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Il Governo progetta di rivedere il CSM, anzi no. Niente capro espiatorio, Monti asservito alla Casta

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Il Governo progetta di rivedere il CSM, anzi no. Niente capro espiatorio, Monti asservito alla Casta
Il Premier Monti

27/05/2012 - 23.50

Alla fine Monti ha chinato il capo alla Ultra Casta dei magistrati, unica vera scheggia - tutt'altro che impazzita, anzi lucidissima (vedi la spettacolarizzazione delle misure prese durante il ritiro degli azzurri) - del nostro Paese. Nonostante la restituzione della fiducia al fido Sottosegretario Catricalà, la sensazione complessiva che si ricava dalla vicenda è proprio quella di un Premier asservito all'asse di ferro Severino - giudici, contro i quali sarà difficile promulgare vere riforme sulla Giustizia e, sopratutto, sulla Responsabilità Civile dei magistrati. Questi ultimi accolgono con estremo piacere l'assist che il tentativo di progetto di legge ordinaria, e il suo codazzo di polemiche, ha fornito loro.

Appare incredibile lo svolgimento dell'intera vicenda. Doveva essere la piccola/grande riforma del sistema disciplinare vigente contro i reati dei magistrati, peccato che i consulenti legislativi di Monti si siano dimenticati che in Italia - anche se in tema di giustizia pare sia opinabile - esista una Costituzione. E così il progetto di legge ordinaria sulla trasformazione dei componenti del CSM si è arenato sulle secche della nostra Carta Costituzionale, l'unica competente - a sentire adesso gli espertoni del Governo - a trattare questa materia.

Facciamo una rapida cronostoria. In tutto quattro articoli, che avrebbero riscritto (ma non troppo) le regole dei procedimenti disciplinari agli appartenenti alla "casta untuosa" dei magistrati. Era un progetto di decreto a  cui stava lavorando palazzo Chigi. Non ancora passato in Consiglio dei ministri, era già trapelato all'esterno ed inviato anche agli addetti ai lavori, destando scandalo presso il Csm e presso le altre magistrature.

I Quattro articoli prevedevano profondi mutamenti nelle componenti e nelle modalità del potere disciplinare, e sarebbero riuscite là dove l'ex Premier Berlusconi ha fallito, e cioè sottrarre ai giudici il potere di mettere sotto processo, condannare o assolvere i colleghi che sbagliano, con evidenti risultati (circa 400 giudici "puniti" con il solletico) che ad oggi gettano la giustizia italiana nel ridicolo.

La necessità di questo decreto era stata spiegata in maniera realistica: era l'unica via per garantire un'imparzialità che l'attuale sistema giudiziario non assicura. Questo si leggeva nelle note diffuse dagli uffici di Palazzo Chigi, ed era questo che aveva messo in subbuglio il CSM e le toghe, abituati come sono all'impunità che la calda coperta della legge Vassalli - aggiunta all'attuale composizione del CSM - garantisce loro.

Per una coincidenza del tutto temporale la nuova proposta era trapelata mentre al Senato si stava per riparlare di responsabilità civile dei giudici. Infatti il termine per le proposte di modifica all'emendamento Pini (che prevede la responsabilità diretta non solo "per dolo o colpa grave", ma anche per "manifesta violazione del diritto") scadeva il 23, ma è stato rinviato ai primi di giugno. Sarebbe stato un mix esplosivo per le toghe, che già sono sul piede di guerra per la responsabilità. Figurarsi se doveva cambiare anche la giustizia disciplinare....

In sintesi, i quattro articoli avrebbero cambiato la composizione delle sezioni del Csm, del Consiglio di Stato, della Corte dei Conti, dei giudici tributari chiamate a processare i colleghi. Il meccanismo era il seguente: maggioranza o pariteticità dei posti disponibili ai componenti eletti dal Parlamento. Intervento già previsto nella riforma costituzionale della Giustizia firmata dall'ex Guardasigilli Angelino Alfano. Approvata dal consiglio dei ministri il 10 marzo 2011, prevedeva di affidare a un'Alta corte il potere di giudicare le toghe. Composizione mista, metà dalle Camere, metà dai magistrati. Ma quella era una riforma costituzionale, qui invece il governo Monti voleva procedere per via ordinaria. E qui è cascato l'asino.

Un vero peccato, perchè si sarebbe intervenuti proprio sulla sezione disciplinare del Csm, oggi sezione interna al Consiglio, in cui i magistrati hanno la maggioranza, quattro posti su sei. Il progetto prevedeva invece tre laici e tre togati. Il Premier, dopo l'altolà della Severino, si è affrettato a parlare di "progetto inopportuno e incostituzionale". E allora, perchè averne parlato e aver consentito a Repubblica di visionare gli articoli e darne notizia ? Qualcuno si spinge ad ipotesi "raffinata", secondo la quale la pubblicazione della notizia ha incontrato il gradimento proprio della magistratura (che nella fuga di notizie e documenti riservati ha storicamente sviluppato il suo personalissimo modo di influenzare l'opinione pubblica). Ci si chiede se la collaborazione - in buona fede ? - di Repubblica, sempre molto attenta e premurosa verso il partito dei giudici, sia del tutto casuale. In effetti, uno "scoop" giornalistico del genere ha stroncato sul nascere qualunque ambizione del Governo a cambiare le carte in casa CSM. Da qui è originato il dietro-front, affrettato e supino, del Premier.

