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Gaetano Giordano: signora Betti, le vostre opinione sulla PAS sono frutto di una ideologia

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Gaetano Giordano: signora Betti, le vostre opinione sulla PAS sono frutto di una ideologia
Gaetano Giordano

21/06/2012 - 09.03

A mio parere le affermazioni della dr.ssa Elvira Reale sul “mobbing genitoriale” e sulla Pas sono fuorvianti, basate su assunti scientificamente improponibili, e a mio avviso frutto di una volontà di ideologizzare il problema spostandolo su un piano di discussione assolutamente fuori dal contesto ove deve rimanere. 

Punto primo: sostenere che le donne sono “legittimate più degli uomini, a parlare di mobbing genitoriale o familiare” è quanto meno assurdo. Il “mobbing genitoriale” è una modalità di transazioni familiari in un nucleo scisso ad un livello (di coppia) ed unito ad un altro (genitoriale): renderlo appannaggio di un sesso o dell’altro è assolutamente improvvido sul piano scientifico e affermazione carente di qualsiasi dimostrabilità.

Dimostra poi, ad altro tacere, una imperfetta conoscenza del tema trattato. Per “mobbing genitoriale” si intende la volontà di uno dei due genitori di estromettere l’altro dall’esercizio della sua genitorialità rispetto al minore. Ciò avviene attraverso la possibilità di impedire i rapporti del figlio con l’altro genitore, attraverso la possibilità di delegittimarlo con il minore e all’interno della rete sociale in cui si estrinseca la genitorialità da estromettere (scuola, amici, parenti, aule di giustizia), attraverso la possibilità di limitare o impedire in via giudiziaria, e nel caso con false accuse, l’altro genitore. Un altro dei meccanismi utilizzati è il convincimento diretto o indiretto del minore circa la negatività dell’altro genitore. Ciò, portato alle estreme conseguenze, integra il fenomeno descritto da alcuni autori come “Sindrome di Alienazione Genitoriale”.

E’ falso dunque -e chiedo alla collega di dimostrare il contrario- che, come sostiene la dr.ssa Reale “lo strumento principale su cui si fonda il mobbing, come d’altra parte quello lavorativo, è il detenere una posizione di potere con maggior potere economico”. Vero è infatti il contrario: gli strumenti con cui infatti agisce la volontà mobizzante del genitore che vuole estromettere l’altro, sono -e basta considerare quanto sopra espresso- il contatto quotidiano col minore e l’affettività di questi. E’ attraverso la possibilità di gestire le scelte e i comportamenti quotidiani (e quelli fondamentali) del minore che si opera la transazione mobbizzante destinata ad estromettere l’altro.

Questo non significa che il genitore più forte economicamente non abbia la possibilità di utilizzare il denaro a fini mobbizzanti: in genere, però, ciò non dà luogo a grandi risultati, perché lo strumento realmente -e tristemente- vincente a fini mobbizzanti è, come detto prima, il contatto e la coabitazione quotidiana, che danno maggiori possibilità di orientare il comportamento del minore, di limitare i contatti dell’altro con il minore e la sua potestà decisionale in merito alle scelte del bambino.

Punto secondo: il “caso” descritto dalla dr.ssa Reale. E’ risibile, in primis, fondare tutta una teoria sul un fenomeno come il mobbing genitoriale illustrando un caso che si crede confermi i propri teoremi. Nello specifico, la dottoressa Reale cerca di dimostrare in questo modo che il mobbing genitoriale è appannaggio dei padri, perché questi sono il genitore “ricco” rispetto alla madre “povera”, e che il mobbing genitoriale si fonda dunque sul potere economico. Per far ciò illustra un solo caso, come se fosse la norma, mentre è invece vero il contrario.

E’ vero che in alcuni casi lo strumento economico viene utilizzato da uno dei genitori per cercare di coercire i figli, e di limitare la possibilità dell’altro coniuge o partner di fare il genitore. Ciò avviene però molto raramente, e solo per fasce sociali sempre meno rappresentate nel contenzioso giudiziario: di norma la separazione impoverisce entrambi i coniugi, e soprattutto i genitori di sesso maschile. Padri ricchi che possono impedire alle ex mogli povere di mantenere i figli ce ne sono, ma non sono affatto la maggioranza e invito la collega a dimostrare il contrario.

Occorre poi constatare che il caso esposto dalla dr.ssa Reale conferma indirettamente come a essere mobbizzante non è il denaro in quanto tale, quanto la possibilità di gestire le relazioni dell’altro con i figli. Cosa che nel caso esposto dalla dr.ssa Reale avviene attraverso il denaro, ma nella stragrande maggioranza dei casi avviene appunto in altri modi: come detto attraverso il contatto quotidiano col minore, attraverso la possibilità di decidere sulla sua vita sociale e affettiva, utilizzando la possibilità di delegittimare affettivamente, socialmente, giudiziariamente, l’altro genitore. Lo strumento economico in alcuni casi può generare una realtà mobbizzante, ma ciò avviene molto raramente se il genitore che ne dispone non può poi utilizzare a tal fine il rapporto quotidiano col figlio e la possibilità di decidere le sue scelte e comportamenti.

