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La malagiustizia minorile in Italia: dal falso Condiviso alla sentenza Lombardo

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La malagiustizia minorile in Italia: dal falso Condiviso alla sentenza Lombardo
Marco Valerio Verni

17/02/2013 - 12.41

di Marco Valerio Verni - L’Italia ha subito l’ennesima condanna  da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, questa volta in materia di diritto di famiglia. L’ormai nota sentenza Lombardo ( ricorso n. 25704/11) ha sancito dei principi che, in teoria, dovevano essere scontati, specie in quella che viene definita la culla del diritto: ma, in quella culla, il diritto pare poi esservisi addormentato.

Concetti, quelli espressi dalla Corte, che pesano come macigni sulla nostra giurisprudenza, troppo spesso legata a vecchi stereotipi normativi, e su apparati della nostra pubblica amministrazione (alias, Servizi Sociali) che costituiscono un altro punctum dolens della nostra quotidianità.

Ad avviso dei giudici europei, gli Stati  devono mettere in atto tutte le misure idonee a consentire un'attuazione effettiva del diritto alla vita familiare, tenendo conto dell'interesse superiore del minore; che, d’altro canto, deve essere garantito anche in base alla Convenzione di New York del 1989 sui diritti del fanciullo.

Nelle questioni di diritto di famiglia, poi, l’adeguatezza delle misure adottate dalle autorità si misura in base alla rapidità di esecuzione delle decisioni giudiziarie; misure che devono essere scelte e modulate secondo le caratteristiche del caso di specie, e non, invece, in maniera automatica e, come si diceva più sopra, stereotipata.

Diversamente, il rapporto genitoriale, che dovrebbe essere costantemente alimentato, rischia di venire definitivamente compromesso. E, tra le righe, la bocciatura implicita della forte litigiosità dei coniugi quale motivo di affidamento esclusivo (o prevalente) ad uno di essi (quasi sempre la madre), troppo spesso adottato dalla nostra Corte di Cassazione (“91. La Corte riconosce che le autorità in questo caso sono state di fronte a una situazione molto difficile, a causa delle tensioni tra i genitori  del bambino. Tuttavia, la mancanza di cooperazione tra i genitori separati non è sufficiente ad impedirei alle autorità competenti di attuare tutti i mezzi possibili per consentire il mantenimento dei legami familiari..”).

Ci voleva la condanna europea per esplicitare concetti che, come si accennava più sopra, dovrebbero essere naturali?

Pare di sì, ma d‘altronde è lo specchio della nostra realtà, nella quale, nonostante le condanne, nessuno paga. O meglio, pagano solo i più deboli. D’altronde, il passato governo, sia quello legittimamente eletto, sia quello succedutogli, non sono stati capaci di fare riforme vere e concrete nel campo della giustizia e del diritto di famiglia, per fermarci a questi settori.

Nel primo, non si è fatto nulla in merito alla responsabilità diretta dei magistrati, così come sulla lungaggine dei processi e sul numero impressionante di prescrizioni (inquietante è la proposta di alcuni magistrati che, ora candidatisi in politica, offrono come soluzione quella di allungare i tempi –prescrizionali, appunto-, piuttosto che incentivare la rapidità degli stessi), né, tantomeno, sulla separazione delle carriere. O, last but not least, sul problema, vergognoso, del sovraffollamento carcerario.

Nel secondo, se si eccettua l’importante equiparazione dei figli naturali a quelli legittimi, non si è completato l’iter parlamentare del c.d. affido condiviso bis che, si badi, doveva intervenire, a sua volta, a correggere delle applicazioni giurisprudenziali  totalmente divergenti dal dettato legislativo in materia, licenziato dalle Camere nel 2006 (Legge n.54).

