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Pedofilia. Le vittime Usa e tedesche si uniscono in un gruppo di autotutela

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Pedofilia. Le vittime Usa e tedesche si uniscono in 

un gruppo di autotutela

22/03/2010 - 15.17

Quello che si presenta come "la più grande e fortemente visibile" associazione di vittime di preti pedofili, l´americana "Snap", ha annunciato la creazione nell"area europea di lingua tedesca", quindi Germania, Austria e Svizzera, di un gruppo di autotutela per persone abusate da religiosi. L´annuncio è contenuto in un invito ad una conferenza stampa che si tiene nel primo pomeriggio di oggi a Monaco di Baviera ed in cui, segnala un comunicato della stessa associazione con sede a Chicago, verrà avanzata la "richiesta di un´inchiesta statale sulle diocesi tedesche" (come "ha fatto il governo irlandese"). La conferenza stampa si svolgerà nel pomeriggio davanti alla sede amministrativa dell´arcivescovado di Monaco e vi parteciperanno "due famose vittime di abusi da parte di ecclesiastici negli Stati Uniti", annuncia ancora la nota. La creazione del gruppo di autotutela avviene "su richiesta di vittime in Germania", e sono previste iniziative pubbliche di Snap anche "diversi paesi europei". Snap, attiva dal 1988, vanta novemila aderenti negli Usa e altri paesi nel mondo. CHIESA TEDESCA AMMETTE. ABUSI NASCOSTI PER ANNI MONACO DI BAVIERA - Il ´mea culpa´ di aver coperto e insabbiato lo scandalo dei preti pedofili alla fine è arrivato dal pulpito più alto della Chiesa cattolica tedesca: quello del presidente della Conferenza episcopale, Robert Zollitsch, in una domenica piovosa in cui un altro vescovo in prima linea, quello di Ratisbona, ha definito in sostanza ´nazista´ la campagna mediatica che non sta risparmiando da sospetti di sottovalutazione neanche papa Benedetto XVI. L´omelia più attesa oggi era quella del duomo di Monaco di Baviera, la regione meridionale patria del pontefice e crocevia di due dei casi più clamorosi emersi tra i circa 250 censiti a livello semi-ufficiale. Ma il circo dei media ha coperto gli inni sacri e le dense nuvole d´incenso che si alzavano nella cattedrale-simbolo della città (quella con le due cupole di ottone a forma di cipolla), attraverso il clamore di un´intervista ad un settimanale in cui Zollitsch ha ammesso che la Chiesa cattolica tedesca ha nascosto "per anni" i casi di abusi sessuali commessi da religiosi nei confronti di minori. "Sì, questo è successo - ha ammesso monsignor Zollitsch riferendosi agli episodi di abusi poi nascosti -. Da anni, tuttavia, seguiamo un corso opposto". La Chiesa, ha sostenuto, non è stata la sola a comportarsi in questo modo: gli abusi sessuali su minori "sono stati tenuti segreti nell´intera società per decenni". "Il fatto che abusi così numerosi abbiano avuto luogo anche nelle nostre istituzioni, mi fa vergognare e mi provoca enorme spavento. Ogni singolo caso oscura il volto di tutta la Chiesa", ha detto Zollitsch in un´ammissione che richiama quella fatta giorni fa dal capo-inquisitore sui casi di pedofilia in Germania, il giovane vescovo di Treviri Stephan Ackermann. Meno clamorosa in Germania, per via della tendenza a non calcare la mano sul tragico passato tedesco, è stata la predica in cui il vescovo di Ratisbona, Gerhard Mueller, ha accostato l´attuale copertura mediatica dello scandalo dei preti pedofilia alla persecuzione della Chiesa da parte del nazismo, "nemico del Cristianesimo" e dell´Umanità. Mueller ha denunciato una "campagna contro la Chiesa" che getta "fango" anche su un´istituzione come il coro delle voci bianche di Ratisbona, i celebri "Domspatzen" o "passerotti del duomo", nel cui nido sono stati accertati almeno due casi di abusi: uno di questi risale al periodo in cui il fratello maggiore del papa, mons. Georg Ratzinger, ne era storico direttore. Diversi altri sono stati denunciati appunto sui media. Alla stazione di Monaco, tra i chioschi di salsicce e ciambelle salate, era già disponibile la versione cartacea di uno fra i più autorevoli di questi mezzi d´informazione tedeschi, il settimanale Der Spiegel, che cita l´esistenza di documenti e fornisce dettagli sul caso del prete pedofilo che papa Ratzinger - quando era arcivescovo - aveva accettato di far curare nella propria diocesi di Monaco di Baviera nel 1980 ma che poi era stato impiegato pericolosamente in attività pastorali a contatto con minori per dichiarata colpa del suo vicario, Gerhard Gruber. In un sottotitolo, lo Spiegel sostiene che "proprio il papa, da arcivescovo di Monaco, non prese sul serio il problema di un violentatore di bambini". In sostanza, il settimanale pone la questione se Ratzinger abbia visto o meno una "nota" che il suo vice avrebbe fatto pervenire alla sua segreteria nel momento in cui consentì al sacerdote (il cosiddetto "padre H.") di tornare ad occuparsi anche di bambini finendo poi per abusare di alcuni di questi in maniera acclarata da un tribunale quando peraltro Ratzinger era già a Roma da Prefetto della Congregazione della fede.

Articolo dall´inviato ANSA Rodolfo Calò


Fonte: Redazione - ANSA

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