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Io, disabile e separato, chiedo aiuto. Leggetemi, per favore, datemi una mano

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Io, disabile e separato, chiedo aiuto. Leggetemi, per favore, datemi una mano

24/09/2012 - 09.45

Scrivo al Difensore Civico Regionale Francesco Lalla, al Prefetto Francesco Antonio Musolino e al Ministro della Giustizia dott.ssa Paola Severino. Gentili rappresentanti dello Stato Italiano, il gas non è ancora stato ripristinato, il contatore è sempre piombato e qui la temperatura raggiunge già, di sera, circa 10 gradi., senza contare che appena ci sarà l’auspicabile riallaccio, dovrò chiedere la cortesia al responsabile della parrocchia di mandarmi il tecnico, a spese loro, che mi sistemi la calderina che era mal funzionante.

Quindi ci vorrà altro tempo, anche dopo l’eventuale allaccio. Accuso già i primi disturbi, cioè ho più dolore ai piedi, inoltre probabilmente lo stress provocato dalla mia situazione di indigenza totale, più questa spada di Damocle del gas ancora tagliato che mi ha fatto alzare la glicemia a 177, valore ormai non più riscontrato da tantissimo tempo.

Gentili signori dello Stato, per me il ripristino del gas è la cosa più importante, come sapete non ho nessun reddito e non mi è stata concessa (per la mia disabilità) la pensione di invalidità in quanto la percentuale assegnatomi e del 67%.. Ad ottobre non riceverò più nemmeno i buoni da 40,00 euro erogatomi grazie all’intervento dell’autorità di Roma, (buoni che ho ricevuto per luglio, agosto, settembre 2012), quindi da domani le mie entrate saranno pari a zero.

Francamente non sono proprio in grado di mantenere la mia famiglia, tantomeno di fare ripristinare la fornitura di gas indispensabile per non fare peggiorare il mio stato di salute. Ricordo che il 03 marzo 2012 mi è stato inciso il calcagno per aver preso per lungo periodo un intenso freddo dovuto ai termosifoni spenti, per via dell’ arbitrario distacco del gas.

Cosa devo fare per ricevere aiuto? Un’altra pazzia, come feci nell’aprile del 2012, con uno sciopero integrale della fame di 184 ore ? Io vivo grazie al buon cuore di qualche persona che mi porta da mangiare ma è una indecenza, non è possibile che le istituzioni locali non aiutino un Cittadino Onesto e per di più disabile!

Forse non vengo aiutato perché ho querelato alla Procura della Repubblica di Genova il mio sindaco Simone Franceschi che ha leso la dignità umana mia e di mia moglie? Oppure perchè ho denunciato presso la stazione dei Carabinieri di Ronco Scrivia l’assistente sociale per aver detto (in un colloquio istituzionale, mentre chiedevamo di essere aiutati, rivolgendosi a mia moglie) che fare la meretrice è un lavoro come un altro?

E il c’è il resto che non è da meno… Io sono un Cittadino Onesto, incensurato da sempre e sono abbandonato a me stesso, soprattutto adesso che non posso nemmeno più difendermi e di fatto viene negata alla mia famiglia la possibilità di sopravvivere, quando in Italia c’è gente (a Roma) come Franco Fiorito o Mensopoli a Genova, insomma questo non è proprio Giusto!

Chiedo ancora di essere aiutato a venire fuori da questa situazione che dura da circa tre anni e per la quale non è stato fatto quasi niente di risolutivo. E poi ci sono altre mie legittime situazioni sulle quali gradirei ricever almeno una risposta; mi riferisco alla mia richiesta inviata alla Corte Dei Conti di Genova (quella di Roma mi ha risposto) dove chiedevo che controllino dove finiscono i soldi dei Cittadini Italiani.

Chiedo alle autorità competenti di essere aiutato e di agevolarmi aiutandomi a rivolgermi anche alle autorità europee per la tutela dei diritti dell’Uomo, se fosse il caso. Questa lettera di protesta è rivolta principalmente ai responsabili di questa mia situazione e cioè: Il presidente Claudio Burlando, il mio sindaco Simone Franceschi e le assistenti sociali del mio distretto.

Le altre autorità invece le ringrazio a partire dal Difensore Civico Regionale dott. Francesco Lalla che si sta prodigando per aiutarmi, così come il mio Avvocato Fossati Cesare, la signora Chiara Mancinelli di Palazzo Chigi, il Dott. Mari e altri che in questo momento non mi sovvengono.

Aiutatemi per favore. Grazie anticipate.

 

Mario Teodoro Pizzorno

Contatti: Corso Italia 36  Ronco Scrivia – Genova

Tel casa 0109350166 cell. 3337170176


Fonte: Redazione

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Ci sono 2 commenti


13.35  di venerdì 05/10/2012
scritto da  da Torino
il testo è tratto da:
http://genitori-in-esilio.blogspot.it/

seguiranno altre parti...

13.29  di venerdì 05/10/2012
scritto da  da Torino
Insomma, l’ASL di TORINO ha agito come ha agito.

D’altro canto, in un’Italia dei politici che si avvantaggiano, magari in modo legalizzato, dei soldi dei contribuenti, tradendo le aspettative pubbliche, per fini privatistici, cosa ci si poteva aspettare di diverso? Le regole ci sono, ci sono eccome, ma l’italica interpretazione della regola cede il passo alla truffa, ammantata di parole che hanno il sapore dolce della “tutela”, “difesa”, “protezione” e si rivelano, io ritengo, crimini. Nel caso discusso, crimini contro i minori.

