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Stoccolma, uno scappellotto per strada costa 3 giorni di galera ad un consigliere italiano

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Stoccolma, uno scappellotto per strada costa 3 giorni di galera ad un consigliere italiano
Stoccolma (Svezia)

30/08/2011 - 16.07

Paese che vai, legge che trovi. L'italico scappellotto, ancora molto in voga nel nostro Paese, può costare caro se vai in Svezia, perchè lì non solo è vietato, ma ti becchi qualche giorno di galera.

La cronaca. Uno schiaffo al figlio 12enne per un capriccio davanti a un ristorante di Stoccolma e il consigliere comunale di Canosa finisce in carcere per tre giorni. Ora, in attesa della sentenza del giudice che si pronuncerà presto, il nostro concittadino ha obbligo di firma nel paese dove era in vacanza con la famiglia e un gruppo di amici. Brutta avventura per il politico pugliese Giovanni Colasante, 46 anni, dirigente di una società eletto con una lista civica poi confluito nel centrodestra della 'Puglia prima di tutto' di Fitto.

La vicenda è stata riportata dalla stampa locale. Non è chiaro se l’uomo sia stato visto schiaffeggiare il ragazzo da alcuni avventori del ristorante che hanno chiamato gli agenti, o sia stato notato dalle forze dell’ordine nell’atto di dare lo scappellotto al figlio. Fatto sta che si è visto circondare, ammanettare e accompagnare in gendarmeria con l’accusa di maltrattamenti. La legge svedese infatti non ammette che i genitori alzino le mani sui figli. Colasante sarebbe dovuto partire insieme alla sua comitiva per una crociera tra i fiordi, ma ha passato tre giorni nel carcere di Stoccolma. Scarcerato venerdì, è rimasto in Svezia insieme alla moglie per ottemperare agli obblighi in vista dell'udienza, mentre i compagni di viaggio e i figli sono rientrati a Canosa.


Fonte: www.repubblica.it

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Ci sono 3 commenti


10.32  di venerdì 02/09/2011
scritto da  Rosa Lussemburghesi
Condivido le preoccupazioni di Alessandra per gli esiti dello svilimento della figura paterna nella società industriale avanzata (il primato delle merci richiede il superamento delle esperienze della penuria, del desiderio e del progetto di miglioramento, tradizionalmente associate alla figura paterna, di contro alla facilità di soddisfare immediatamente ogni bisogno, anche indotto, ancor prima che si percepisca il desiderio), mi permetto però di dissentire là dove si presenta questo processo come metafisicamente determinato e quindi ineluttabile. Il carattere intrinsecamente contraddittorio di ogni fenomeno vitale, e storico, mi induce invece ad avere speranza che l´esito della parabola del capitalismo non sarà la scomparsa del padre, e quindi il prevalere del principio materno.

14.05  di mercoledì 31/08/2011
scritto da  Giuseppe
Non vorrei aprire una discussione televisiva sul tema se sia giusto o no dare ceffoni ai figlioli e quale sia il limite, se c´Ã¨, fra scappellotto formativo e maltrattamenti in famiglia e a scuola. Vorrei solo portare una testimonianza.
Anch´io corsi il rischio di finir male le mie ferie, proprio a Stoccolma un paio di mesi fa, quando mio figlio quasi quindicenne, anche nel mio caso in un ristorante, esplose in una reazione isterica (era accaduto che si era visto scoperto un suo piccolo errore, facilmente riparabile, ma aveva paura di essere giudicato e rimproverato, difetto questo ereditato pari pari dalla madre). Il ceffone mi limitai solo a minacciarlo, anche perché dopo una certa età non solo non è efficace ma anche controproducente, ma quella è stata un´occasione in più per riflettere sulle difficoltà che noi genitori abbiamo nel cercare di trasmettere ai figli sicurezza ed onestà di comportamento. Allora mi sentii impotente a gestire la situazione: il ceffone non potevo e non volevo darglielo, lui era fuori di sé e la contrapposizione, alimentata da malumori sopiti, aveva assunto il carattere di sfida. Fui io a decidere di andare alla Polizia, sperando che quella avesse l´aspetto autorevole che a me mancava, e forse bastò quell´invocazione, perché nell´attesa del bus il figliolo si calmò quel tanto da riportarlo in ostello.

09.08  di mercoledì 31/08/2011
scritto da  Alessandra Collontai
Il ruolo tradizionale del padre viene annullato nelle società sviluppate, e le democrazie nordeuropee sono l´immagine di come diventeremo anche noi nel prossimo futuro.

A questo proposito va ricordato che il folle terrorista di Oslo aveva avuto solo i pochi incontri periodici previsti dalla legge con il proprio padre (separato dalla madre), e a 14 anni aveva deciso di non incontrarlo più per una banale differenza di vedute "sui graffiti". Nelle ore successive all´attentato però la polizia ha pensato bene di far perquisire la casa del padre che non vedeva più il figlio da 15 anni e abitava in Francia a migliaia di chilometri da Oslo. Alla madre invece nessuno ha chiesto nulla.

A Londra invece alcuni esperti hanno fatto notare come gli autori minorenni dei saccheggi e delle violenze avvenute recentemente siano quasi sempre figli di madri sole e non abbiano mai avuto un padre o una figura educativa maschile nella loro casa. Cameron ha dato tutta la colpa ai padri che si eclissano perchè non vogliono occuparsi dei figli. Erin Piezzey (la fondatrice del primo rifugio per donne vittime di violenza) ha ricordato a Cameron che "ci sono molte ragioni per cui i padri non sono accanto ai loro figli, non ultimo il fatto che spesso le donne non permettono loro di farlo".


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