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Montalto (AP), in casa famiglia una madre non riesce a contattare il mondo esterno. ADIANTUM interviene

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Montalto (AP), in casa famiglia una madre non riesce a contattare il mondo esterno. ADIANTUM interviene

12/02/2012 - 16.48

La nostra inviata Antonella Flati ci riporta alcune circostanze che coinvolgerebbero una casa famiglia sita nelle Marche, esattamente a Montalto (AP). Qualche giorno fa, la Flati riceveva una richiesta di aiuto da parte di M.G., ospite di quella struttura già da diversi mesi, la quale denunciava la mancanza di riscaldamento e acqua calda all'interno della casa di accoglienza, nonostante la situazione metereologica in atto (- 7 gradi).

ADIANTUM, grazie alla Flati - la quale ha appena fondato FAS (Famiglia Sempre), una unità di pronto intervento contro i disagi causati dai servizi sociali - si è messa in contatto con questa mamma per accertare che i fatti fossero veritieri. M.G. confermava tutto, aggiungendo che i termosifoni funzionavano poche ore al giorno, e che i bambini tremavano per il freddo.

Come tutti sanno, le case famiglia ricevono dagli enti locali circa 150 euro al giorno per ogni ospite, per cui la mancanza di riscaldamento appare come una stranezza. A seguito del contatto diretto della Flati, i due responsabili pare si siano rifiutati di garantire che i minori erano ben tenuti, riscaldati a sufficienza e, di contro, hanno cominciato a tempestare la nostra inviata di domande sulla identità della persona che aveva segnalato il disservizio. Mantenuto l'anonimato sulla fonte, dopo aver chiamato l'ufficio del sindaco per avere rassicurazioni sul ripristino del riscaldamento, M.G. ha confermato che i termosifoni erano accesi, ma la sua voce - riferisce la Flati - faceva trasparire che qualcosa non andasse per il verso giusto. Infatti, contattata su Facebook attraverso un gruppo di cui fa parte, M.G. scriveva testualmente "denunciateli".

Per meglio comprendere cosa stesse realmente accadendo, si è cominciato a chiedere informazioni sulla struttura attraverso una operatrice che si occupa sul territorio marchigiano di minori, e proprio da questa persona - la cui identità teniamo per il momento riservata - siamo venuti a conoscenza che già alcuni mesi prima M.G. l'aveva contattata denunciando diversi problemi che, a suo dire, sarebbero causati dalla gestione della casa famiglia. Queste rimostranze pare siano anche state raccolte in una denuncia, che nessuno ha voluto accogliere.

La vicenda si fa torbida. La nostra operatrice, C.C., si mette in contatto col sindaco di Montalto, ma non riesce a parlare con lui. Immediatamente dopo, chiama M.G., la quale avrebbe riferito che all'interno della struttura ci sarebbero mamme tossicodipendenti, e che nello statuto pare non sia prevista questa possibilità, non essendo quella casa una comunità di recupero per chi è affetto da dipendenza da stupefacenti. In più, M.G. avrebbe aggiunto che tra questa categoria di ospiti ci si scambierebbe il metadone, sostanza sintetica la cui assunzione dovrebbe essere ammessa solo presso il SERT. A questo punto, l'educatrice della casa famiglia avrebbe interrotto bruscamente la conversazione, comunicando "in diretta" il sequestro dell'apparecchio cellulare dell'ospite "perchè nessuno può fornire all'esterno notizie sulla struttura".

Da questo momento in poi nessun contatto è più avvenuto, neanche attraverso il web. La Flati, molto preoccupata, ha chiamato ripetutamente la casa famiglia per avere notizie, ma solo dopo molti tentativi ha ricevuto l'invito a richiamare lunedì 13/2 "per ordini ricevuti dal responsabile". Solo quando la nostra inviata si è qualificata come tale - chiedendo nome e cognome dell'operatrice telefonica, nonchè gli estremi del provvedimento emesso dal tribunale in cui si fa divieto ad M.G. di ricevere telefonate -, come per miracolo, si è riusciti finalmente a parlare con l'interessata, la quale avrebbe raccontato di essere stata privata di qualunque mezzo di comunicazione (telefono e  pc), e che anche il contatto con il suo legale e le sarebbe stato impedito. Il racconto di M.G. sembra essere quello di una persona sotto sequestro. M.G. si troverebbe in una situazione quantomeno discutibile: vorrebbe presentare una nuova denuncia, ma non può comunicarlo al suo avvocato.

A fronte di questa relazione, e per meglio definirne gli eventuali contorni di rilievo civile, penale ed amministrativo, ADIANTUM chiederà chiarimenti ai responsabili della casa famiglia, e in mancanza di elementi sufficienti informerà le autorità competenti di quanto starebbe accadendo, chiedendo di inviare ispezioni all'interno della struttura per verificare sia le condizioni di M.G., sia quelle di tutti i minori ospiti che lì vengono ospitati.


Fonte: Redazione

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C'è 1 solo commento


17.11  di domenica 19/02/2012
scritto da  Alberto Gigante
Ma una richiesta d´intervento ai Carabinieri per verificare la fondatezza o meno dei disagi perchè non si è fatta? Sicuramente col passare del tempo (O MAGARI ANCHE CON MINACCE)le dichiarazioni dei residenti potrebbero essere diverse....Non darei ai proprietari della struttura l´opportunità di modificare le cose.


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