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Rapporto ISTAT sulle famiglie separate: un quadro ben diverso da quello che ci raccontano

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Rapporto ISTAT sulle famiglie separate: un quadro ben diverso da quello che ci raccontano
ISTAT

08/12/2011 - 20.34

Dopo la relazione dell'Ordine nazionale psicologi, quello dell'ISTAT era il rapporto più atteso, perchè conferma quanto enunciato, in linea di principio, dai professionisti della psicologia e perchè, sopratutto, costituisce la "prova provata" di quanto l'attuale sistema sia iniquo.

Le conclusioni dello studio denominato ''Condizioni di vita delle persone separate, divorziate e coniugate dopo un divorzio'' (vedi allegato a margine dell'articolo) sono ben diverse dai numeri sciorinati dalle istituzioni - magistratura e avvocatura nazionale, in primis, con il contorno della Casellati -e fotografano una realtàche le associazioni hanno denunciato già da oltre 5 anni: i figli restano a vivere con la madre, dormono pochissimo dal padre, peggiorano il loro rendimento scolastico e il loro stile di vita.

Ecco i numeri del falso condiviso. A seguito dello scioglimento dell'unione, i figli sono rimasti a vivere per lo piu' con la madre: nel caso di persone separate di fatto, cio' e' avvenuto nel 54,5% dei casi; tra le persone separate legalmente o divorziate l'affidamento esclusivo alla madre e' stato stabilito nel 57,7% dei casi; nei casi in cui l'affidamento e' stato condiviso o alternato (32,9%), ben il 61,5% delle donne dichiara che nei due anni successivi allo scioglimento dell'unione i figli dormivano sempre nella propria casa.

Nella maggioranza dei casi, le madri con cui sono rimasti a vivere i figli (nel caso di donne separate di fatto), o cui sono stati affidati esclusivamente (nel caso di donne separate legalmente, divorziate o coniugate nuovamente), riferiscono che i figli non hanno mai dormito a casa del padre nei due anni successivi alla separazione (52,8%), solo il 13% dichiara che i figli hanno dormito almeno qualche volta a settimana a casa del padre, il 22,7% qualche volta al mese e l'11,6% con altra frequenza (a periodi alterni o in alcuni periodi).

Ancora più grave il dato riguardante la perdita affettiva vera e propria. Se si considerano solo le madri di figli che non hanno mai dormito a casa del padre, il 20,8% sostiene che i figli hanno trascorso del tempo con il padre almeno una volta a settimana, il 41,2% con minor frequenza e il 38% che non lo hanno mai frequentato o che hanno perso i contatti (155 mila individui). Inoltre, a seguito della separazione, il rendimento scolastico dei figli peggiora nel 20,7% dei casi e nel 6% il peggioramento e' stato tale da determinare una bocciatura o il rinvio di esami universitari.

I numeri riportati dall'Istituto nazionale di statistica sono relativi al 2009, ma la circostanza non inganni. Già in quell'anno, infatti, gli emissari politici della magistratura di merito e una certa parte dell'avvocatura - a cui è caro il conflitto - sostenevano che il condiviso (sappiamo bene quale tipo) venisse applicato in percentuali bulgare, oscillanti tra il 75 e l'85%. Ebbene, quel 57,5% di affidi esclusivi la dice lunga sulla mala fede che si annida dietro certe dichiarazioni roboanti, tese solo a disinformare i cittadini e a fare cassa di stipendi indegni e parcelle immeritate. E se è vero che la "fotografia" dell'ISTAT riguarda in parte anche le separazioni avvenute prima della entrata in vigore della riforma, l'aumento esponenziale delle separazioni intervenute nell'ultimo decennio, combinato con le percentuali di condiviso dichiarate, avrebbe dovuto abbattere di molto quell'impietoso 57,5% di affidi esclusivi.

