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Il Clero ci riprova: nella direttiva Cei nessun obbligo di denuncia per i preti pedofili

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Il Clero ci riprova: nella direttiva Cei nessun obbligo di denuncia per i preti pedofili
Il Papa

22/05/2012 - 17.32

Ci risiamo. A debita distanza temporale dal cataclisma del 2010, la Chiesa prova ad annacquare, in punta di diritto canonico, la Quaestio Pedofila: "Nell'ordinamento italiano il vescovo, non rivestendo la qualifica di pubblico ufficiale né di incaricato di pubblico servizio, non ha l'obbligo giuridico di denunciare all'autorità giudiziaria statuale le notizie che abbia ricevuto in merito ai fatti illeciti" di pedofilia. Lo affermano le linee guida della CEI - Conferenza episcopale italiana - e noi non possiamo che riportarlo come un bieco tentativo di allegerire una realtà che, probabilmente, è stata appena scoperchiata e della quale non si conoscono ancora i giusti confini.

Dopo le operazioni di facciata - massimo impegno del Papa e contrizione totale di ogni ordine gerarchico - è certo che non si voglia far arrivare la Quaestio fino ai livelli che, secondo i più, finirebbero col coinvolgere le più alte sfere della Chiesa Cattolica. SEnnò, come si spiegherebbe questo tentativo di insabbbiare tutto ? 

E così, complice il clima politico e la crisi economica, il caso è scoppiato, fino ad ora, con il fragore di un petardo. Con la loro pubblicazione, entrano in vigore le linee guida della Cei "per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici", richieste dalla Santa Sede ad ogni episcopato mondiale. Apprendiamo da Repubblica che il documento ha già fatto "un passaggio informale, ma autorevole" dalla congregazione Vaticana per la dottrina della fede, che "ha preso atto che la conferenza episcopale italiana ha recepito debitamente" la richiesta avanzata dal Vaticano dopo lo scoppio dello scandalo nel 2010 e il 'giro di vite' della normativa canonica voluta dal Papa. Notevole enfasi viene data alla cooperazione con la giustizia. "I vescovi hanno sviluppato - ha detto il segretario generale Mariano Crociata, rispondendo ai giornalisti - una cooperazione davvero ordinaria con i magistrati italiani. Auspico che si sviluppi a tutti i livelli nelle nostre collettività, perchè casi di abiso sui minori purtroppo sono numerosi in tanti ambienti. Da parte nostra è in atto e c'è la massima collaborazione con i giudici".

Peccato che, rispondendo a una domanda specifica, monsignor Crociata abbia escluso che "il reinserimento" dei sacerdoti colpevoli possa costituire un pericolo per i minori. "Il reinserimento - ha affermato - non è mai ritorno alla pastorale ordinaria, un prete che ha avuto questi problemi non torna ad avere la possibilità di contatti con i minori, assolutamente no". In pratica, si sta facendo passare il messaggio che questo c.d. Reinserimento sia cosa buona e giusta, e che se un prete non denucnia un collega pedofilo va tutto bene. Tanto la CEI non avrà nulla da obiettare.

A fronte di centinaia di segnalazioni fatte alle autorità italiane da molte delle vittime, sono stati solo 135 i casi di preti pedofili denunciati dalle diocesi italiani alla congregazione per la dottrina della fede - il dicastero Vaticano responsabile per gli abusi su minori commessi dai preti - tra il 2000 e il 2011. In particolare, di questi 135 casi, 53 sacerdoti sono stati "condannati", senza specificare i provvedimenti presi nei loro confronti dall'autorità ecclesiastica, 4 "assolti", mentre gli altri casi sono ancora in fase di istruttoria. Quanto ai rapporti con la magistratura italiana, 77 dei 135 sacerdoti sono stati denunciati all'autorità giudiziaria, con l'esito di 22 condanne in primo grado, 17 in secondo grado, 21 patteggiamenti, 5 assoluzioni mentre 12 casi sono stati archiviati.


Fonte: Redazione

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