Eppure, ed è questo un ulteriore tassello (qualora ve ne fosse stato bisogno) che dovrebbe spingere ad una definitiva applicazione del principio della bi-genitorialità e ad una ferma condanna dei relativi detrattori, anche la Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale si è schierata a favore dell’affido condiviso (nel senso vero, materiale, della parola) e/o alternato. “La custodia condivisa migliora lo status psichico e fisico dei figli”, ha sottolineato il Dottor Piercarlo Salari, Pediatra Consultorio Familiare Milano e Componente SIPPS, “come dimostrano i risultati congiunti di numerose e affidabili ricerche scientifiche, il coinvolgimento di entrambi i genitori nella crescita del figlio migliora lo sviluppo cognitivo, riduce i problemi di carattere psicologico, riduce l’insorgenza di problemi comportamentali nell’età adolescenziale”.

E ciò dopo che, come già detto altrove, anche il Collegio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi si era espresso in tal senso.

Speriamo che, con un nuovo governo alle porte, la politica metta davvero fine a questi scempi che, oltre ad annichilire principi giuridici universalmente riconosciuti nella società occidentale, offendono la dignità delle persone e compromettono seriamente il futuro dei bambini.

                                                                                               

Avv. Marco Valerio Verni


Fonte: Redazione

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Ci sono 4 commenti


16.00  di lunedì 18/03/2013
scritto da  cippy
piĂą che parlare di ´strapotere dei servizi sociali´ (i servizi sociali sono indispensabili in uno stato sociale e democratico. Certo si potrebbe parlare di una maggiore formazione e di maggiore controllo per gli ass.sociali) parlerei piuttosto di una giustizia minorile da riformare soprattutto in base alle indicazioni della CEDU, bi-genitorialitĂ  e interesse supremo del minore.

15.59  di giovedì 07/03/2013
scritto da  una madre
LACRIME DI BIMBA

Nessuno asciuga le lacrime di
bimba, il suo pianto si perde
nell’eco del tempo che
scorre incurante, lasciando
ferite nascoste, profonde, aperte
per un amore inadeguato,
per una giustizia indifferente
che sente senza ascoltare,
che vede senza guardare,
che tappa la bocca pure
ad una mamma che prova
a chiedere aiuto…

E tutto sprofonda
nell’oblio.
Questa poesia l´ho diffusa nel Palazzo di Giustizia di Messina dinnanzi all´ennesima richiesta di archiviazione del danno (certo e dimostrato) subito da mia figlia.
Ecco cosa scrive una richiesta di archiviazione della Procura di Messina, nonostante sia emerso dalla perizia del CTU e dalle visite neuropsichiatriche che mia figlia ha subito un maltrattamento denominato ipercura, attuato dal padre per colpire me.
"alcun dubbio vi è sulla verificazione degli episodi oggetto delle plurime denunce della (madre) e consistenti nelle ispezioni corporali poste in essere nell’anno 2009 dal (padre) sulla figlia per constatare la presenza della ragade anale: posto questo tuttavia tali episodi vanno correttamente inquadrati dal punto di vista tecnico giuridico non giĂ  quali manifestazioni della condotta di maltrattamenti posti in essere ai danni di (figlia), bensì nella diversa fattispecie di cui all’art. 612 bis c.p. posta in essere dall’uomo ai danni tanto della piccola quanto a monte della ex compagna." Questo perchè il padre di mia figlia la ispezionava fisicamente con l´intento di trovare in essa tracce di maltrattamento da parte mia, mentre egli, con tali azioni, le ha causato un danno. Quindi, vista la mia esperienza e le lacrime versate da mia figlia, invito tutti i padri e madri separati a non strumentalizzare i figli perchè sono loro che subiscono veramente il danno.

15.00  di martedì 19/02/2013
scritto da  a Rossella
COncordo. Purtroppo la malagiustizia nasce da lì...

http://comeulisse.blogspot.it/2013/02/note-alla-formula-dellingiustizia.html


11.26  di lunedì 18/02/2013
scritto da  rossella guzzetta
Togliete lo strapotere ai servizi sociali...........


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