In definitiva, sarebbe stato più opportuno che la collega in questione non esprimesse a fini ideologizzi dati e considerazioni tanto deformate su un fenomeno molto più complesso, e molto meno attribuibile ad un genere, come ella vuol far credere.

 

GAETANO GIORDANO - Direttore Centro Studi Separazioni e Affido Minori

Contributi sul Mobbing Genitoriale (2004): 

http://www.psychomedia.it/pm/grpind/separ/giordano.htm ,

http://www.psychomedia.it/pm/grpind/separ/giordano1.htm


Fonte: http://blog.ilmanifesto.it/antiviolenza/2012/06/19/pas-no-mobbing-genitoriale/#comments

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Ci sono 6 commenti


09.24  di martedì 26/06/2012
scritto da  Come Voleasi Dimostrare
Il fatto che la Betti non legga sul "Manifesto" alcune notizie, non vuol dire che alcuni fatti accadano realmente....

http://violenza-donne.blogspot.it/2012/06/foggia-ex-suocera-uccide-in-un-agguato.html

http://violenza-donne.blogspot.it/2012/06/cuneo-pensionato-58enne-trovato-ucciso.html


18.27  di lunedì 25/06/2012
scritto da  raffaele bottacchi
Ho scoperto una cosa interessante con la collana di Gustavo Pietropolli Charmet che esce con il Corriere Della Sera del venerdì:

esiste una sofferenza psichica del padre che si ritrova d´un tratto senza figli, è definita appunto ´Involuntary child absence syndrome´, questo malessere si manifesta soprattutto come depressione con la caratteristica di essere inconscia. Il soggetto tende a non capire che sta soffrendo per la mancanza dei figli, in altri casi lo avverte ma non tenta di rimediarvi intensificando i contatti con loro. O il singolo genitore trova una via personale o rimuove il problema a livello inconscio.

CHE DITE POTRA´ BASTARE?

Bibbliografia correlata
Jacobs (1986) ´Involuntary child absence syndrome´
Delumeau e Roche (1990)
Feldman (1990)
Fthenakis (1985)
Altri studi affermano che, anche senza che la coppia si separi, il peggioramento del matrimonio causa piĂą disagio psichico nel padre che nella madre (Cummings e O´Relly 1997)

16.17  di lunedì 25/06/2012
scritto da  la PAS si paga cara
Talvolta i tribunali la fanno pagare cara a chi scatena l´inferno pur di allontanare i figli dai padri.

http://www.leggioggi.it/allegati/sentenza-tribunale-di-roma-sezione-i-civile-del-3-settembre-2011/

20.01  di giovedì 21/06/2012
scritto da  Scipione
"...gli strumenti con cui infatti agisce la volontà mobizzante del genitore che vuole estromettere l’altro, sono... il contatto quotidiano col minore e l’affettività di questi. E’ attraverso la possibilità di gestire le scelte e i comportamenti quotidiani (e quelli fondamentali) del minore che si opera la transazione mobbizzante destinata ad estromettere l’altro." (mobbing)
"Un altro dei meccanismi utilizzati è il convincimento diretto o indiretto del minore circa la negatività dell’altro genitore." (PAS)

Mobbing genitoriale e PAS di solito vengono applicate insieme, nel primo si agisce sulle relazioni sociali, nel secondo si agisce sulla psiche del minore.
La chiave, che permette l´uno e l´altro, è la gestione della quotidianitĂ . Chi gestisce la quotidianitĂ  del bambino, può plasmarlo a suo piacimento - un fatto talmente ovvio che non dovrebbe essere necessario ribadirlo.
Il bambino è portato a credere a quello che gli viene detto; così il figlio del Musulmano, a sua volta diventa Musulmano; il figlio del Indù, a sua volta diventa Indù; il figlio del Protestante, a sua volta diventa Protestante.
Come si fa ad arrivare a negare un fatto così lampante?
Forse con la cecitĂ  dell´ideologia. Solo chi è veramente accecato (dall´odio di genere) può volere una situazione dove un genere è destinato a prevalere sull´altro. Solo chi ha smesso di ragionare può credere che un esempio (cattivo) vale per tutti.
Se applicassi questo metodo di ragionamento, per esempio, a tutti gli Africani, sarei (giustamente) accusato di razzismo. Non è lecito indurre da un esempio (negativo) una regola generale. Non si può addossare a un´intera categoria le colpe di un individuo.
Perché invece incolpare un intero genere (il maschile) di responsabilità individuali è considerato "politicamente corretto" e giustificato?


17.52  di giovedì 21/06/2012
scritto da  Pino FALVELLI
Ringrazio il Dott. G. Giordano per questo bellissimo articolo, del quale condivido tutto quanto in esso riportato.-


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