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Mamma cattolica e padre ateo in tribunale per il catechismo. Alla faccia del buon senso

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Mamma cattolica e padre ateo in tribunale per il catechismo. Alla faccia del buon senso

09/09/2011 - 11.20

Finisce in tribunale il caso della coppia di genitori di Trento che, evidentemente non avendo altro da pensare, trovano il modo di litigare anche sulle questioni più semplici e lineari. I due genitori, ex conviventi, non sono d'accordo su chi dei due debba accompagnarte al catechismo la piccola figlia e pertanto si rivolgono al tribunale, affinché decida.

Questo, come tanti altri, è l'esempio di quanto possa essere distorto il dettato della legge sull'affido condiviso ed anche il buon senso comune che dovrebbe accompagnare le decisioni da prendere sui propri figli.

In questo caso la coppia si era accordata per l’affidamento condiviso e la bambina, di nove anni, è stata iscritta al catechismo dalla madre cattolica praticante, in vista della prima comunione. Il padre, che non ha interferito sull’educazione religiosa imposta dalla madre, da non credente si rifiuta però di accompagnare la figlia al catechismo. Il giorno stabilito per la catechesi però coincide proprio con quello in cui il padre ha in affido la bambina.
La madre per questo si è rivolta al giudice, che potrà decidere di cambiare il giorno di affidamento o costringere il padre a condurre la piccola in chiesa.

La prima riflessione che viene alla mente riguarda la stupidità di alcuni genitori che non riescono, di fronte alle esigenze dei propri figli, a crescere e mettere da parte i puntigli e le posizioni fisse o idealistiche. Se è vero, infatti, che ognuno è libero di pensarla come vuole in quanto a religione, sesso, politica, e per questo nessuno può essere discriminato o perseguito, è anche vero che i diritti dei più deboli, in questo caso della bimba ad avere una istruzione religiosa o meno, ma quantomeno ad avere la possibilità di valutarne la scelta attraverso la frequenza del corso di catechismo, sono assolutamente da tutelare in quanto realmente più importanti.

La loro bambina ormai ha nove anni e, in vista della prima Comunione, sta frequentando un corso di catechismo. E proprio quel corso è diventato un'ulteriore occasione di scontro tra i suoi genitori, una coppia trentina che ha convissuto fino al 2005 e che poi, dopo la separazione, nel 2006 aveva regolarizzato l'affidamento congiunto della bimba davanti al tribunale dei minori. Nonostante tutte le comprensibili tensioni successive ad una separazione - dal punto di vista umano poco importa che i due non fossero sposati - l'affidamento sembrava non conoscere attriti.

La piccola stava con la mamma da lunedì a giovedì e con il papà dal venerdì a domenica. Ed è proprio nel pomeriggio di venerdì che da qualche tempo a questa parte sono state fissate le lezioni di catechesi propedeutiche alla prima Comunione. Se la madre, però, è cattolica praticante, il suo ex compagno lo è assai meno e pur non avendo mai interferito sull'educazione religiosa impartita dalla donna alla bambina adesso rifiuta categoricamente di portare sua figlia a catechesi.

Ne nasce un'assurda pretesa di volersi opporre ad una esigenza familiare, qual'è quella di accompagnare i figli a tutte le attività che ne permettono una crescita, siano esse sportive, di studio, formative o religiose. Inutile dire che ne è nato uno scontro legale tra i due che ha portato la mamma a presentare un ricorso davanti al tribunale al Tribunale dei minori di Trento, chiamato a modificare le condizioni di affidamento e a dirimere così la questione.

Il buon senso, che in questa vicenda è certamente rimasto in letargo, consiglierebbe ai due genitori in primis di "crescere" e darsi da fare per il bene della figlia, rinunciando a posizioni di assurda intolleranza derivanti da attriti personali verso l'altro genitore. In seconda battuta la soluzione è molto semplice e va in  due direzioni: o cambiare i giorni di permanenza in modo da poter gestire la cosa in maniera normale oppure, che sarebbe la cosa opportuna, obbligare i die genitori a frequentare un percorso terapeutico che spieghi loro cosa vuol dire essere genitori.

Questi sono i casi che, noi che ci impegniamo quotidianamente per i diritti dei minori e della bi-genitorialità, non vorremmo mai vedere varcare la soglia della aule dei tribunali. Se essere genitori, seppure separati, vuol dire dover ricorrere al giudice per un motivo come questo, forse è bene ripensare sè stessi a cercare di comprendere veramente cosa vuol dire essere genitori.


Fonte: Mauro Alcamisi

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Ci sono 9 commenti


20.38  di domenica 21/10/2012
scritto da  Annalisa
Sono pienamente daccordo sul fatto di mandare i due genitori da un bravo mediatore, anche se ciò penso debba esse imposto dal tribunale. Dico questo perche´ in una situazione di forte conflittualita´ nessun genitore si deve permettere di decidere da solo o imporre le proprie scelte al figlio e all´ ex compagno. Io mi trovo nella condizione dove il padre di mio figlio non vuole decidere sull´educazione religiosa di ns. Figlio solamente perche´ gli fa comodo non portarlo, facendo scegliere a ns. Figlio se andare a catechismo oppure no.. Questo significaa non prendersi la responsabilita´ di decidere sule questioni relative all´educazione di ns. Figlio. Siamo genitori e dobbiamo decidere noi per il suo bene, trovando un accordo!!

