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Trento. Proposta di riesame del ruolo e dei poteri dei servizi sociali

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Trento. Proposta di riesame del ruolo e dei poteri dei servizi sociali
Gabriella Maffioletti

28/02/2012 - 11.33

La situazione relativa ai provvedimenti del Tribunale per i Minori in materia di sospensione della potestà genitoriale, sottrazione di minori e comportamenti e competenze dei Servizi Sociali va assolutamente affrontata in ogni ambito e in ogni sede deputata a sviluppare ed approfondire il tema, in quanto non solo arreca sempre laceranti dolori nei nostri cittadini coinvolti, ma spesso suscita notevole perplessità e incomprensione proprio per quanto riguarda la liceità, i modi, i tempi e il merito di detti provvedimenti.

Chi scrive, apprendendo dalla stampa alcune vicende, è a sua volta a conoscenza di situazioni di privazione della perdita della patria podestà e di sottrazione di minori e loro collocamento in comunità nei confronti di genitori che, come succede a tante coppie attraversate da un momento di difficoltà di gestione del proprio rapporto, sono entrate in un percorso guidato dai Servizi Sociali territoriali.

Nei casi di cui sono a conoscenza, i minori sono stati allontanati da uno o da entrambi i genitori principalmente sulla base delle relazioni che gli assistenti sociali hanno rilasciato al Tribunale dei Minori o di perizie psichiatriche e psicologiche di natura soggettiva. Inoltre in tali casi, le situazioni non appaiono essere gravi o non sembrano avere riscontri oggettivi tali da giustificare provvedimenti tanto drastici. Ricordo anche che tali percorsi in strutture protette o famiglie affidatarie, oltre a essere discutibili, sono probabilmente più onerosi per le casse comunali.

Le storie drammatiche di cui la scrivente ha ampia documentazione, confermano quanto denunciato da più parti e in tutt’Italia in merito alla giustizia minorile. In queste vicende emerge spesso il ruolo fondamentale dei "Servizi Sociali territoriali" che costituiscono il braccio operativo e il referente diretto del Tribunale per i Minori.

Ebbene, è proprio sull'interpretazione di questo ruolo che io intendo portare l'attenzione del nostro Consiglio Comunale, in quanto spesso appare confuso, frainteso e contraddittorio, al punto di essere, a buon diritto, oggetto di pesanti critiche.

Nel recente convegno internazionale di Riva del Garda «La tutela dei minori» la situazione è stata denunciata anche dal professor Fabio Folgheraiter della facoltà di sociologia  dell'Università Cattolica  del Sacro Cuore di Milano che ha criticato il sistema dei Servizi Sociali sostenendo che troppo spesso si rifugia in «unità multiprofessionali che costituiscono una sorta di falange contro il nemico-utente».

Perché dunque a volte i Servizi arrivano a considerare l'utente (anche se solo inconsapevolmente) come un nemico?

Oltre alle storie di cui sopra, alla scrivente sono giunte segnalazioni di decreti, perizie e relazioni concernenti l'ambito e l'affido dei minori in cui si rileva un eccessivo affidamento a valutazioni di natura psichiatrica o psicologica rispetto ad accertamenti oggettivi della realtà dei fatti. Ritengo siano queste modalità investigative e valutazioni di natura soggettiva ad aprire le porte a questa "parzialità" e "inimicizia" nei confronti di uno o di entrambi i genitori.

È essenziale quindi rivedere e monitorare in modo indipendente le procedure e protocolli di accertamento delle realtà famigliari da parte dei Servizi Sociali onde evitare queste problematiche. E tali procedure e protocolli dovrebbero prediligere gli aspetti oggettivi e gli elementi fattuali. Ma è anche indispensabile controllare la professionalità e competenza e dei periti ed esperti che operano in questo campo.

I Servizi Sociali devono recuperare la propria neutralità e la propria missione di essere a fianco delle "parti" in quanto bisognose di aiuto, di essere veri servizi alle persone in situazione di sofferenza. In questo senso i Servizi Sociali non devono indulgere nel piacere del potere di sostituirsi ai giudici.

Da loro non deve dipendere l'andamento dei giudizi e dei provvedimenti: a loro spetta di gestire i provvedimenti del Tribunale e non indurli. Ai Servizi Sociali spetta di essere a fianco di bambini e genitori coinvolti in questi casi, in quanto soggetti tutti sofferenti, senza parteggiare, senza mettere in atto comportamenti premianti o punitivi, come se dovessero sposarsi con le tesi dei giudici, dei periti, o degli avvocati.

I Servizi Sociali devono recuperare una propria autonomia di ruolo, quello di essere dei veri servizi alla persona, e basta.

Nel corso della riunione della Commissione consiliare per le pari opportunità, politiche sociali e abitative dell’ 8 febbraio 2012 il Vicepresidente dott.ssa Gerosa Francesca ha sollevato la questione della mancanza di una chiara definizione dell’osservatorio di garanzia indipendente in termini di elezione e designazione dei membri componenti, poteri ispettivi e sanzionatori, copertura finanziaria, ecc.

Alla luce delle recenti prese di posizione, attacchi politici e personali  tentativi di limitare i poteri ispettivi dei consiglieri, ecc. che avrò modo di relazionare in dettaglio in un altro documento, è evidente che è in atto un tentativo di impedire qualsiasi verifica esterna dell’operato dei servizi sociali e il tentativo maldestro di ripiegare su un organo oggettivamente privo di qualsiasi reale efficacia e potere come il garante per l’infanzia all’interno dell’ufficio del difensore civico è un ulteriore motivo di sospetto. Ritengo che l’istituzione un osservatorio non sia solo auspicabile ma indispensabile. In tutti gli apparati istituzionali e burocratici esiste la possibilità che si sviluppino delle pratiche riprovevoli o che si commettano degli errori o degli abusi. Ma le pervicace e persistente attività della giunta e dell’amministrazione volta a bloccare qualsiasi tentativo di ispezione sul loro operato ci obbliga, come rappresentanti dei cittadini, a istituire questo organo, non foss’altro che per il legittimo sospetto generato da tanta ostilità e prepotenza.

Quando l’Assessore alle politiche sociali mi ha attaccato pubblicamente durante il Consiglio delle donne, non ho potuto fare a meno di pensare all’impotenza di un normale papà o mamma di fronte a un apparato talmente potente e prepotente, se tale apparato non esita a scagliarsi pubblicamente contro un consigliere comunale che comunque ha qualche possibilità di difendersi. A questo punto, da parte della commissione, chinarsi supinamente davanti alla giunta e all’amministrazione sarebbe una chiara violazione del mandato assegnato a ciascuno di noi dai cittadini con il loro voto.

 

Gabriella Maffioletti, Consigliere comunale di Trento

 

IN ALLEGATO LA PROPOSTA


Fonte: Redazione

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C'è 1 solo commento


11.41  di sabato 10/03/2012
scritto da  max
Ciao Gabriella. stai facendo un bel lavoro . continua cosi siamo tutti d´accordo con te . !!!


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