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Fabio Nestola: vedo soggetti che difendono i propri privilegi celati dalla maschera dei diritti

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Fabio Nestola: vedo soggetti che difendono i propri privilegi celati dalla maschera dei diritti
Fabio Nestola

26/06/2012 - 21.51

Il tema dei diritti delle donne, legato al dibattito parlamentare (ed extra-parlamentare) sul Condiviso bis non accenna a placarsi. Ovunque si risvegliano blog che - chi più chi meno - gridano allo scandalo, al ritorno della patria potestà, scimmiottando l'un l'altro un preciso ordine di scuderia.

Tra tante voci, a volte scomode ma sempre puntuali e documentate, c'è quella di Fabio Nestola, che abbiamo intervistato sull'argomento.

 

Un commento firmato da chi si firmava come "Piera" sul blog de Il Manifesto la accusa di essere sminuente nei confronti della giornalista Luisa Betti, e soprattutto su di lei pende la terribile accusa di essere antifemminista.

Primo errore: mai parlato di femminismo, parlo di pregiudizi. Controlli i miei articoli, guardi pure e provi a trovare una sola volta la parola femminismo, poi cerchi dove sono “sminuente” nei confronti di Luisa Betti. O minaccioso, offensivo, scelga lei… Qualcuno mi accusa di essere perfino troppo pacato; se poi è “sminuente” qualsiasi cosa non dia ragione a Luisa Betti, allora mi arrendo.

Se non ha mai parlato di femminismo, lo faccia adesso...

Non ho nulla contro il movimento femminista, che ho convintamene sostenuto muovendo i primi passi dell’attività politica studentesca, ai tempi per me giurassici di ginnasiale quindicenne. Il movimento femminista degli anni ’70, tendente alla parità dei diritti, era pienamente ed entusiasticamente condivisibile - almeno da me, altri possono pensarla diversamente - , una vera conquista di civiltà. La deriva che ha preso nei decenni successivi mi trova, per usare un eufemismo, meno concorde. Posso dirlo senza essere linciato?

In questo spazio può dirlo, altrove non saprei. Che intende per “deriva” successiva?

Temo che l’asse si sia spostato dall’argomento “diritti” all’argomento “privilegi”, ma sempre celati dalla maschera dei diritti. Considero positivo non solo il femminismo, ma ogni movimento che tenda all’uguaglianza (etnia, genere, religione, orientamento sessuale); prendo le distanze quando sotto alcuni aspetti ne viene fatta una storpiatura. 

Ho serie difficoltà a condividere alcune, chiamiamole così, strategie operative: Denigrare l’altro non allineato, esigere privilegi fingendo di pretendere diritti, usare aggressività e violenza per autoproclamarsi contro aggressività e violenza … sembrano strategie mistificatorie con le quali sono state condizionate intere generazioni. L’iniziale richiesta di diritti è sfociata nell’istigazione all’odio antimaschile, creando il “nemico” da distruggere, svilire, umiliare, insultare, anche (o soprattutto?) attraverso l’aggressività.

Vuole leggere qualcosa?

Consiglio di leggere alcuni articoli del blog "Violenza donne", che contiene migliaia di link, a testimonianza che la violenza non è un fatto esclusivamente maschile (1).

L’istigazione all’odio antimaschile (1) non ha nulla a che vedere con il diritto all’uguaglianza. Non è un pensiero solo mio, vi sono precursori (si può dire precorritrici?) ben più illustri. Elizabeth Badinter, filosofa francese e femminista storica, ha avviato ormai da anni una  forte critica nei confronti della piega violentemente misandrica presa da un certo femminismo.

Erin Pizzey, pioniera britannica delle case per donne maltrattate, denuncia la stortura di come le “sorelle” abbiano soppresso l’idea che anche gli uomini possano essere vittime. Non sono i maschilisti talebani quindi, ma donne, intellettuali e femministe a criticare la deriva antimaschile del femminismo. Criticano la benzina della quale si alimenta il rogo distruttivo di qualsiasi ideologia: l’odio. L’odio misandrico aggredisce anche le donne che non si lasciano condizionare, quelle donne che rivendicano autonomia di pensiero e non accettano di noleggiare la testa al vento rosa. Quando una ricercatrice effettua degli studi dai quali emerge una realtà scientifica non allineata al focolaio di misandria, riceve minacce verso di se ed i propri figli. La dott.ssa Steinmetz rileva come le stesse persone che si ostinano a dichiarare “esclusivamente reattiva” la violenza femminile, non esitano ad usare una violenza tutt’altro che reattiva qualora i propri dogmi vengano messi in discussione.