11.30  di lunedì 10/10/2011
scritto da  Luigi
BISOGNEREBBE ASCOLTARE LA BAMBINA, ASCOLTARE NON CONDIZIONARE.

SE LA BIMBA DI SUA SPONTANEA VOLONTA´ E RIPETO SENZA CONDIZIONAMENTI, DECIDE DI ANDARE AL CATECHISMO, BISOGNEREBBE ASSECONDARLA, CREDO CHE IN QUESTI CASI I GENITORI DOVREBBERO ESSERE INVITATI A SEGUIRE QUALCHE SEDUTA NELLO STUDIO DI UN BRAVO E IMPARZIALE MEDIATORE FAMIGLIARE, CHE FACCIA RAGIONARE ENTRAMBI.

NON ESISTONO GENITORI CHE VOGLIONO FAR SOFFRIRE, O CHE VOGLIANO CREARE FASTIDI AI PROPRI FIGLI,
ESISTONO GENITORI CHE HANNO BISOGNO DI AIUTO,
E QUESTO CHE SIANO SEPARATI O MENO, DAL BRACCIO DI FERRO NON ESCONO VINCITORI, MA SOLO SCONFITTI. . . . I FIGLI.

14.58  di giovedì 15/09/2011
scritto da  Max
Allora, a parte gli ostruzzionismi che giĂ  qualcuno sottolineava, mi permetto di ricordare che lo stato è laico e quindi non dovrebbe pronunciarsi su questioni che riguardano le scelte religiose. Secondo non credo che un bambino in tenera etĂ  possieda la capacitĂ  di discernimento di comprendere gli aspetti della religione e del catechismo, nel senso che molto spesso ci vanno perchè il genitore sceglie per loro o perchè ci vanno i propri compagni. Conosco di bambini di altre religioni che frequentano la chiesa e l´oratorio per stare insieme ai propri compagni.
L´avvicinamento alla religione quindi non può dirsi libero per il figlio, e non centra che il padre abbia battezzato il figlio o si sia sposato in chiesa. Si può essere credenti...ma non è detto che si approvi la chiesa ed il suo operato.
La religione è cosa ben diversa da coloro che dicono di esserne i diffusori. Quindi il padre o qualunque genitore può esprimere il proprio dissenso affinchè frequenti un ambiente, che lui/lei dopo riflessioni ed esperienze di vita...non ritiene + adeguato.
E siccome i condizzionamenti seguiti da piccoli, taboo di vario tipo...e rigidità, sono difficilissimi da estirpare da adulti è anche plausibile che il genitore dica...da grande mio figlio se vorrà professerà la relegione, ma ora preferisco che faccia altri tipi di esperienze.
Chi ha frequentato quegli ambienti sa bene di quali rigiditĂ  parlo e che tipo di pippe mentali si possono inculcare.
Bisogna essere chiari che non basta dire che l´ambiente clericare
non è mal frequentato o non insegnano la delinquenza, per dire che lo può frequentare. Comunque è una scuola anche quella e quindi nel pieno diritto del genitore, sia esso madre o padre, ritenerla adatta o meno. E siccome lo stato deve garantire l´istruzione generale, il tribunale deve solo spiegare ai genitori la distinzione tra le due cose e non schierarsi.

11.02  di martedì 13/09/2011
scritto da  leo
Non conosco il caso specifico anche se dai vari commenti se ne può capire qualcosa.
Credo però che il buon senso debba essere usato non solo dai due genitori.
Pur facendo uno sforzo immane nel seguire la logica dell´autore mi chiedo cosa succederebbe in caso di religioni diverse.
Questo padre ha giĂ  fatto molto in funzione di una educazione religiosa della bambina quando poi lei diventerĂ  grande potrĂ  tranquillamente (ne sono piĂą che certo) seguire la religione che vorrĂ  e con essa tutti i sacramenti ed i riti previsti.
Nel caso specifico poi oltre al padre che ha battezzato la figlia ed ora non vuole portarla al catechismo ci sarebbe da "valutare" anche una madre che da cattolica ha scelto la separazione.
Non sottovaluterei poi il fatto che l´appuntamento cada proprio in un determinato giorno; purtroppo è una delle armi usate per fare in modo che il figlio non frequenti l´altro genitore.

01.32  di martedì 13/09/2011
scritto da  Davide
Ho vissuto la stessa situazione ..senza finire al momento in Tribunale per questo, togliendo mio figlio dall´ora di religione. Semplicemente perchè la separazione l´ha voluta la mia ex .. e come tale, per definizione stessa della Chiesa, non è cattolica. Le ipocrisie non vanno bene, confondono i figli e i valori. Sarei curioso di sapere anche qui chi ha voluto la separazione o divorzio ... perchè se fosse stata la madre ..di che parliamo? di un giudice che dovrebbe far fare catechismo alla figlia di due genitori non cattolici? Assurdo! Ci vuole piĂą rispetto per chi in queste cose ci crede veramente.


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