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Le gemelline Sarcina e il tribunale minori di Bari oggetto di interrogazione parlamentare

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Le gemelline Sarcina e il tribunale minori di Bari oggetto di interrogazione parlamentare
Saverio Sarcina

20/11/2011 - 01.25

Un piccolo tassello si aggiunge alla lotta di Saverio Sarcina, papà di due gemelline che, nonostante i numerosi appelli al buon senso e la presenza di due genitori pronti ad accudirli, rimangono ostaggio dei servizi sociali e del tribunale dei minori di Bari. I deputati radicali, in blocco, hanno depositato una interrogazione parlamentare per cercare risposte laddove, da chi dovrebbe darle in prima persona, non arrivano quasi mai. Dal contenuto dell'atto si evince chiaramente come ci sia stato uno "strano" cambiamento di rotta, sulle intenzioni del tribunale, allorquando Saverio Sarcina ha cominciato a protestare civilmente di fronte al palazzo di giustizia. Per alcuni si potrebbe trattare di una ritorsione, ed è proprio questo aspetto che i parlamentari radicali vogliono chiarire con i ministri destinatari dell'interrogazione.

Ecco il testo dell'interrogazione, promossa da ADIANTUM presso i radicali italiani, da sempre sensibili alle questioni di malagiustizia. 

 

ATTO CAMERA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/13931

Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16 Seduta di annuncio: 550 del 17/11/2011
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 17/11/2011
Ministero destinatario:
  • MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
  • MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 17/11/2011

 

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI.

- Al Ministro della giustizia, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali.

- Per sapere -

premesso che: su La Gazzetta del Mezzogiorno del 17 ottobre 2011 è apparso un articolo di G.L. intitolato «I genitori cercano un accordo - Bimbe contese: l'uomo aveva inscenato una protesta davanti al Tribunale per i minorenni», nel quale viene raccontata la drammatica vicenda di S.S. 33 anni, al quale sono state tolte le figlie e che proprio per questo da diversi mesi sta portando avanti una pacifica e civile protesta davanti al tribunale per i minori di Bari.

La stessa notizia è stata ripresa dal Quotidiano di Bari e Provincia lo scorso primo novembre 2011 in un articolo scritto da Francesco De Martino e intitolato «Porterò la mia croce davanti a istituzioni e tribunali baresi - Continua la protesta, davanti al Tribunale per i minori di Bari, del commerciante all'ingrosso di Trinitapoli che rivuole le sue figliole»;

la vicenda narrata negli articoli sopra citati può essere riassunta nel modo che segue: a seguito di una nota trasmessa dai servizi sociali di Trinitapoli, con la quale si denunciava la condizione di presunto pregiudizio in cui vivrebbero le minori A e F. S., è stato promosso dalla procura della Repubblica presso il tribunale per i minorenni di Bari un procedimento sulla potestà, attesa l'incapacità della madre di prendersi cura delle figlie, e stante la presunta elevata conflittualità della donna con il padre delle due minori;

il tribunale per i minorenni di Bari, con provvedimento del 24 novembre 2010, disponeva quindi l'affido delle medesime minori, di appena due anni e mezzo, ai servizi sociali di Trinitapoli e le collocava, unitamente alla madre signora L.C. presso una struttura comunitaria idonea alla realizzazione di interventi volti al recupero psicofisico della madre (a causa di un gesto autolesionistico compiuto dalla medesima), stabilendo altresì che gli incontri delle minori con il padre dovessero avvenire in forma protetta a scopo di cautela;

dopo una serie di accertamenti, il tribunale per i minorenni di Bari, con provvedimento del 9 febbraio 2011, dopo aver affermato (testuale) che «Le minori hanno un ottimo rapporto con il padre e su questo non vi è dubbio», disponeva solo un percorso di deistituzionalizzazione della madre e delle bambine, prevedendo il loro graduale rientro a Trinitapoli da attuarsi entro e non oltre il mese di maggio 2011;

successivamente, e del tutto incomprensibilmente, lo stesso tribunale per i minorenni, con provvedimento del 20 aprile 2011, nonostante avesse precedentemente accertato l'ottimo rapporto delle minori con il padre, disponeva (testuale): «la sospensione dei rientri delle minori nella città di Trinitapoli»;

tale repentino cambiamento di indirizzo da parte del tribunale per i minorenni di Bari e, quindi, la decisione di sospendere il rientro delle minori a casa, veniva motivato dall'autorità giudiziaria sulla base di una richiesta della madre di anticipare il rientro a casa delle minori ed anche, incredibile a dirsi, sulla base di una civilissima e pacifica protesta attuata, davanti alla sede del tribunale, dal padre delle due minori al fine di rivendicare il proprio diritto alla genitorialità. Ed invero nel citato provvedimento del 20 aprile 2011 adottato dal tribunale per i minorenni di Bari è dato leggere quanto segue: «(...) considerato che il successivo giorno 4 aprile la Sig.ra C.L. ...inviava un fax al tribunale nel quale chiedeva di poter anticipare il rientro a casa... e considerato che nella stessa giornata S.S. inscenava innanzi al Tribunale per i Minorenni una manifestazione di protesta consistente nell'esposizione di un tabellone appeso alla recinzione apposta di fronte al Tribunale, nelle esposizione di due cartelli da lui indossati e nella distribuzione ai passanti di volantini, oltre che nella spiegazione ai passanti dei fatti, a mezzo megafono, lamentando l'allontanamento delle figlie da Trinitapoli e il loro collocamento in comunità (...)»;

