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La PAS e la rabbia - di Rita Rossi

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La PAS e la rabbia  - di Rita Rossi
Rita Rossi

11/10/2012 - 21.55

Inutile dire che la vicenda del bambino padovano prelevato dai Servizi con l’uso della forza pubblica colpisce per la sua drammaticità. Una volta tanto, però, la ‘colpa’ non può essere data né ai giudici, né agli operatori, né alle forze dell’ordine.

Dalle notizie diffuse sui media (le sole in base alla quale è possibile esprimersi al riguardo), risulta che era stata accertata a carico del bambino una sindrome di alienazione genitoriale, attribuibile a responsabilità della madre (non è possibile dire se consapevole o meno, ma non è questo il dato che conta).

Gli effetti della sindrome (cd. PAS) consistono nel rifiuto del bambino di incontrare e frequentare il genitore cd. alienato. Il solo rimedio efficace per ripristinare il rapporto tra genitore rifiutato e figlio è, purtroppo, un rimedio forte: il bambino, su ordine del giudice, viene trasferito in un ambiente neutro per un certo periodo di tempo, durante il quale vengono ripristinati gradualmente i rapporti con il genitore alienato. Non lo si può evitare, perché se il bambino venisse mantenuto nell’ambiente a lui consueto, dove l’alienazione si è insediata, ogni tentativo risulterebbe vano.

Proprio perché il rimedio consiste in una misura forte, i giudici italiani, fino ad oggi, si sono mostrati piuttosto riiluttanti a riconoscere l'esistenza stessa della PAS. Il fatto è che il fenomeno esiste ed è in aumento, e occorrono rimedi per evitare che un bambino venga privato dell’affetto e delel cure di entrambi i genitori.

La Corte d’appello di Venezia ha avuto il coraggio di ammettere l’esistenza della tanto vituperata sindrome e ha stabilito che si dovesse passare ai rimedi. La forza pubblica si è poi resa indispensabile perché mesi e mesi di tentativi bonari per prelevare il bambino erano falliti, a causa – a quanto pare – della mancanza di collaborazione da parte della madre.

Il video, poi, diffuso sulla rete ha fatto sì che l’asprezza della scena divenisse di dominio comune; ma, quel video mostra la resistenza passiva del bambino, e le grida e offese rivolte dalla zia materna agli operatori. 

Ebbene, possiamo dire che l’atteggiamento di quella zia sia stato adeguato a preservare la serenità del bambino? O piuttosto, se la donna avesse evitato di aggravare la situazione, tutto si sarebbe svolto senza tanta sofferenza?

Non credo sia giusto sputare sentenze, quando non si conoscono i retroscena e non si hanno elementi per accordare correttamente la ragione e il torto.

Un’ultima considerazione: è noto a molti (se non a tutti) che i bambini vengono sottratti alle famiglie dai servizi sociali anche con l’uso della forza pubblica, su ordine del giudice minorile; e ciò avviene anche allorchè non vi siano prove certe sulla inadeguatezza dei genitori: eppure, questi casi non fanno scandalo.


Fonte: Redazione

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Ci sono 14 commenti


12.52  di martedì 23/10/2012
scritto da  Francesco
Vorrei ricordare alla signora rossi che la pds e solo una teoria non riconosciuta da nessuna comunità scientifica non ci sono studi ne altro quindi la cosiddetta cura da voi inventata che consiste nel segregare un bambino privandolo di tutti i suoi diritti non ha nessuna base scientifica e le ricordo che negli altri paesi dell europa e aborrita dagli stessi giudici perché dove ha trovato applicazione ha provocato solo danni e come detto prima privato individuo del suo diritto più sacro la libertà personale riveda le sue idee

07.28  di martedì 16/10/2012
scritto da  annalisamarchese@alice.it
sono addolorata per quello che è successo al piccolo...
Sono una mamma che ha vissuto veramente un evento incredibile dalle varie sfumature.
Rammaricata perchè i media stanno facendo passare informazioni erronee riguardo un disturbo che purtroppo ho toccato con mano...
Quante coccole, quante carezze avrei potuto dare ai miei figli sottratti violentemente dal cuore sincero di una mamma che piange perchè ha gridato invano a tutto il mondo l´ immane tragedia...Giudici che hanno fatto trascorrere troppo tempo ....psicologi invischiati, tutto ciò ha portato a liminarmi totalmente dalla vita dei miei figli.....

16.13  di domenica 14/10/2012
scritto da  PADRE NEGATO
PREFERISCO NON COMMENTARE L´INTERA STORIA.
NON VEDO I MIEI FIGLI(GEMELLI)DA OTTO ANNI E NON LI VEDRO´NEMMENO NEI PROSSIMI OTTO ANNI.
LA MADRE E IL SUO CONVIVENTE CHE HA RICONOSCIUTO I GEMELLI DALLA NASCITA SI RIFIUTANO DI SOTTOPORSI AL TEST DEL DNA.
ENTRAMBI SANNO CHE IO SONO IL VERO PADRE E STANNO SPECULANDO SUI TEMPI LUNGHI DELLA GIUSTIZIA PER PORTARMELI VIA.
OTTO ANNI E SONO SOLO ARRIVATO IN APPELLO,POI LA CASSAZIONE E FINALMENTE AVRO´TOLTO IL COGNOME DEL CONVIVENTE.
MA NON E´ FINITA PERCHE´DOVRO´RIVOLGERMI AL TRIBUNALE DEI MINORI PER IL RICONOSCIMENTO ATTRVERSO ALTRI TRE GRADI DI GIUDIZIO.
PRATICAMENTE FANNO PRIMA A DIVENTARE MAGGIORENNI.
IN QUESTI ANNI BEN 3 ESPOSTI IN PROCURA DEL TRIBUNALE DEI MINORI MA NIENTE VA BENE COSI´!
SECONDO VOI HO PERSO I MIEI FIGLI PER COLPA DELLA MADRE O DELLA GIUSTIZIA ? SECONDO VOI CHI MI DEVE RISARCIRE DELLA PERDITA DEI MIEI FIGLI? SECONDO VOI COSA POTRO´MAI PENSARE DELLA VICENDA DEL BIMBO DI PADOVA ?

08.17  di sabato 13/10/2012
scritto da  raffaele bottacchi
CORRIERE DELLA SERA di oggi 13.10.2012 la PAS non esiste, c´Ã¨ solo in Italia e ci si domanda perchè la Corte di Appello non ne abbia già preso nota da tempo, c´Ã¨ addirittura un controfilmato della scientifica (???) NESSUNO E NESSUNO tranne Marino Maglietta nostro, fa cenno della necessità di una riforma. Imbarazzante l´impreparazione dei giornalisti a caccia dei bei voti del bambino a scuola e non della necessità del cambiamento. Prendiamo atto che ci stanno riuscendo, stanno girando tutto per conservare l´attuale sistema.

02.21  di sabato 13/10/2012
scritto da  Salvatore
Un esecuzione senza dubbio traumatica,ma dai fatti è indubbio che sarebbe stato ben più traumatizzante per lo sviluppo psicofisico del bambino continuare a vivere ancora relegato con la madre e costretto a essere privato della figura paterna.


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