Riassunto. Nel 2007 un minore (tre anni e mezzo) è “preso in carico” dall’ASL di TORINO, su richiesta della “mamma addolorata” del minore, madre che aveva esposto all’ASL i suoi sospetti circa presunti maltrattamenti subiti dal figlio ad opera del coniuge.
Le accuse della “mamma addolorata” si riveleranno false, (dopo un procedimento penale, due anni dopo), come succede in oltre il 95% dei casi. Nessun abuso nessun maltrattamento.

Nel 2007 l’operatrice NON fa parte del personale strutturato, ma è “convenzionata”, milita presso un centro antiabuso di TORINO, non si sa con quale qualifica, finanziato dai soldi pubblici della Regione Piemonte. E soprattutto è moglie di un avvocato penalista di Torino. L’operatrice (da come si può leggere sia dai suoi appunti manoscritti sia dalla scheda paziente del minore) prende in carico il minore nel 2007:

1. lo fa senza il consenso del padre, falsamente informato dall’operatrice circa le ragioni della presa in carico; l’operatrice parla infatti di “disturbi alimentari” della minore;
2. lo fa in “conflitto di interesse” con il suo mandato, in quanto il proprio marito diventa l’avvocato penalista della “mamma addolorata”; strana circostanza, molto dubbia, tra l’altro VIETATA dal D.M. 28-11-2000 “Codice di comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni” Pubblicato nella Gazz. Uff. 10 aprile 2001, n. 84.DM 2011; le NORME ci sono, ma non sono rispettate; il tribunale di TORINO lascia correre;
3. lo fa “in solitaria”, senza rispettare quanto indicato dalle Linee guida regionali, che impongono agli operatori di avvalersi di una intera equipe multidisciplinare” (DGR del 2 maggio 2000, n.42-29997); le LINEE GUIDA ci sono, ma non sono state rispettate;
4. lo fa anche quando il tribunale civile prima e la procura poi, determinano la sospensione degli incontri presso l’ASL tra la psicologa e il minore (3 anni e mezzo), specie in concomitanza delle CTU e delle perizie a cui il minore è sottoposto; i DIVIETI c’erano, ma non sono stati osservati; sia il TRIBUNALE di TORINO sia la PROCURA LASCIANO CORRERE;
5. lo fa durante non solo indagando sui presunti abusi, ma chiaramente dichiarando al minore che suo padre è colpevole (lo si legge chiaramente dagli appunti manoscritti dalla dottoressa e consegnati al padre, dopo un regolare richiesta di accesso agli atti); cosa che è davvero spiacevole, oltre che VIETATA dalle linee guida approvate dalla regione Piemonte (DGR del 2 maggio 2000, n.42-29997).


L’operatrice invia poi una di quelle relazioni tanto care all’ASL, con tanti se e tanti condizionali, scritte in “comics”, logicamente un po’ sconnesse, che si rivelano tragiche per i genitori; una vera pallottola d’argento che raggiunge il segno: il minore è affidato alle “affettuose cure” dell’ASL, dell’operatrice del centro anti-abuso di Torino, ed è allontanato dal padre!
E’ provato, ancora una volta, dagli appunti manoscritti, che la relazione inviata (è il colmo!!) è parziale: ablativa verso la “mamma addolorata”, accusatoria verso il padre, sottace alcuni elementi di importanza fondamentale per capire come siano andate le cose. Il TRIBUNALE di TORINO, pur informato, LASCIA CORRERE.

Il padre, dopo il “solito” calvario tra avvocati e procure, invia all’ASL di Torino un esposto, in cui rileva l’ inosservanza delle regole amministrative da parte dell’operatrice convenzionata ASL.
A seguito dell’esposto, l’ASL inizia una procedura disciplinare contro la dottoressa, al termine della quale pubblica on-line una deliberazione, ANONIMA, ovvero omettendo il nome dell’operatrice. Ciò rende di fatto impossibile sapere quali siano state le ragioni della determinazione.

Il padre, contrariato, in quanto mai è stato messo al corrente di ciò che è stato agito all’interno dell’ASL contro l’operatrice, presenta una richiesta di accesso agli atti relativi al procedimento disciplinare. La richiesta è respinta.

Viene da domandarsi:
- presso l’ASL di TORINO il genitore (maschio o femmina, non importa) come può confidare che siano rispettate le norme che regolano il buon andamento della pubblica amministrazione, regole fissate dalla Costituzione, dal Ministero (D.M. 28-11-2000), e dalla stessa Regione Piemonte (DGR del 2 maggio 2000, n.42-29997)?
- Presso l’ASL di TORINO quali garanzie hanno i minori quando su di essi, a porte chiuse, viene svolto un “supporto psicologico” e non una “pressione” volta a confermare tesi precostituite?
- Presso l’ASL di TORINO quali garanzie hanno i minori affinché gli operatori, esorbitando dal loro mandato, non influenzino le loro ancora malleabili menti con posizioni che nulla hanno di psicologico, insinuando loro sospetti e malizie verso i genitori, e indulgendo invece a interessi personalistici ed economici?
- Presso l’ASL di Torino quali garanzie vi sono affinchè le “prese in carico” non si tramutino in indebite pressioni da parte degli operatori, senza videoregistrazioni né garanzie di un contraddittorio, magari con palesi conflitti di interessi degli operatori?

Domande senza risposta, forse.
Ma ormai, nell’Italietta delle SMART personali acquistate con i soldi pubblici, dei finanziamenti legalizzati utilizzati per scopi non sempre nobili e utili per la collettività, degli incarichi "ad personam" ad amanti e amici, di nulla ci si può stupire, neanche dell’infrazione delle regole.
L’ASL di Torino rimane arroccata sulle proprie posizione- “tutto regolare, madama la marchesa”- posizione che ormai è marcia dalle fondamenta, almeno per il senso comune.
Solo chi non vuol vedere, continua ad affidarsi ai vaticini all’Azienda pubblica Sanitaria.


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