In pratica: l’abuso della violenza femminile per dimostrare che la violenza femminile non esiste.

Non esprimo un parere personale ma cito fonti verificabili: la Steinmetz, la Badinter, la Pizzey, ci  sono parecchie altre voci fuori dal coro, non le ho spinte io a lamentare certe storture. È illuminante anche “Questa metà della terra”, di Rino Della Vecchia. Chissà se "Piera" l’ha letto? O forse è arrabbiata proprio perché l’ha letto?

Ma il femminismo è sinonimo di uguaglianza fra i sessi. Non state sbagliando tutti? Le intellettuali che ha citato, e pure lei?

Ho estrema difficoltà a riconoscere nell’odio misandrico le teorie di uguaglianza, democrazia e parità di diritti. Per questo quando parlo di pregiudizio non sto, come insinua l’accusatrice Piera, contestando il pensiero femminista. Contesto il dilagare del pregiudizio, di qualunque pregiudizio, che è cosa diversa. Se poi la mia accusatrice vuole creare un legame indissolubile tra pregiudizio e femminismo, faccia pure. Ma lo ha fatto lei, non io.

E veniamo al fronte contrario all’affido condiviso, alla legge 54/06 e soprattutto ai progetti di riforma all’esame del Senato

Secondo la crociata attualmente in atto, la legge è ingiusta visto che non prevede solo le donne come vittime di violenza in famiglia. Non solo ingiusta, è lesiva dei diritti fondamentali di donne e bambini. Deve esserci scritto che le donne sono vittime, punto. Altrimenti è ingiusta. Questo è pregiudizio ideologico, non c’è altro modo di definirlo. Vi sono anche vittime maschili, quindi la legge deve prevedere una formula imparziale che tuteli le vittime a prescindere dal genere. Nulla toglie che possa esserci un solo uomo ogni 10 donne a denunciare maltrattamenti dal partner, ma per quale motivo quel solo uomo non deve essere contemplato dalla norma? La teoria “perché le donne/vittime sono di più” non sta in piedi. Le norme contro la contraffazione sono uguali per tutti, è inconcepibile una legge contro la contraffazione “fatta dai napoletani”, anche se probabilmente sono più dei veronesi. E’ razzismo, ve ne rendete conto? Non solo: una norma che contenga al suo interno una discriminazione è incostituzionale, quindi diverrebbe incostituzionale la riscrittura della legge secondo i desiderata del fronte ostile ai DDL.

Un articolo, sempre sullo stesso blog de Il Manifesto, sostiene - senza citare la fonte - che la violenza domestica sarebbe divisa tra maschile e femminile nelle percentuali 85% e 15%.

Non è vero - centinaia di fonti verificabili dicono altro - ma anche qualora lo fosse non è motivo per varare una norma che tuteli la maggioranza. Posso farla io qualche domanda?

A chi?

A tutti e nessuno in particolare, solo per riflettere insieme. Ebbene, l'obiettivo principale di ogni movimento tendente a diritti ed uguaglianza, non dovrebbe essere la tutela delle minoranze? Va bene solo quando tutelare la minoranza non intacca la posizione dominate dei militanti? Si può definire un pensiero progressista?

Una legge che regola le separazioni deve essere imparziale, prevedendo identici diritti, doveri, opportunità e sanzioni per ogni genitore, a prescindere dal sesso. Questo è pari opportunità, non vilipendio del femminismo. Per quale motivo il riferimento impersonale a qualunque genitore viene ferocemente osteggiato? Se una legge non prevede corsie preferenziali per la donna, diventa lesiva dei diritti delle donne e dei bambini? Il concetto di pari opportunità così sparisce, sostituito dalla discriminazione preventiva.  

