle hanno rimesso il mandato a un'altra comunità che purtroppo non ha accettato il mandato per la presenza nei suoi ranghi della sorella dell'ex marito della donna (che è un'assistente sociale per i minorenni). Il dirigente dei servizi sociali provinciali si è impegnato a trovare un servizio che non presenti dei dubbi di imparzialità, ma finora non è stato trovato nulla. Pertanto, questa famiglia si trova ora senza alcuna assistenza, e a questo proposito la delegata di Adiantum per i rapporti con gli enti locali, Gabriella Maffioletti, ha ritenuto necessario inviare una nota al dirigente provinciale dei servizi sociali affinché risolva rapidamente questa mancanza.

Ieri, infine, l'ultima nota dolente della vicenda: l'Assessore alle politiche sociali di Trento, Violetta Plotegher, rispondendo a un'interrogazione del consigliere Maffioletti, si è sostanzialmente defilata declinando qualsiasi responsabilità dell'amministrazione e non intraprendendo di fatto nessuna misura sulle segnalazioni presentate, sebbene abbia ammesso che almeno due assistenti sociali di Trento hanno fatto dei corsi di formazione presso l'associazione stessa.

Com'è possibile che tanti soggetti, enti e istituzioni abbiano potuto tollerare per anni - e continuino a tollerare - queste ingiustizie e conflitti di interesse? Dove sono i soggetti e gli enti tenuti al controllo? Perché l'assistente sociale non è nemmeno stata sospesa? E, infine, perché l'Assessore non si interessa a controllare fino in fondo l'operato di quell'associazione?


Fonte: Redazione

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Ci sono 2 commenti


20.31  di giovedì 07/03/2013
scritto da  Ivana Chemolli
Ă© una delle piĂą grandi vergogne umane del nostro civilissimo paese. Nessuno e in nome di niente può dividere le madri dai figli. Nessuno ha in tasca la ricetta del genitore giusto, i genitori si possono, si debbono aiutare ma non separarli dai figli per affidarli, quando va bene, ad un´istituzione che non ha niente di casa ne di famiglia anche se spesso se ne fregiano del nome.
Ah..... la pazzia! Ad una madre, alla quale è stato tolto il figlio perchè una perizia l´ha definita pazza o border line,cioè il suo comportamento non corrisponde ai dettami del branco,non fosse pazza o narcisista o border line,(parole che corrono quasi sempre sulle perizie in questi casi) pazza lo diverrebbe davvero, ma dal dolore. Un sostegno psicologico, culturale e fisico mirato, costerebbe molto meno e darebbe certamente frutti migliori evitando sofferenze e distruzioni umane. Sono tanto offesa, umiliata, negata come donna, come madre, come essere umano che vorrei tanto fossero mandati a casa, tutti;quelli che fanno le leggi, quelli che le amministrano e quelli che le applicano. Sono marci! e domani, festa della donna,dimostriamo di essere donne unite, facciamo qualcosa, rifiutiamoci di andare in giro a festeggiare il giorno di una tragedia che molti anni fa vide morire persone perchè donne.

16.30  di giovedì 07/03/2013
scritto da  una madre di Messina
LACRIME DI BIMBA

Nessuno asciuga le lacrime di
bimba, il suo pianto si perde
nell’eco del tempo che
scorre incurante, lasciando
ferite nascoste, profonde, aperte
per un amore inadeguato,
per una giustizia indifferente
che sente senza ascoltare,
che vede senza guardare,
che tappa la bocca pure
ad una mamma che prova
a chiedere aiuto…

E tutto sprofonda
nell’oblio.
Questa poesia l´ho diffusa nel Palazzo di Giustizia di Messina dinnanzi all´ennesima richiesta di archiviazione del danno (certo e dimostrato) subito da mia figlia.
Ecco cosa scrive una richiesta di archiviazione della Procura di Messina, nonostante sia emerso dalla perizia del CTU e dalle visite neuropsichiatriche che mia figlia ha subito un maltrattamento denominato ipercura, attuato dal padre per colpire me.
"alcun dubbio vi è sulla verificazione degli episodi oggetto delle plurime denunce della (madre) e consistenti nelle ispezioni corporali poste in essere nell’anno 2009 dal (padre) sulla figlia per constatare la presenza della ragade anale: posto questo tuttavia tali episodi vanno correttamente inquadrati dal punto di vista tecnico giuridico non giĂ  quali manifestazioni della condotta di maltrattamenti posti in essere ai danni di (figlia), bensì nella diversa fattispecie di cui all’art. 612 bis c.p. posta in essere dall’uomo ai danni tanto della piccola quanto a monte della ex compagna." Questo perchè il padre di mia figlia la ispezionava fisicamente con l´intento di trovare in essa tracce di maltrattamento da parte mia, mentre egli, con tali azioni, nell´intento di colpire me, le ha causato un danno, mettendo in atto un maltrattamento denominato ipercura. Infatti mi tormentava di telegrammi e raccomandate, dicendomi che ero una madre incapace, ed ispezionava la bambina con l´intento di trovare un segno per colpevolizzarmi. Ma è mia figlia che per anni ha pianto, mentre io, sentendola piangere, ho sofferto immensamente. Quindi, vista la mia esperienza e le lacrime versate da mia figlia, invito tutti i padri e madri separati a non strumentalizzare i figli perchè sono loro che subiscono veramente il danno.


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