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ISTAT, nuovo report su separazioni e divorzi in Italia. In crescita il (falso) condiviso

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ISTAT, nuovo report su separazioni e divorzi in Italia. In crescita il (falso) condiviso
La sede ISTAT a Roma

12/07/2012 - 21.52

Da qualche giorno circolano i dati (aggiornati al 2010) sul mondo delle separazioni in Italia. Numeri in crescita - come ci si attendeva - con tutto il loro portato di dolore che le fredde statistiche non riescono mai a fotografare e far percepire. Se - poi - i numeri vengono elaborati ad uso e consumo del Sistema, ecco che un occhio attento può individuare i "dati su commissione" che dicono tutto sulla "verità" che si vuol diffondere per interessi di categoria.

Si conferma la crescita dell’instabilità coniugale - Nel 2010 le separazioni sono state 88.191 e i divorzi 54.160. Rispetto al 1995 le separazioni sono aumentate di oltre il 68% e i divorzi sono praticamente raddoppiati. Tali incrementi, osservati in un contesto in cui i matrimoni diminuiscono, sono imputabili ad un effettivo aumento della propensione alla rottura dell’unione coniugale. Per ottenere una misura efficace di questa propensione occorre rapportare le separazioni o i divorzi registrati in un anno di calendario, in corrispondenza delle diverse durate di matrimonio, all’ammontare iniziale dei matrimoni di ciascuna coorte2. A partire dalla metà degli anni ’90 questi indicatori hanno fatto registrare una progressiva crescita della propensione a interrompere una unione coniugale: nel 1995 si verificavano in media circa 158 separazioni e 80 divorzi per ogni 1.000 matrimoni, nel 2010 si registrano, rispettivamente, 307 separazioni e 182 divorzi ogni 1.000 matrimoni.

Nel 2010 all’atto della separazione i mariti avevano mediamente 45 anni e le mogli 42. Analizzando la distribuzione per età si nota come la classe più numerosa sia quella tra i 40 e i 44 anni per i mariti (18.452 separazioni, il 20,9% del totale) e per le mogli (19.063 pari al 21,6%). Solo dieci anni prima il maggior numero delle separazioni ricadeva nella classe 35-39 (Prospetto 2). Questo innalzamento dell’età alla separazione è il risultato sia della sempre maggiore propensione allo scioglimento delle unioni di lunga durata, sia di un processo di invecchiamento complessivo della popolazione dei coniugati, dovuto alla posticipazione del matrimonio. La drastica diminuzione delle separazioni sotto i 30 anni (sia per gli uomini che per le donne), ad esempio, è la naturale conseguenza della riduzione dei matrimoni nella stessa fascia di età: meno di un matrimonio su quattro vede attualmente entrambi gli sposi sotto i 30 anni. Più precisamente si tratta del 22,9% di tutti i matrimoni celebrati nel 2010, quota che sale al 26,5% se si fa riferimento solo ai primi matrimoni.

Parallelamente, sono andate aumentando, sia in valori assoluti sia percentuali, le separazioni delle classi di età più elevate, con almeno uno sposo ultrasessantenne. Nell’ultimo decennio le separazioni che riguardano uomini ultrasessantenni sono passate da 4.247 a 8.726 (dal 5,9% al | 4 9,9% del totale delle separazioni). Per le donne ultrasessantenni, nello stesso periodo, si registra un valore più che raddoppiato delle separazioni: dalle 2.555 del 2000 (pari al 3,6%) alle 5.677 del 2010 (6,4%).

Nel 2010, la durata media del matrimonio al momento dell’iscrizione a ruolo del procedimento di separazione è pari a 15 anni. Considerando per lo stesso anno i soli provvedimenti di divorzio, il matrimonio dura mediamente 18 anni. La crisi coniugale coinvolge sempre più frequentemente le unioni di lunga durata: rispetto al 1995 le separazioni sopraggiunte dal venticinquesimo anno di matrimonio in poi sono più che raddoppiate, mentre quelle al di sotto dei cinque anni sono aumentate molto meno (da 12.752 a 15.589). Questo fa sì che, in termini relativi, nel 2010 sia aumentata la quota delle separazioni riferite ai matrimoni di lunga durata (dall’11,3% al 17,1%) e diminuita quella delle unioni interrotte entro i 5 anni di matrimonio (dal 24,4% del 1995 al 17,7% del 2010).

La tipologia di procedimento prevalentemente scelta dai coniugi è quella consensuale: nel 2010 si sono chiuse con questa modalità l’85,5%, delle separazioni e il 72,4% dei divorzi. Prendendo in considerazione le sole separazioni giudiziali, il 79,7% di queste è concesso per intollerabilità reciproca della convivenza, il 16,7% con addebito al marito e il 3,6% con addebito alla moglie.