Ritorniamo al DDL 957..

Ricordiamo che il fronte che osteggia gli strumenti di verifica della manipolazione dei minori non si limita a dichiarare guerra alla PAS, ma all’intero impianto della legge 54/06 e soprattutto alle ipotesi di riforma previste nei disegni di legge in Commissione Giustizia del Senato. La levata di scudi è partita al grido di DDL 957 = violazione dei diritti delle donne.

Cos’ha da dire al riguardo?

Qualcuno, la mia accusatrice "Piera" ma non solo, fa un mirabile esercizio di contorsionismo dialettico. Primo:  la PAS, l’affido condiviso ed i DDL all’esame del Senato devono essere denigrati, chi non lo fa è nel torto. Secondo: chi non si adegua e condanna il pregiudizio ideologico in realtà intende dire “femminismo”. Terzo: chi la pensa diversamente dai denigratori dei DDL osteggia il femminismo, quindi è contro la parità di diritti perché il concetto “diritti” è monopolio femminista, o almeno ne è sinonimo. Parecchie capriole, parecchie davvero. In larga parte derivanti dal postulato: io sono il Bene Assoluto, io possiedo la Verità, chi osa avere idee diverse è il Male.

Partiamo dal presupposto che loro hanno ragione e tutti gli altri torto; su questo presupposto possiamo intavolare una bella discussione sull’uguaglianza. Grande esempio di democrazia, davvero. Soprattutto da parte di chi si proclama paladina della parità di diritti. È gente come la mia accusatrice che mi ha costretto a cambiare idea sul femminismo, e non sono il solo...Non voglio infierire, mi sembra di sparare sulla Croce Rossa, lascio a chi legge ogni commento.

Chiudiamo qui. Grazie 

Mi lasci fare un’ultima considerazione. Temo che l’attuale gestione delle separazioni sia quanto di più antifemminista possa esistere. 

Cioè...?

L’innalzamento del muro divisorio tra ruoli maschili e femminili rappresenta un passo indietro di secoli nella storia della civiltà. Eppure accade ogni giorno in ogni tribunale, e nessuno grida allo scandalo. All’uomo sposato viene benevolmente concesso di occuparsi dei figli, ma il messaggio subliminale è “sia chiaro: in caso di separazione scordati i figli, il tuo ruolo torna quello del reperimento di risorse”. Alla donna viene benevolmente concesso di cercare una realizzazione nel mondo del lavoro, ma il messaggio subliminale è “sia chiaro: in caso di separazione scordati la libertà, il tuo ruolo torna quello di gestione della prole”.

Il ruolo di fattrice e balia, un vincolo dal quale la donna ha impiegato secoli ad emanciparsi. Eppure sembra che ancora oggi in Tribunale non se ne siano accorti. Dei figli si occupano le donne, punto. Al massimo lasciano qualche briciola agli uomini, ma sia chiaro a tutti che una larga prevalenza femminile nei compiti di cura è inderogabile. Le risorse le procurano gli uomini, punto. Al massimo lasciano qualche contentino alle donne, ma sia chiaro a tutti che una larga prevalenza maschile nei compiti di approvvigionamento è inderogabile.

Il ruolo dell’uomo è quello di garantire il sostentamento della collettività, come quando usciva con la clava ad ammazzare il bufalo e la donna rimaneva nella grotta a cullare il pupo e controllare che il fuoco non si spegnesse. Come quando l’uomo combatteva difendendo i confini del clan dagli assalti di altri clan e la donna andava al fiume a prendere l’acqua, ma sempre col pupo in braccio.

A me sembra una odiosa restaurazione dei confini di genere: le donne non possono fare alcune cose, gli uomini non possono farne delle altre. Però lo noto io, il maschilista incorreggibile, selvatico, reazionario, pure un po’ fascio. Non ho mai sentito il pensiero femminista prendere posizione contro questa forzatura. Fa comodo così?

