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Piano del Governo per i procedimenti disciplinari ai giudici. Dubbi e speranze

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Piano del Governo per i procedimenti disciplinari ai giudici. Dubbi e speranze
Il Premier Monti

27/05/2012 - 13.52

In tutto quattro articoli, che riscrivono (ma non troppo) le regole dei procedimenti disciplinari agli appartenenti alla "casta untuosa" dei magistrati. È un progetto di decreto a  cui sta lavorando palazzo Chigi. Nonostante il testo non sia ancora passato in Consiglio dei ministri, è già trapelato all'esterno ed è stato inviato anche agli addetti ai lavori. Infatti, il progetto circola sulle presso il Csm e presso le altre magistrature.

I Quattro articoli riscrivono componenti e modalità del potere disciplinare, e riuscirebbero là dove l'ex Premier Berlusconi ha fallito: sottrarre ai giudici il potere di mettere sotto processo, condannare o assolvere i colleghi che sbagliano, con evidenti risultati (circa 400 giudici "puniti" con il solletico) che ad oggi gettano la giustizia italiana nel ridicolo.

La necessità di questo decreto viene spiegata in maniera realistica: è l'unica via per garantire un'imparzialità che l'attuale sistema giudiziario non assicura. Questo si legge nelle note diffuse dagli uffici di Palazzo Chigi, ed è questo che ha messo in subbuglio il CSM e le toghe, abituati come sono all'impunità che la calda coperta della legge Vassalli - aggiunta all'attuale composizione del CSM - garantisce loro.

Per una coincidenza del tutto temporale la nuova proposta trapela mentre al Senato si sta per riparlare di responsabilità civile dei giudici. Infatti il termine per le proposte di modifica all'emendamento Pini (che prevede la responsabilità diretta non solo "per dolo o colpa grave", ma anche per "manifesta violazione del diritto") scadeva il 23, ma è stato rinviato ai primi di giugno. Un mix esplosivo per le toghe che già sono sul piede di guerra per la responsabilità. Figurarsi se dovesse cambiare anche la giustizia disciplinare.

In sintesi i quattro articoli cambierebbero la composizione delle sezioni del Csm, del Consiglio di Stato, della Corte dei Conti, dei giudici tributari chiamate a processare i colleghi. Il meccanismo è il seguente: maggioranza o pariteticità dei posti disponibili ai componenti eletti dal Parlamento. Intervento già previsto nella riforma costituzionale della Giustizia firmata dall'ex Guardasigilli Angelino Alfano. Approvata dal consiglio dei ministri il 10 marzo 2011, prevedeva di affidare a un'Alta corte il potere di giudicare le toghe. Composizione mista, metà dalle Camere, metà dai magistrati. Ma quella era una riforma costituzionale, qui invece il governo Monti vuole procedere per via ordinaria. E questo è già un primo problema che rischia di far emergere un vizio di costituzionalità.

Secondo il quotidiano Repubblica, si interviene sulla sezione disciplinare del Csm, oggi sezione interna al Consiglio, in cui i magistrati hanno la maggioranza, quattro posti su sei. In futuro saranno tre laici e tre togati. Il vice presidente, un laico, altri due membri di nomina parlamentare. Poi tre magistrati, un giudice, un pm, e un magistrato di Cassazione. Relativamente ai supplenti, saranno cinque laici e cinque magistrati. Per Consiglio di Stato e Corte dei conti s'interviene sui consigli di presidenza. Per i giudici amministrativi si prevede di istituire "una sezione disciplinare composta dal presidente che la presiede, da tre componenti tra quelli eletti dalle Camere, da un magistrato". Cinque i supplenti, tre laici e due togati. Stessi equilibri per le toghe contabili. Nella sezione il presidente, 3 laici, un magistrato. Delega al governo, invece, per "riformare il consiglio di presidenza della giustizia tributaria". Dentro una sezione disciplinare "composta in misura almeno paritaria dei componenti eletti dalle Camere".

Su questo progetto si aspetta battaglia da parte della Ultra Casta, ma rimangono i dubbi proprio sul funzionamento del collegio: perchè non si stabilisce fin da ora che la maggioranza non possa che essere costituita da membri laici ? Una composizione di 4 laici e 2 giudici sarebbe maggiormente rispondente alle esigenze di giustizia, e sopratutto garantirebbe ancor di più il tanto atteso riequilibrio di cui il CSM - considerato oggi il vero binario morto dei processi ai magistrati - necessita più di ogni altra cosa.


Fonte: Redazione

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