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Brindisi, sospeso il sequestro di Stato. Il bambino si ribella e la ragione, per ora, prevale

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Brindisi, sospeso il sequestro di Stato. Il bambino si ribella e la ragione, per ora, prevale
Francesco Cellie e suo figlio

11/02/2013 - 14.49

Frenetici sviluppi sul caso del bambino di Tuturano (Brindisi), che il tribunale dei minori di Taranto vuole collocato in casa famiglia nonostante risieda col padre già da sette mesi e la circostanza non costituisca alcun pregiudizio.

Da un momento all'altro era atteso il tentativo di "prelievo" del minore, ma in mattinata Francesco Cellie aveva ricevuto una notifica a presentarsi presso la questura ai sensi dell'art. 650 c.p.. Chi conosce le prassi adottate in questi casi, la convocazione non faceva presagire nulla di buono. Spesso, infatti, è un espediente per allontanare temporaneamente i genitori "recalcitranti" dalla prossimità con i figli oggetto di un decreto di allontanamento, e consentire il prelievo senza che vengano opposte sufficienti resistenze.

A prescindere dalle reali intenzioni sottese alla richiesta di comparizione, le cose sono andate in modo imprevisto. Il padre si è presentato regolarmente dalle forze dell'ordine, ma ha sollecitato una visita presso il domicilio del bambino per far render conto della situazione agli operatori. E così, un assistente sociale e due funzionari in borghese si sono presentati al cospetto del figlio, il quale, tra le altre cose, avrebbe affermato "...ma se un bambino come me deve per forza andare in casa famiglia, i giudici non potrebbero andare in manicomio?...".

Non sappiamo se sia stata questa frase, spontanea e determinata, a convincere le autorità a desistere, ma per oggi il sequestro di stato non è andato in onda. Domani verrà redatto un verbale e la palla passerà nuovamente al tribunale.

Ciò che è certo è che la cosa non si chiude qui.

 

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Salvo sorprese dell'ultima ora, l'epilogo della vicenda che ha come protagonisti Francesco Cellie e suo figlio sembra scontato: il ricovero del bambino nello "splendido soggiorno" in casa famiglia - deciso nonostante il legame con il padre appaia a tutti saldo e privo da qualunque condizionamento - è un fatto ineluttabile a cui, ormai, il papà non può opporsi senza incorrere in pensanti strascichi giudiziari.

Paradossalmente, solo il bambino può fare la differenza, e la sua determinazione segnare un solco tra l'esecuzione del provvedimento e la sua sospensione. Come ci hanno insegnato recenti episodi di malagiustizia familiare, in Italia oggi è possibile anche trascinare un ragazzino per le gambe e forzare il suo allontanamento dalla residenza abituale, e quelle immagini così coinvolgenti suonano oggi come un monito per quei genitori che si oppongono alla inciviltà di certe decisioni.

Eppure - bisogna dirlo - le differenze con il caso di Cittadella, in questa vicenda, sono enormi. Intanto, dopo i racconti del bambino sui presunti maltrattamenti in ambiente materno, era stato disposto l'affidamento al padre, il quale non si è mai opposto agli incontri tra figlio e madre dichiarando in ogni occasione che avrebbe garantito al bambino di potersi relazionare adeguatamente con la mamma. Al minore, inoltre, pur di ostacolare un così "strano" affidamento, non è stato consentito di poter frequentare la scuola (neanche un giorno) a causa dell'ostruzionismo di una dirigente scolastica che, sulla base di una semplice diffida della madre si è rifiutata di rilasciare il nulla-osta per il trasferimento presso la scuola sita nella città del padre, opponendosi così ad un provvedimento del giudice che, a ben vedere, supera qualunque diffida di parte.

Un basso espediente, quello del mancato nulla-osta, che aveva come obiettivo il ritorno del bambino nella città della madre, sede della scuola dove risultava iscritto prima di diventare un "non-scolaro". E indovinate dove sarebbe finito il figlio ? 