 

(1) segnaliamo, tra i più interessanti: 

1) http://violenza-donne.blogspot.it/2009/05/alle-radici-dellodio-anti-maschile.html 

2) http://violenza-donne.blogspot.it/2010/06/la-violenza-femminista-contro-chi.html 

3) http://violenza-donne.blogspot.it/2010/04/la-violenza-dei-centri-anti-violenza.html


Fonte: Redazione

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Ci sono 11 commenti


19.08  di giovedì 28/06/2012
scritto da  Stefano da Cagliari
Malgrado tutto queste testimonianze, io sono comunque ottimista.
Da circa cinque anni seguo notizie, giurisprudenza, fatti di cronaca, gossip .. ecc ecc cercando sempre di dare un senso e pormi in maniera critica a tutto quello che osservo .. e poi la mia vicenda personale che ha segnato come un filo rosso tutta l´esperienza e le conoscenze.
cinque anni sono pochi e quando ho iniziato a vedere "certe" cose, cose che prima non conoscevo proprio, ho iniziato con tanto pessimismo e tanto fatalismo, per i motivi che potete immaginare.
A distanza di alcuni anni, ho trovato degli spiragli, delle luci attraverso " l´oscurità " su tutto quello che è accaduto ed accade ogni giorno.
Forse è solo una fase del mio pensiero, ma ci sono qua e là, ottimi propositi, frammenti di buone idee, di capacità e competenze, che mi fanno ben sperare per una nuova stagione per le famiglie italiane.
E´ attraverso queste pagine che trovo la speranza e l´ottimismo.

13.50  di giovedì 28/06/2012
scritto da  per Stefano
è una lotta impari
il fronte che ci infanga ha alle spalle partiti e giornali, un potenza economica e mediatica
Noi abbiamo solo il web.
E neanche tutto, inziano le discussioni poi ci oscurano quando dimostriamo (non sosteniamo e basta, DIMOSTRIAMO) che hanno torto marcio.
E´ questo che da fastidio a chi ci mette il bavaglio: loro sciorinano ideologia e luoghi comuni, noi documenti e studi scientifici
Non accettano il confronto perchè dialetticamente sono perdenti, meglio zittire le voci fuori dal coro.
Quindi grazie per i complimenti, mi fa arrossire, ma un ringraziamento va anche agli spazi liberi che ci permettono di condividere idee non allineate al vento rosa
Solo grazie a questi spazi potremo, tutti insieme, non chinare mai la testa
FN

13.34  di giovedì 28/06/2012
scritto da  per Raffaele, Scipione ed altri
avete ragione
Infatti parlo dei miei 15 - 16 anni, quando l´ideale di uguaglianza (non solo fra generi) mi trovava concorde, impegnato, militante convinto.
Ora ho passato i 50, l´entusiasmo giovanile è andato a farsi fottere e arriva il cinismo della maturità.
Gli ideali sono fatti a pezzi dalla disillusione dei fatti nudi e crudi, ho capito di essere stato preso in giro come tanti altri. Non a caso parlo di "intere generazioni condizionate"

21.55  di mercoledì 27/06/2012
scritto da  Spartano
A riguardo posto alcuni articoli scritti su Antifeminist Forum :

Quando ero un adolescente non avevo quasi mai sentito la parola femminismo , mentre parole come parità e pari opportunità tra i generi mi sembravano idee oneste e giuste . Devo , invece , ringraziare la Provvidenza che mi ha fatto aprire gli occhi su questa incredibile frode ai danni degli uomini . Fino a pochi anni fa avevo poche notizie sul femminismo , senza avere la minima idea del modo di pensare delle sue seguaci e della loro dottrina , invece , di colpo mi sono ritrovato di fronte ai risultati del loro pensiero e della loro visione della vita . La Provvidenza mi rivelò il vero volto del femminismo : sotto l´orpello della dignità morale e sociale per la donna si celava una terrificante epidemia dal quale è necessario liberare la società o in caso contrario la società stessa avrebbe schiavizzato l’uomo .
Le femministe che ho avuto modo di conoscere abiuravano ogni cosa : la Famiglia , che è un´invenzione del patriarcato (e quante volte ho dovuto sentire questa affermazione !) ; l´Essere Madre , mezzo degli uomini per sottomettere le donne ; lo Stato e le forze dell´ordine , strumenti per sopprimere le donne ; la religione , mezzo per rendere stupide le donne che devono essere sottomesse ; la morale sinonimo di idiozia... Non c´Ã¨ niente che non venisse allo stesso modo lordato .
Il lato positivo di tutto ciò è stato che quanto più ho imparato a conoscere il modo i metodi delle appartenenti del femminismo , tanto più crebbe in me la pietà per la centinaia di migliaia di uomini che hanno sofferto a causa loro . Soprattutto ho imparato a distinguere le vittime dalle corruttrici .
Più difficile è rispondere alla seguente domanda . E´ probabile , o no , che i difensori dei veri interessi degli Uomini possano realizzare le loro vedute contro la volontà della femminista , nemica fatale degli Uomini liberi ? Possono , per esempio , le forze della tradizionale politica occidentale spezzare o no , la funesta influenza femminista ?