Pare che lo scenario sia stato a tinte fosche: la guardasigilli Severino - ministra da 4 milioni di euro di reddito annuo da avvocato - schierata dalla parte dei giudici (...) e il Sottosegretario Catricalà che premeva per una riforma che desse equilibrio al sistema disciplinare dei giudici. Il secondo ha perso la partita, e dopo che Monti ha preso formalmente le distanze dalla riforma è arrivato il chiarimento e la fiducia. Una voragine, invece, tra Catricalà e la Severino

Come ricostruito dal quotidiano Repubblica - stranamente unico spettatore della vicenda - lo scorso 2 maggio Catricalà scrive di "un nuovo schema di disegno di legge di iniziativa governativa che contiene norme sul merito, sulla trasparenza, sulla responsabilità". Su di esse chiede "un parere urgente" in modo da ottenerlo "se possibile prima che il consiglio dei ministri approvi lo schema del provvedimento". Allega anche un primo schema di nuova giustizia disciplinare per i magistrati amministrativi e contabili in cui sono i laici, numericamente, a essere in maggioranza (4 su 6). Dopo alcuni giorni, a seguito di una richiesta di chiarimenti da parte delle magistrature, Catricalà invia un secondo plico il 14 maggio, una data che contrasta in modo palmare con quanto sostiene Monti a proposito di un progetto che "già da tempo" aveva bocciato come "non percorribile" anche a seguito dello stop del Guardasigilli Severino. Ma per Catricalà, evidentemente, quella strada è ben aperta. Tant'è che scrive ancora al presidente del Consiglio di Stato: "Le trasmetto gli articoli della bozza del disegno di legge in preparazione che riguardano le magistrature e le libere professioni. Il fine che il ddl vuole perseguire è di assicurare terzietà agli organi disciplinari per evitare la critica, fin troppo estesa nella società civile, di una giustizia domestica e dare trasparenza e certezza di imparzialità all'azione disciplinare".

Catricalà allega i quattro articoli su Csm, Consiglio di Stato, Corte dei Conti e giudici tributari. Da palazzo Chigi, ufficialmente, non è arrivato alcuno stop. Del resto, è lo stesso Sottosegretario a riferire che alla nascita del governo, a palazzo Chigi, si è insediato anche un gruppo di analisti su merito, trasparenza e responsabilità, il quale avrebbe segnalato l'anomalia della "giustizia domestica" dei giudici.

Il Sottosegretario ha ammesso che la Severino ha fermato subito qualsiasi ipotesi di intervento sul Csm, riformabile - a suo parere - solo per via costituzionale, ma ha continuato a lavorare sul progetto e sui suoi articoli, chiedendo anche agli addetti ai lavori (al netto di Vietti, che siè infuriato). Solo quando la notizia si era diffusa è arrivato lo stop di Monti. Che evidentemente sapeva, e ha lasciato fare finchè il clima non è diventato rovente ed è intervenuto "dall'alto", spegnendo qualunque ipotesi di riforma della giustizia e recando altri vantaggi all'esercito di impuniti che spadroneggia da decenni su sessenta milioni di sudditi italiani.


Fonte: Redazione

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Il ministro Severino
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Monti e Catricala
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Ci sono 3 commenti


23.42  di lunedì 28/05/2012
scritto da  Scipione
Il paradosso della responsabilità civile dei giudici (che tanto paradosso non è) è che a giudicare sarebbero sempre i giudici, magari con i loro tempi pluridecennali.

E´ di oggi la sentenza del processo di Rignano, che assolve tutti per assenza di prove a carico. Gli imputati vivono da anni questo loro inferno, e dato che probabilmente il P.M. ricorrerĂ  in appello, l´inferno continuerĂ  ancora.

Il responsabilità civile dei giudici li avrebbe aiutato? Forse. A chi perde il figlio, ricevere €5.000 dopo 15 anni è una compensazione, ma non restituisce il figlio. Il magistrato che sbaglia, sarà sempre promosso anche se deve pagare.

Ben venga la responsabilità civile, però non può supplire ad una seria riforma della magistratura.

11.43  di lunedì 28/05/2012
scritto da  padre separato
Finiamola di prenderci in giro, nel senso, che solo se l´Italia fallisce e si riparte da "zero", possiamo sperare che questo paese possa civilizzarsi!!! Non credo assolutamente che queste 4 riforme fatte in fretta e furia in soli 5 mesi, siano un risultato decente!!!!

Io auspice che nessuno vada a votare il prossimo anno....
P.S.: mi dispiace per il mio pessimismo, ma non riesco,ormai, a pensare piĂą ottimista!!!

00.18  di lunedì 28/05/2012
scritto da  Pino FALVELLI
Finiamola di prenderci in giro. La responsabilitĂ  civile diretta per i magistrati è l´ unica soluzione per far funzionare la giustizia in Italia. Con un bel referendum popolare per l´ abolizione della legge Vassalli e per istituire la responsabilitĂ  civile diretta anche per taluni legali senza scrupoli, quando fomentano "volontariamente" per poi poter lucrare, verrebbero a risolversi magicamente molti problemi della giustizia italiana. Forse soltanto così gli operatori di giustizia capirebbero.


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