inoltre, con successivo provvedimento del 1o giugno 2011, il tribunale per i minorenni di Bari ordinava addirittura l'immediata sospensione degli incontri del padre con le minori (provvedimento poi tempestivamente impugnato dagli avvocati dell'interessato);

in considerazione della gravità di quanto stava accadendo e, soprattutto, nell'interesse delle due minori, i legali di fiducia del padre e della madre delle bambine depositavano congiuntamente, in data 10 ottobre 2011, una istanza di affido condiviso rendendo sostanzialmente vano l'argomento del presunto - e mai provato - stato di litigiosità fra i genitori delle piccole A. e F. utilizzato dalle istituzioni per addivenire ai provvedimenti innanzi richiamati;

il tribunale per i minorenni di Bari respingeva l'istanza di affido condiviso rinviando ogni decisione in merito all'esito del deposito dell'elaborato peritale;

con successiva istanza d'urgenza del 20 ottobre 2011, sempre a firma congiunta dei legali del padre e della madre delle minori, le richieste di affido condiviso delle bambine venivano reiterate atteso lo stato di salute delle piccole A. e F. e stante il fatto che ormai le minori non potevano essere ulteriormente collocate presso la struttura che le ospita unitamente alla loro madre; il tribunale per i minorenni di Bari, rigettava nuovamente l'istanza rinviando ogni decisione in merito all'esito del deposito dell'elaborato peritale;

nella presente vicenda non vi è mai stato alcun provvedimento di decadenza della potestà genitoriale nei confronti dei due genitori e tanto meno del signor S.S. il quale si è sempre preso cura delle minori ed è economicamente in grado di sostenere le stesse, essendo titolare di una azienda agricola e disponendo di una abitazione in grado di ospitare entrambe le figlie;

l'articolo 1 della legge n. 184 del 1983 dà priorità all'esigenza del minore di crescere all'interno della famiglia naturale, così valorizzando il legame naturale del figlio con la famiglia d'origine. Il rilievo del legame di sangue è tanto forte da importare che la crescita del minore in seno alla famiglia naturale può essere sacrificata solo a fronte di una oggettiva situazione di mancanza di cure materiali e morali da parte dei genitori e dei prossimi congiunti, che possa gravemente pregiudicare lo sviluppo e l'equilibrio psico-fisico del minore (Corte di Cassazione Sezione I civile, 14 aprile 2006, n. 8877);

in nessuno dei decreti emessi dal tribunale dei minori di Bari si ravvisa tale «oggettiva situazione di mancanza di cure materiali e morali da parte dei genitori delle minori»; il che fa sorgere il fondato sospetto che i provvedimenti finora assunti dall'autorità giudiziaria siano stati in qualche misura indotti o comunque condizionati dalla protesta pacifica del signor S.S.;

ad avviso degli interroganti, tutto ciò rappresenta un danno per le due bambine che, anche in caso di separazione dei genitori, hanno tutto il diritto di mantenere, se non la famiglia, almeno relazioni positive con ciascun genitore, onde prevenire sofferenze psicologiche e danni allo sviluppo della loro personalità;

peraltro il mantenimento delle due minori in comunità, ancorché immotivato, costituisce un aggravio di costi per gli enti pubblici locali, stimabile in almeno 8.000,00 euro mensili; sarebbe opportuno appurare: a) se siano stati garantiti nei confronti delle due minori citate la tutela dell'incolumità fisica e psicologica e l'ascolto delle loro ragioni, ed in generale i diritti garantiti dalla Convenzione di New York sui diritti del fanciullo, e se ci siano eventuali ragioni amministrative che impediscano la loro permanenza nel contesto familiare in cui sono cresciute; b) se le minori siano state adeguatamente tutelate nel loro diritto di continuare a godere dell'affetto di entrambi i loro genitori che rappresentavano il loro unico punto di riferimento

-: se il Ministro della giustizia non ritenga opportuno assumere, nell'ambito delle proprie competenze, iniziative, con riferimento a quanto descritto in premessa, al fine di verificare l'eventuale sussistenza di presupposti idonei a promuovere un'azione disciplinare; se il Governo non ritenga necessario verificare quanti siano all'anno i collocamenti in casa famiglia o in comunità disposti dal tribunale dei minori di Bari nei casi in cui esista un genitore idoneo che abbia un forte legame affettivo con il figlio e se disponga di elementi in ordine all'importo annuale delle spese relative ai collocamenti in comunità o case famiglia disposti dal tribunale dei minori di Bari, considerando che il costo per lo Stato in media varia dai 70 ai 300 euro al giorno per ciascun minore.

(4-13931)


Fonte: Redazione

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