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Abruzzo: solo per le donne possibile conciliare lavoro e famiglia. E gli uomini?

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Abruzzo: solo per le donne possibile conciliare lavoro e famiglia. E gli uomini?
(dis)Pari Opportunità

18/08/2011 - 11.18

Una bella conferma a chi continua a credere che "pari opportunita" in Italia vuol dire esclusivamente favoritismi, quote rosa, aiuti economici, riserve e prebende solo per le donne. Altro che pari, le opportunità vengono blindate e riservate al cosiddetto (almeno in passato) gentil sesso.  

Ecco, in stretta sintesi, cosa succede in Abruzzo, grazie anche ai fondi messi a disposizione dal ministero delle Pari Opportunità, appunto... Il progetto si chiama "Voucher Friendly" e, almeno nel titolo, mira ad assegnare ed erogare voucher (aiuti economici, ndr) di servizio per la conciliazione tra tempi di vita e di lavoro. Il problema, però, è sempre il solito, in Italia, purtroppo, si continua a guardare le cosa solo da un punto di vista e, lasciatemelo dire, quello sbagliato. Esiste una norma superiore, si chiama Costituzione, e vige in italia, esistono normative successive che parificano i diritti ed uguagliano la posizione di uomini e donne, eppure, come ormai spesso accade in questo strano Paese che è l'Italia, le discriminazioni vengono sancite direttamente nelle normative, nei regolamenti, nelle ordinanze.

 

Così la Regioen Abruzzo, che ritiene certamente di essere al di sopra delle leggi vigenti, esita un bando nel quale vengono espressamente esclusi tutti gli esseri umani che abbiano la "colpa" di essere nati uomini. Un po' poco, in realtà, tanto da mettere in dubbio l'intero provvedimento e la successiva, se mai sarà fatta, assegnazione di aiuti economici.

 

La questione che ci si deve porre, e che è già stata chiarita più volte da sentenze della Corte di Cassazione, è questa: è possibile discriminare i partecipanti a concorsi, bandi, gare, sono in base al sesso? La risposte è NO. Già, un NO maiuscolo, affinché lo possano leggere anche coloro che scrivono questi bandi socchiudendo gli occhi per non vedere le norme di riferimento. E già che ci siamo ribadiamo che non è possibile discriminare le persone, cittadini italiani e non, nemmeno in base d religione, credenze politiche, abitudini sessuali, etc, etc.

 

Sul bando viene riportato anche il logo del Ministero delle Pari Opportunità. A mio parere lo stesso Ministero dovrebbe immediatamente bloccare tale concorso al fine di salvaguardare proprio le pari opportunità che, in quanto "pari" non devono discriminare alcuno o meglio, nessuno.

 

Una cosa è certa, la discriminazione che viene attuata in questo caso è veramente grave e danneggia chi, come alcuni dei nostri lettori ben sanno, potrebbe partecipare ed avere sostegno economico per ciò che sta facendo, ed invece viene messo da parte con una selezione che prende in considerazione soltanto il sesso. Ovviamente ciò non è accettabile e per questo motivo adesso e qui lo stiamo denunciando.

Attendiamo, naturalmente, che la Regione Abruzzo riconosca di aver fatto un errore e che faccia un passo indietro senza la necessità di ricorso alla magistratura. Se così sarà saremo lieti di darne notizia. Ma se così n on fosse siamo, purtroppo, costretti ancora una volta a gridare alla vergogna per chi ci amministra negli enti pubblici senza il minimo rispetto delle leggi e dei diritti sanciti dalle stesse. Non per niente l'Italia è al 74 posto della classifica che il World Economic Forum (WEF) stila tra 134 Paesi di tutto il mondo, preceduta anche da Repubblica Domenicana, Vietnam, Ghana, Malawi, Romania e Tanzania


Fonte: Mauro Alcamisi

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Ci sono 5 commenti


15.30  di lunedì 05/09/2011
scritto da  Massimo Rosini
si scrive "Pari Opportunità"

Si legge "Misandria"

16.03  di lunedì 22/08/2011
scritto da  Antonello1
Se c´Ã¨ un motivo per cui non voterò mai più il centrodestra è proprio il fatto che è riuscito a partorire un Ministro delle Pari Opportunità come la Signora Carfagna. E nonostante i rimpasti di governo, la Signora è riuscita a rimanere al suo posto. Probabilmente deve avere delle capacità che io proprio non riesco a notare. Probabilmente il suo modo di intendere le "pari opportunità" deve corrispondere a quello del Presidente del Consiglio. Buon per lui.

13.41  di lunedì 22/08/2011
scritto da  Guit
Fate attenzione a citare il Gender Gap Index del WEF, perché si tratta di un´inchiesta del femminismo internazionale radicale, la quale sancisce il tasso di pari opportunità azzerando, leggete bene: azzerando le evidenze di discriminazione ai danni di uomini e considerando solo le evidenze di discriminazioni ai danni di donne.
In teoria secondo loro, un paese dove l´intera classe dirigente è femminile, sarebbe più "paritetico" di un paese dove la classe dirigente è al 50% maschile e al 50% femminile. Lo so che è difficile da credere, ma è così. Mi dispiace per chi ancora si illude che il femminismo sia un movimento per la parità tra i sessi, dove per femminismo intendo ormai gran parte delle istituzioni nazionali e non.




20.34  di giovedì 18/08/2011
scritto da  Gabriele Di Felice
Vi ringrazio per aver diffuso questa discriminazione|

12.25  di giovedì 18/08/2011
scritto da  Pino FALVELLI
Ma quale "Pari Opportunità" ? In Italia la parità tra i sessi non esiste. Non crediamo alle favole ! Piuttosto, diamoci da fare per portare quanti più nostri nostri rappresentanti possibili in Parlamento e per imporre la vera parità con la modifica della normativa vigente e con adeguate sanzioni per tutti coloro non rispettano la Costituzione, le leggi e le Convenzioni internazionali. Poniamo fine a queste "vergogne" senza farci più "abbindolare" da tutti gli attuali partiti politici (di qualunque schieramento essi siano! ). Creiamo un "Movimento" , completamente indipendente e veramente autonomo che faccia realmente gli interessi delle famiglie e della società italiana ( per questo mi piacerebbe che il Movimento si chiamasse "Famiglia e Società" ). Occorre uno Stato serio ove i "furbi" che operano con superficialità e/o in "malafede", finalmente, paghino per le proprie malefatte, siano essi Politici, Cariche Istituzionali, Giudici, Avvvocati e chi più ne ha ne metta. Solo un Movimento autono potrà essere svincolato dagli "ordini di scuderia" imposte dagli scghieramenti politici e potrà realmente adoperarsi per il bene della collettività.-


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