In metà delle separazioni e in un terzo dei divorzi è coinvolto un figlio minore. Nel 2010 il 68,7% delle separazioni e il 58,5% dei divorzi hanno riguardato coppie con figli. I figli coinvolti nella crisi coniugale dei propri genitori sono stati 103.478 nelle separazioni e 49.853 nei divorzi.La metà (49,4%) delle separazioni e un terzo (33,1%) dei divorzi riguardano matrimoni con almeno un figlio minore di 18 anni. Il numero di figli minori che sono stati affidati nel 2010 è stato pari a 65.427 nelle separazioni e a 23.545 nei divorzi. Nelle separazioni, il 56,7% dei figli affidati ha meno di 11 anni. In caso di divorzio i figli sono generalmente più grandi: la quota di quelli al di sotto degli 11 anni scende al 34% del totale.

Per quanto riguarda il tipo di affidamento sia nelle separazioni che nei divorzi, si è verificata una netta inversione di tendenza, ma solo sulla carta. Infatti, con l’entrata in vigore della Legge 54/2006, è stato introdotto, come modalità ordinaria, l’istituto dell’affido condiviso "con domiciliazione prevalente" di uno dei due genitori, svuotando così di contenuto l'intento del Legislatore. Secondo la nuova legge entrambi i genitori ex-coniugi conservano la potestà genitoriale (che prima spettava esclusivamente al genitore affidatario) e dovrebbero provvedere al sostentamento economico dei figli in misura proporzionale al reddito. Peraltro, nel 2010 le separazioni con figli in affido condiviso (solo formale) sono state l’89,8% contro il 9,0% di quelle con figli affidati esclusivamente alla madre, e la quota di affidamenti concessi al padre continua a rimanere su livelli molto bassi.

Infine, l’affidamento dei minori a terzi è una categoria che interessa meno dell’1% dei bambini ma, a ben vedere, si tratta di circa 500 bambini in più l'anno che vanno ad arricchire il business delle comunità per minori che nascono i Italia come funghi.

Buio fitto, infine, sul mantenimento diretto. Gli assegni di mantenimento per i figli vengono corrisposti in più della metà delle separazioni e se si considerano solo le separazioni con figli, tale quota raggiunge il 73%; anche in questo caso è il padre a versare gli assegni nella quasi totalità dei casi (94%). Analogamente a quanto già messo in luce per il contributo economico corrisposto al coniuge, anche per gli assegni ai figli la quota massima si riscontra nelle Isole (54% del totale delle separazioni) e il minimo nel Nord-ovest (48,3%), mentre gli importi medi sono più elevati al Nord e, in particolare, nel Nord-ovest (520,3 euro).

 

GIU' IN ALLEGATO LA VERSIONE INTEGRALE DEL REPORT ISTAT


Fonte: Redazione

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Ci sono 2 commenti


23.11  di venerdì 13/07/2012
scritto da  Stefano da Cagliari
ricordo ancora a distanza di cinque anni, l´udienza presso il tribunale. il mio avv. insieme all´avv. della controparte hanno scritto a penna il doc. della separazione. veramente è stato l´avvocato della mia ex moglie. io non volevo la separazione per cui l´unica mia rischiesta era restare nella mia casa con la mia famiglia e mio figlio. ma lei mi chiese : andarmene con i soli effetti personali, 900 euro di mantenimento per il bambino, ossia più della metà del mio stipendio mensile, con annessi rimborsi per spese straordinarie scolastiche e mediche, insieme il pagamento del 50 % del mutuo della casa. una vera e propria pugnalata che colpiva il portafoglio ed il cuore. feci per andarmene via. non potevo accettarlo. ho girato i tacchi ed il mio avvocato mi fermò e mi disse: "stiamo qui a lavorare per voi due !!". sentitomi solo, abbandonato anche dal mio legale, mi abbandonai al mio destino e firmai. ogni giorno penso che potessi tornare indietro non lo avrei firmato quel documento. ma ero allo stremo, non ce la facevo più. da parte mia, ho la consapevolezza e la certezza che il mio non fu una separazione consensuale. mi fu estorta con la minaccia che un procedimento per una giudiziale mi sarebbe costata molto di più. chi non firmerebbe la propria condanna sentendo queste parole ? salvo poi pentirsi ogni giorno e sentirsi ingannati, traditi e violentati.

15.11  di venerdì 13/07/2012
scritto da  SALVO-CT
FALSO CONDIVISO......BOOM....CHE PAESE CIVILE...BASTA CON QUESTA PRESA IN GIRO...E VERGOGNA NAZIONALE....


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