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Montalto nelle Marche, TSO alla mamma autrice del filmato. Interrogazione della Bernardini

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Montalto nelle Marche, TSO alla mamma autrice del filmato. Interrogazione della Bernardini
Rita Bernardini

04/04/2012 - 15.22

Rita Bernardini e i colleghi deputati dei radicali italiani Beltrandi, Farina Coscioni, Mecacci, M. Turco e Zamparutti sono i firmatari di una interrogazione parlamentare depositata lo scorso 3 Aprile al fine di chiedere chiarimenti sulla evoluzione delle circostanze a Montalto nelle Marche, cittadina in cui è ubicata la casa famiglia Dina Sergiacomi. In particolare, il TSO (trattamento sanitario obbligatorio) disposto ai danni di M.C., ossia la mamma ospite di quella struttura e autrice del filmato trasmesso anche a Mattino 5, ha destato clamore per via della indubbia e "sospetta" coincidenza che ad esserne destinataria sia stata proprio colei che ha denunciato le condizioni fatiscenti di parte della comunità. 

 

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-15594

presentata da RITA BERNARDINI martedì 3 aprile 2012, seduta n.616

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI

 

- Al Ministro della salute.

- Per sapere -

premesso che: nelle scorse settimane la stampa e la televisione - a partire dal programma televisivo Mattino 5 andato in onda il 27 marzo 2012 - si sono occupati della comunità alloggio per minori «Dina Sergiacomi» di Montalto nelle Marche (Ascoli Piceno), struttura che ospita bambini con genitori in difficoltà e/o minori allontanati dalle proprie famiglie;

la vicenda - che sta sollevando forte preoccupazione a livello nazionale per via delle presunte irregolarità amministrative che sarebbero state riscontrate all'interno della comunità alloggio dai NAS e, in particolare, per via delle immagini e del documento video che una mamma ospitata in quella struttura ha consegnato ad Antonella Flati, responsabile dell'associazione Pronto soccorso famiglie, e da questa segnalate alle autorità competenti - è già stato oggetto di una interrogazione parlamentare rivolta al Ministro della giustizia e della salute e sottoscritta dalla prima firmataria del presente atto;

lo scorso 31 marzo la signora M.C. - ossia la donna che ha consentito la diffusione del video da lei stessa girato all'interno della struttura nel quale si vedono i locali dove vivono i bambini ospitati dalla comunità alloggio ridotti in condizioni pietose, e comunque non rispondenti agli standard qualitativi che un servizio di questo tipo dovrebbe offrire - è stata sottoposta, in seguito a circostanze tutte da chiarire, ad un trattamento sanitario obbligatorio (T.S.O.), pare solamente perché sorpresa in luogo pubblico in stato di ebbrezza;

la donna, fino a quel momento ospite presso la struttura Dina Sergiacomi insieme ai figli, è stata sottoposta al trattamento sanitario obbligatorio - guarda caso - pochi giorni dopo la diffusione del video da lei stessa girato e, quindi, successivamente ai controlli effettuati dai NAS e dai carabinieri all'interno della predetta comunità alloggio;

attualmente M.C. si trova ricoverata in un ospedale di Ascoli Piceno su richiesta del sindaco di Montalto nelle Marche;

il trattamento sanitario obbligatorio (T.S.O.), istituito dalla legge n. 180 del 1978 e attualmente regolamentato dalla legge n. 833 del 1978 (articoli 33-35), è un atto composito di tipo medico e giuridico, che consente l'effettuazione di determinati accertamenti e terapie ad un soggetto affetto da malattia mentale che, anche se in presenza di alterazioni psichiche tali da richiedere urgenti interventi terapeutici, rifiuti il trattamento;

il concetto di TSO è basato su valutazioni di gravità clinica e di urgenza ed è quindi inteso come una procedura esclusivamente finalizzata alla tutela della salute e della sicurezza del paziente;

dal punto di vista normativo, il trattamento sanitario obbligatorio viene emanato dal sindaco del comune presso il quale si trova il paziente, su proposta motivata del medico. Qualora il trattamento preveda un ricovero ospedaliero, è necessaria inoltre la convalida di un secondo medico, appartenente ad una struttura pubblica;

