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Trieste. Scarsa empatia, e i servizi sociali sottraggono il bambino al padre

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Trieste. Scarsa empatia, e i servizi sociali sottraggono il bambino al padre
Il tribunale di Trieste

04/11/2011 - 21.44

Vieni, piccolo, c'è qualcuno che ti deve parlare..... Con questa frase la maestra ha portato Mattia (il nome è di fantasia) verso l'abbraccio dei servizi sociali, che hanno sottratto il bimbo di 9 anni al padre accusato di un gravissimo reato, quello di essere 'poco empatico'.

Con la complicità di quella che doveva essere una persona di fiducia, quindi, i servizi hanno decretato, in puro stile da psico-polizia, l'inizio del calvario di Vito Gigante, papà di Mattia, il quale sconta un altra colpa, e cioè quella di avere 69 anni. Una motivazione che non sarebbe ritenuta sufficiente per allontanare un bambino dalla propria famiglia, per cui si è riusciti a confezionare un "abito" su misura, quello della scarsa empatia.

Questa volta a saziare la "fame di sottrazione" - che notoriamente può sfociare in frenesia alimentare, con il pericolo che venga preso il primo bambino che capita - ci ha pensato il tribunale di Trieste. Mercoledì mattina due ispettori di polizia e due assistenti sociali si sono presentati nella scuola frequentata dal bambino e con la complicità della maestra se lo lo sono portati via. Nel frattempo, nessuno, a iniziare dal dirigente scolastico, ha avuto lo scrupolo, ha sentito l’obbligo umano, di avvisare il padre.

Ci ha provato il bambino a chiamarlo con il cellulare. Peccato che chi era con lui glielo abbia strappato di mano mettendo giù alla prima risposta. Solo dopo diverse ore a Vito Gigante è arrivata una telefonata da Porto Marghera in cui veniva informato che il bambino stava lì, e gli veniva ordinato di preparare una borsa con le sue cose e di recapitarla alla struttura il prima possibile. Non lo hanno fatto parlare con il figlio nemmeno per pochi minuti, in compenso è stato informato che nessuno avrebbe potuto fargli visita almeno per un mese e che per ogni richiesta sarebbe stato necessario passare attraverso l’assistente sociale.

Vito Gigante è un uomo separato dalla sua seconda moglie, padre di due ragazzi a lui affidati e al quale Mattia, il più piccolo, è stato così “rubato” dalle istituzioni. È bastato poco a un giudice per distruggere la vita di una famiglia e traumatizzare un bambino di 9 anni che mai e poi mai si sarebbe voluto separare dall’uomo che lo ha cresciuto e che lo ama - forse poco “empaticamente”, per dirla con gli assistenti sociali. Sono bastate quattro righe di un’assitente sociale per convincere un giudice. E un aggettivo, “poco empatico”, che pesa più di una condanna.

ADIANTUM ha già inviato al tribunale una richiesta urgente di chiarimenti, mettendo per conoscenza l'ispettorato del Ministero della Giustizia. Nei prossimi giorni, inoltre, verrà proposta una interrogazione parlamentare - l'ennesima sui servizi sociali. Anche l'Osservatorio Nazionale Infanzia e Adolescenza verrà informato grazie all'intervento di Claudio Alberghini, membro esperto nominato dai ministri Giovanardi e Sacconi.


Fonte: Redazione

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Vito Gigante, il papà del bambino sottratto
Vito Gigante, il papà del bambino sottratto

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Ci sono 11 commenti


04.28  di luned├Č 07/11/2011
scritto da  massimo Rosini
A me ├Ę stata data la stessa etichetta pressapoco. " triste e poco interessato" anche se ho seguito mia figlia oggettivamente pi├╣ della madre: io per├▓ la vedo non spesso quanto vorrei ma la vedo. Perci├▓ se al signore pu├▓ servire, mettetelo pure in contatto con me. Potrebbe essere utile dimostrare la difformit├á dei comportamenti dello Stato.

14.08  di domenica 06/11/2011
scritto da  Marcello.
Servizi Sociali!! La cosa non mi stupisce.
├ę una vergogna ed una mascalzonata.
Cosa si aspetta a togliere potere a questi operatori,disfattisti di famiglie!!.
Incapaci,che operano seguendo un cinico schema mirato al profitto,
Insensibbili ed incuranti dal dolore che provocano.....

"chi sa xche,sono tutte Donne,e quasi sempre senza Figli"!!



13.52  di domenica 06/11/2011
scritto da  Luca Bianco Venezia Mestre
La motivazione delle ss che ha portato alla sottrazione del bambino ├Ę che il pap├á sarebbe, a detta loro, scarsamente emotivo. L´educazione dei maschi ├Ę improntata su un modello di uomo poco emotivo, altrimenti lo si identifica con una "femminuccia". Di cosa allora stanno incolpando quest´uomo? Di essere conforme ad un modello diffuso di uomo?
E un´altra domanda: che uomini vogliamo per il futuro? Personalmente non sposo l´anaemotivit├á maschile, ma ├Ę pur vero che ├Ę piuttosto diffusa.

08.31  di domenica 06/11/2011
scritto da  Luca da V ICENZA
Invito tutti all´iniziativa di unirci in un contenitore virtuale dei nostri voti e se ci uniamo possiamo dire la nostra .


Vrotti luca 3388673264

16.39  di sabato 05/11/2011
scritto da  angelo

A Bruno , Armando e a tutti quelli che leggono questo commento ricordate che il tempo delle chiacchiere e delle false promesse è finito ora dobbiamo fare i fatti e con un po di buon senso e di volontà da parte di tutti coloro che ancora tengono ai propri figli penso che possiamo ancora fare qualcosa di concreto per noi e sopratutto per il frutto del nostro amore. Ricordatevi che se ci uniamo possiamo fare tanto rumore se stiamo sempre qui a commentare senza agire non andremo mai da nessuna parte. La mia e-mail è arpaia1971@libero.it ciao a tutti.



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