Come ho detto è molto difficile rispondere a questa domanda . La risposta dipende da così tanti fattori che è arduo dare un giudizio netto . In uno Stato , in un determinato momento , il potere statale può essere ritenuto così solido e così dedito agli interessi del Paese , da non temere un efficace contrasto dei necessari atti politici da parte delle forze femministe internazionali .

La lotta condotta dell´Iran teocratico contro le tre maggiori armi del femminismo , forse inconsciamente (io però credo che la svolga consapevolmente) , è un ottimo indizio del fatto che , sia pure per vie indirette , a questa velenosa potenza super statale si possono spezzare i denti . Il divieto delle Lobby e delle società segrete , la soppressione della stampa sovranazionale e la demolizione di certa sinistra internazionale , e , viceversa , il costante consolidamento della concezione statale teocratica , permetteranno , col tempo , al governo teocratico di servire sempre più gli interessi degli uomini iraniani , senza curarsi degli strepiti dell´idra mondiale femminista .
Meno bene vanno le cose in Occidente .

Nei Paesi della "liberalissima democrazia" la femminista oggi detta ancora , senza limiti , la sua volontà , per la via indiretta della pubblica opinione . Eppure , anche qui è in corso incessante una lotta fra i sostenitori degli interessi degli uomini e i capi della dittatura femminista mondiale . La femminista vede già l´odierno Occidente come un mezzo inerte in suo pugno , sia per la via indiretta di una cosiddetta democrazia mondiale , sia in forma di dominio diretto attraverso il femminismo anglosassone .

Femministe sono le dirigenti delle forze degli Stati Uniti d´America : ogni anno di più , esse controllano la forza lavoro di 200 milioni di anime - solo pochi , a dispetto delle femministe , restano ancora indipendenti . Con consumata abilità , manipolano la pubblica opinione , e ne fanno lo strumento della lotta per il loro particolare interesse .

Tutta l´esistenza di questo movimento poggia su una continua menzogna , come appare nelle famose dichiarazioni di Andrea Dworkin , Catherine Comins , Valerie Solanas , Elisabeth Cady Stanton ecc. Ciò che molte femministe vorrebbero inconsciamente fare , da queste è consapevolmente dichiarato . Ed è quello che conta . Non importa sapere da quale scalpo femminista siano uscite tali rivelazioni ; è essenziale però il fatto che esse rivelino con spaventosa sicurezza la natura e l´attività del movimento femminista , e li espongano nei loro convegni interni e nei loro scopi finali . La migliore critica è fatta naturalmente dalla realtà . Colui che esamini l’iter storico degli ultimi cento anni dal punto di vista di queste affermazioni , capirà subito il frastuono della propaganda femminista . Quando queste affermazioni diventeranno patrimonio comune di tutti gli uomini , il pericolo femminista potrà essere ritenuto superato .

21.25  di mercoledì 27/06/2012
scritto da  Raffaele
Fabio Nestola, onestamente mi dica come fa ad apprezzare il femminismo e il movimento femminista? Il femminismo degli anni ´70era ancora più estremista e cruento di quello di oggi,non esiste nessun femminismo "buono". Un movimento veramente per la parità non si chiamerebbe "femminismo" ma "Paritatismo".

Non si risolveranno mai queste discriminazioni antimaschili finchè non ci si avrà il coraggio di dirsi ANTIFEMMINISTI.



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