Senza sconti anche lo scenario che riguarda i cambiamenti intervenuti nelle condizioni economiche della famiglia a seguito dello scioglimento dell'unione. Tali cambiamenti, infatti, possono determinare difficolta' di accesso per i figli all'assistenza medica, alle vacanze o ad attivita' del tempo libero. E' un dato che dovrebbe far riflettere i sostenitori del "tenore di vita precedente" i quali, nel più totale oblio dell'intelligenza, continuano a seminare povertà di genere nell'illusione che, in caso di separazione, 2 + 2 faccia ancora 4.


Fonte: Redazione

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Ci sono 4 commenti


21.04  di mercoledì 14/12/2011
scritto da  rosario
si parla tanto di condiviso forse sono stato un po fortunato più di altri già nel 2005 separazione consensuale affidamento dei figli al padre con un contributo di 2.50.00€ al giorno per ciascuno dei figli totale 5.00 € meno di una colazione al bar eppure la madre pur lavorando non collabore nemmeno in questo querele nessuna risposta .

allora mi chiedo: cosa devo condividere con una persona che non vuole condividere ne la colazione per i suoi figli ne il tempo avendo ma disposizione 15 giorni mensili vede i figli per sua scelta 2 giorni al mese?

automunita dista 5 minuti da casa mia.

09.02  di domenica 11/12/2011
scritto da  Antonello1
Cara Dayane in statistica i dati bisogna saperli leggere. E´ necessario fare delle comparazioni e leggere alcuni dati in relazione ad altri. Il dato se preso singolarmente corre il rischio di farti dare una interpretazione sbagliata, magari di comodo. Ma tu forse questo lo sai.

01.33  di sabato 10/12/2011
scritto da  Guit
Ho notato che nel prospetto sul rischio di povertà dell´Istat, i padri separati risultano *meno a rischio* della popolazione maschile adulta generale e degli stessi coniugati. Vi pare possibile? Come hanno fatto quei calcoli? Ok il reddito equivalente, ma la risultanza in questo caso è assurda e irreale.
Sulla base dello stesso prospetto da cui si desume che le donne sono più svantaggiate, emerge che io per correre meno rischi possibili, anche se di poco, mi dovrei prima sposare e poi divorziare.

Saluti


10.18  di venerdì 09/12/2011
scritto da  Dayane
Ho letto questo articolo e mi sono incuriosita così sono andata a leggere le direttamente il rapporto e i dati presenti in questo articolo non mi sembrano in linea con il rapporto.
Infatti dal 2006 l´affidamento condiviso è stato previsto nell´86,2 % dei casi e il 12,2% è stato disposto l´affidamento esclusivo alla madre. Il rapporto parla di netta inversione di tendenza circa il regime di affidamento. Magari ho letto il rapporto spagliato.

- A partire dal 2006, in concomitanza con l’introduzione della nuova legge , la quota di affidamenti
concessi alla madre si è fortemente ridotta a vantaggio dell’ affido condiviso. Il sorpasso vero e
proprio è avvenuto nel 2007 (72,1% di separazioni con figli in affido condiviso contro il 25,6% di
quelle con figli affidati esclusivamente alla madre) per poi consolidarsi ulteriormente. Nel 2009 le
separazioni con figli in affido condiviso sono state l’86,2% contro il 12,2% di quelle con figli affidati
esclusivamente alla madre. La quota di affidamenti concessi al padre continua a rimanere su livelli
molto bassi. Infine, l’affidamento dei minori a terzi è una categoria residuale che interessa meno
dell’1%dei bambini.
Nel Mezzogiorno dove, come segnalato in precedenza, i coniugi trovano più difficilmente un
accordo per una gestione consensuale della crisi matrimoniale, anche la modalità di affido
condiviso scende all’80,5% (rispetto a un valore nazionale pari a 86,2%) nelle separazioni e a
58,8% nei divorzi (rispetto a un totale nazionale pari a 68,5) (Tabella 3). Tuttavia, i valori mostrati
dal Mezzogiorno si stanno via via allineando con quelli delle altre ripartizioni -

Come mai questo divario così netto fra i dati del rapporto e i dati dell´articolo?


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