Ancora, pare che il bambino sia stato sentito, informalmente e formalmente, da numerosi operatori, ai quali ha ribadito in diverse occasioni - con convinzione e linguaggio adeguato alla sua età - tutte le motivazioni che gli facevano preferire la residenza presso il papà. Adesso sta a lui, se ne avrà la forza, ribellarsi al provvedimento e urlare, strepitare, rifiutarsi categoricamente di andare con le forze dell'ordine che, prima o poi, torneranno.

L'unica consolazione è che, grazie alla dirigente scolastica "troppo zelante", non potranno prelevarlo direttamente a scuola....

Ai più, questo provvedimento appare come una punizione comminata proprio al figlio, reo di essere "troppo adulto" per la sua età (10 anni) e sorprendentemente determinato, per nulla "plagiato". Calcisticamente parlando, l'arbitro (il giudice) ha fischiato un "fallo da confusione in area": non sa dove stia la ragione - perchè nè lui nè gli assistenti sociali ne hanno le competenze per capirlo - e così fischia un fallo inesistente sperando che nella mischia tutti i giocatori abbiano commesso una scorrettezza e, pertanto, accettino stoicamente la decisione.

Non è così, però, in questa brutta storia pugliese di malagiustizia familiare. 

In un campo da calcio, il giudice-arbitro macina chilometri nell'arco dei 90 minuti, e si da da fare per essere sempre vicino all'azione. Nel tribunale dei minori di Taranto, i magistrati lucidano una sedia con il proprio fondoschiena e non staccano i propri quarti dalla scrivania. Al pomeriggio, escono dal palazzaccio e si avviano lentamente a casa, dove possono godersi tutto quell'agio che noi, con le nostre tasse, garantiamo con puntualità.


Fonte: Redazione

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Ci sono 19 commenti


13.21  di mercoledì 20/02/2013
scritto da  stefy
Speriamo in bene che il povero Bimbo riesca a "salvarsi" definitivamente....
Sto leggendo ultimanente che con la norma che ha aggiornato il diritto di famiglia, emanata in dicembre, oltre a ritenere di uguali diritti i figli legittimi e i figli naturali, è stata aggiunta la norma che prevede il diritto del minore ad essere ascoltato per ogni situazione legale che lo riguarda, in particolar modo nelle separazioni e divorzi dove i genitori si contendono i figli.
Perchè non applicano subito questa norma al Bimbo di Torturano? Perchè non ascoltano il suo più grande desiderio di vivere con il padre, dal momento che padre e figlio hanno un ottimo rapporto, e che il padre viene ritenuto genitore idoneo? Perchè si deve pensare di rinchiudere il bambino in una casa famiglia?
Perchè Lorenzo di Cittadella è invece stato rinchiuso in una casa famiglia e così anche tanti e tanti altri minorenni????
A mio avviso in casa famiglia dovrebbero essere inseriti i minorenni orfani senza genitori e senza una rete parentale che sia in grado di poter crescere il minore. Dovrebbero essere inseriti i figli di genitori tossicodipendenti, oppure alcolizzati, oppure abusatori di abusi fisici e/o psichici, oppure figli che vivono con genitori in totale stato di abbandono fisico e morale. Oppure in tutti quei casi in cui i genitori, ma solo entrambi, hanno problemi gravi che non gli permettono di crescere i figli. Ma questi problemi non possono essere di natura economica, perchè si sa che con la crisi ogni giorno migliaia di persone perdono il posto di lavoro non perchè non vogliono lavorare ma perchè la loro azienda ha chiuso. Che c´entrano i figli che vengono strappati dalle loro famiglie perchè si fa fatica ad arrivare alla fine del mese?
Quando ci sono dei litigi durante le separazioni, i figli non dovrebbero essere mandati in casa famiglia, perchè è uno shock che si porteranno dietro per il resto della loro vita e non è la soluzione migliore.
Ecco, adesso che la norma è stata ribadita, perchè non si riprendono uno per uno ogni minore che è stato rinchiuso in casa famiglia per colpa di una separazione conflittuale (la Pas è stata accertata che non esiste), lo si ascolta uno ad uno, si sente se piange e si dispera (e come pensare che sia il contrario) perchè vuole tornare a casa dalla propria mamma?
Io impazzirei se mio figlio dall´oggi al domani venisse rinchiusa in casa famiglia solamente perchè il mio ex marito, campione per non avere mai fatto il padre da anni a causa della sua volonterosa malattia della tossicodipendenza, ora che si sente guarito pretende di esercitare i suoi diritti di padre???
Mio figlio non lo vuole vedere e non gli vuole bene. E´ normale, anche la CTU l´ha confermato....
La tutela del minore è la prima regola che i giudici devono applicare...ascoltarli veramente nei loro bisogni e nei loro sentimenti.
E se i minori sono in grado di definire una preferenza con chi vuole andare a vivere e se l´altro genitore vuole continuare a vederlo oppure no, i giudici devono ascoltare queste richieste. Perchè non sono capricci infantili, ma sono i reali sentimenti più profondi che il minore ha nel suo cuore.