il sindaco può emanare l'ordinanza di trattamento sanitario obbligatorio nei confronti di un libero cittadino solo in presenza di due certificazioni mediche che attestino che la persona si trova in una situazione di alterazione tale da necessitare urgenti interventi terapeutici;

che gli interventi proposti vengono rifiutati e che non è possibile adottare tempestive misure extraospedaliere;

le tre condizioni di cui sopra devono essere presenti contemporaneamente e devono essere certificate da un primo medico (che può essere il medico di famiglia, ma anche un qualsiasi esercente la professione medica) e convalidate da un secondo medico che deve appartenere alla struttura pubblica;

le certificazioni oltre a contenere l'attestazione delle condizioni che giustificano la proposta di TSO, devono essere motivate nella situazione concreta. In altre parole non dovrebbero essere ammesse certificazioni che si limitano alla mera enunciazione delle tre condizioni sopra indicate, né tanto meno prestampati. Così come non dovrebbero essere prese in considerazione certificazioni che si limitano alla sola indicazione della diagnosi;

l'articolo 33 della legge n. 833 del 1978, istitutiva del servizio sanitario nazionale, stabilisce che gli accertamenti ed i trattamenti sanitari sono di norma volontari;

qualora previsti, i trattamenti sanitari obbligatori devono comunque rispettare la dignità della persona, i diritti civici e politici, compreso, per quanto possibile, il diritto alla libera scelta del medico e del luogo di cura;

l'articolo 33, comma 3 della legge n. 833 del 1978 aggiunge inoltre che gli accertamenti ed i trattamenti sanitari obbligatori devono essere accompagnati da iniziative rivolte ad assicurare il consenso e la partecipazione da parte di chi vi è obbligato

-: quale sia stata l'esatta dinamica degli avvenimenti che hanno portato alla decisione di sottoporre la donna a TSO mediante degenza ospedaliera coatta, chi sia stato a proporre il TSO nei confronti della signora M.C. e se sia nota la ragione per la quale il sindaco di Montalto nelle Marche lo abbia disposto;

se non si ritenga opportuno che siano resi pubblici tutti gli atti in base ai quali è stato attuato tale provvedimento (compresi gli eventuali verbali dei carabinieri); se si intenda in ogni caso fare chiarezza sulla vicenda e verificare per quanto di competenza la regolarità della procedura.(4-15594)


Fonte: Redazione

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Ci sono 6 commenti


21.45  di domenica 15/04/2012
scritto da  per "peppe"
gli ideali degli operatori,non sono paragonabili a quelli di certi personaggi che cercano di destabillzzare tutto solo perchè avversi alla amministrazione comunale,ideali di chiusura verso il diverso,verso lo straniero,verso il bisognoso,verso il sociale, si potranno anche chiudere o non chiudere queste strutture,ma alla notte qualcuno dorme con la coscenza pulita altri magari nò.

14.35  di venerdì 13/04/2012
scritto da  Lorenzo.
referendum per dire NO ai tribunali dei minori.

referendum per dire NO ai finanziamenti pubblici a questi servizi sociali (che servono solo loro stessi).

14.46  di giovedì 12/04/2012
scritto da  Peppe
veramente pare che il tribunale abbia emesso un decreto dove scrive testualmente che la struttura di montalto non era idonea...poveri operatori del sociale che vivono di pane e ideali...!

11.24  di giovedì 12/04/2012
scritto da  operatore del sociale
perdona chi non sa ciò che dice e che sfrutta i mezzi mediatici pur di mettersi in mostra e mette in dubbio l´operato di tante persone che lavorano per il bene comune per per giusti ideali e non per soldi.....

09.26  di venerdì 06/04/2012
scritto da  A Scipione
Condivido.

Sul che fare: si forma un movimento politico!
E si ricorre alla Corte Europea!
Lì, almeno, non ci sono gli italici intrallazzi e le sentenze sono lette da tutta Europa!
Diamo una scossa alla italica super-casta dei giudici arroganti!!


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