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Se una bambina insegna ad un assistente sociale come si tutela un minore...

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Se una bambina insegna ad un assistente sociale come si tutela un minore...
Gabriella Maffioletti

20/01/2013 - 14.00

Abbiamo assistito alla recente trasmissione di Canale Cinque sulle bambine trentine che hanno scritto una lettera accorata al giudice, e tutti abbiamo letto gli articoli apparsi sulla stampa locale e sulla Rete, ma c’è una cosa che ci colpisce molto, oltre alle minacce di un’assistente sociale verso una bambina, che forse non è stata colta appieno.

Mi riferisco al colloquio tra la bambina e l’assistente sociale. La bambina inizia dicendo: ”Ho capito che io dovrei essere ascoltata, però fino adesso non mi hanno mai ascoltata. … sono io che sto male mica loro”.  L’assistente sociale replica: “I grandi sanno già cosa è meglio per un minore, per i bambini”. E la bambina: “Però fino adesso non l’hanno capito però”.

La Convenzione di New York ha fatto un enorme passo avanti nella tutela dei minori affermando il loro diritto ad essere ascoltati. Purtroppo, nonostante sia stata ratificata dall’Italia, essa è spesso disapplicata. Nel caso di specie l’affermazione secondo cui  “i grandi sanno già che cosa è meglio per un minore” si scontra frontalmente con l’affermazione “...fino adesso non l’hanno capito però...”.

Quale delle due prevale, nella logica e nella procedura ?

Per un reale ascolto del minore è necessario ascoltare ciò che lui dice, senza il pregiudizio di sapere già quello che è giusto per lui. Non è un caso che l’assistente sociale si sia lasciata andare e abbia minacciato la bambina, proprio perché influenzata dalla cultura coercitiva e totalitarista tipica di chi crede di avere tutte le risposte e non è in grado di accogliere e ascoltare l’altro. Molte situazioni si potrebbero risolvere ascoltando semplicemente i bambini. Per fortuna le cose stanno cambiando in tal senso, nonostante alcune fosse di arretratezza culturale come quella evidenziata dalla vicenda.

Quando si entra nel campo delle problematiche relative alla conflittualità tra genitori separati, spesso le valutazioni e le perizie psicologiche o psichiatriche di “presunta pericolosità” dei genitori si tramutano nell’allontanamento coatto dei minori. Non per reale pericolosità, ma solo presunta, per di più in vista di ipotizzabili e meramente eventuali problemi futuri.  Persino il Presidente del Tribunale dei minorenni di Roma, durante un’audizione parlamentare, ha parlato di minori che vivendo in famiglie disagiate poi diventano ragazzi difficili che assumono droghe, delinquono, ecc. confermando di fatto la possibilità di togliere i bambini non per pericoli attuali ma possibili problemi futuri. Un concetto prettamente psichiatrico.  E mi pare che la vicenda nasca proprio da una consulenza psichiatrica di ben tre anni fa, peraltro viziata da un possibile conflitto di interessi come ho avuto modo di affermare in una mia interrogazione che non ha ancora ricevuto risposta.

E a questo proposito, nel corso del convegno “Mai più un bambino…” tenuto presso la Camera dei deputati il 21 dicembre scorso, il Giudice Francesco Morcavallo del Tribunale di Bologna ha affermato che spesso i giudici minorili sono “in vacanza” e non fanno un’istruttoria adeguata. Spesso c’è un appiattimento del Tribunale sulle relazioni dei servizi sociali e sulle perizie psichiatriche. Tutto ciò, sommato ai tempi insostenibili della giustizia familiare, si tramuta in sofferenze inammissibili quando ci si occupa di minori sottratti e di famiglia.

Perché il giudice di Trento non ha sentito direttamente la bambina? Perché ha emesso una sentenza senza valutare gli ultimi sviluppi della vicenda?

Quando si ha a che fare con la giustizia minorile e con i bambini è necessario un salto di qualità. Dopo l’increscioso incidente denunciato, mi è stato riferito che i servizi sociali in oggetto hanno intrapreso delle azioni positive e stanno continuando sulla strada corretta verso una maggiore tolleranza e ascolto. Mi auguro che continuino così e che questa vicenda possa essere utile per rimuovere le mele marce e cambiare la cultura della giustizia minorile.

 

Gabriella Maffioletti          

Delegata Nazionale ADIANTUM per i rapporti con gli enti locali


Fonte: Redazione

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Ci sono 7 commenti


16.09  di lunedý 19/08/2013
scritto da  Silvio Pammelati
ctu: "si avvinghia al collo del padre per paura di perderlo"
conclusione "visite protette una volta a settimana"

18.20  di venerd├Č 14/06/2013
scritto da  Silvio Pammelati
CTU: Gli Incontri con Elena
"...poco prima di andare via la bambina si avvinghia al collo del padre per paura di non vederlo piu".
Conclusione: "Spazi protetti una volta a settimana"

20.25  di marted├Č 12/03/2013
scritto da  McMurphyatched
CTU: Gli Incontri con Elena
"...poco prima di andare via la bambina si avvinghia al collo del padre per paura di non vederlo piu".
Conclusione: "Spazi protetti una volta a settimana"

08.47  di mercoled├Č 13/02/2013
scritto da  Pierpaolo Poldrugo
Il minore ha il diritto di essere ascoltato .... solo quando dice ci├▓ che il giudice vuole.
├ł l├Č che c´├Ę il marcio; ├Ę inutile andare a cercare altrove.

12.33  di mercoled├Č 30/01/2013
scritto da  dany
per "una madre": quanti soldi ti paga di mantenimento il tuo ex compagno per poche ore con sua figlia? quanti soldi gli hai chiesto per la gita e per tutti gli altri extra? quante volte hai detto no quando ├Ę stato lui a chiederti dei favori? meditate donne...meditate, se seminate vento raccoglierete tempesta! e con questo non voglio giustificare il mettere in mezzo i figli in questioni di rancore tra i genitori, ma purtroppo ├Ę inevitabile!


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