20.54  di lunedì 18/02/2013
scritto da  Gianna caviglia
Continuo a ribadire che ci vuole una forza politica, che in parlamento regolamenti immediatamente le leggi esistenti, che non vengono assolutamente tenute in considerazione. Troppo spesso i giudici e ancora più, gli assistenti sociali, godono nell´agire a discapito delle famiglie solo per il gusto di provare quel potere di onnipotenza che gli viene garantito dai giudici stessi, dobbiamo dire basta!!!! A questi soprusi , a queste prepotenze, sono solo persone frustrate, arroganti che godono nell´agire per infliggere sofferenza...e non gliene importa nulla!!!! Troppo spesso si riempiono la bocca per dire che loro salvano i bambini, ma allora io mi chiedo: come mai, la maggioranza dei ragazzi che hanno subito un intervento di questo tipo, una volta divenuti adulti , mostrano segni di disagio profondo dovuto all´allontanamento della famiglia???? Ne conosco parecchi che nutrono odio profondo verso gli assistenti che si sono nel tempo occupati di loro.IL SISTEMA FA CILECCA INOLTRE GLI INTERESSI NASCOSTI TROPPO SPESSO SONO I SOLDI, non il benessere dei minori!!! SI SALVAGUARDANO IL POSTO DI LAVORO SULLE SPALLE DEI RAGAZZI!! VERGOGNA!!!!

15.35  di venerdì 15/02/2013
scritto da  attenti al fattore fattucchiera
La formula dell´ingiustizia famigliare....

http://comeulisse.blogspot.it/2013/02/note-alla-formula-dellingiustizia.html

10.14  di venerdì 15/02/2013
scritto da  AlessandroMB
Auguro tanta serenità a quella famiglia (padre e figlio), ma temo l´orgoglio dei giudici che nei fatti da anni dimostrano di non fregargliene nulla del bene dei bambini, anzi sembra vogliano accanirsi per rovinargli la vita per sempre!
Giudici sbugiardati da un bambino? ce li vedete? ci credete?
Sarebbe un piccolo sogno che spero che si avveri ...........

10.07  di venerdì 15/02/2013
scritto da  Carlo Zeuli
L´Italia è sempre più simile ad uno stato bulgaro in cui sono perseguiti i fini autoreferenziali dei soviet governativi e sempre più perseguitati i cittadini. Si tratta di schiavitù di stato dittatoriale. L´esercizio della democrazia consiste nell´avere rappresentanze proporzionali di ogni categoria in parlamento, nel senso pluralista del termine. Ciò non avviene. In Parlamento ci sono troppi giudici, economisti della più fumosa finanza e avvocati. Non ci sono casalinghe, padri separati, operai, ecc. Rifiuto il concetto di stato democratico per l´Italia. Solo una sana ribellione civile (da non confondere con assonanze partitiche) assicurerà il ripristino del controllo democratico del paese. Maledette caste. Molto saggio il figlio di Francesco Cellie: manicomi per giudici pervicaci che vogliono incarcerare i bambini in galere sotto mentite spoglie.


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