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MESSINA. Replica la madre rinviata a giudizio.

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MESSINA. Replica la madre rinviata a giudizio.

16/07/2011 - 10.13

Per dovere di cronaca e non certo per voler dare ragione all'una o all'altra parte, diamo spazio alla voce della madre che, rinviata a giudizio per le false accuse mosse nei confronti del padre della loro figlia, ritiene di dover fare delle precisazioni. Abbiamo riassunto le comunicazioni della donna e, coerentemente con la nostra linea editoriale, le pubblichiamo senza alcuna preclusione.

Vorrei anche precisare che non è qui che si celebrano i processi e non cerchiamo colpevoli nè innalziamo vittime sugli altari. Ci limitiamo a raccontare le storie che, in qualche modo, possano aiutare tutte le persone che si trovano ad affrontare gli stessi problemi in altre sedi.

 

Ecco la sintesi della lunghissima risposta della madre:

"Sono la madre di cui si parla nell'articolo da voi pubblicato - è vero, sono rinviata a giudizio per l'udienza del 14 luglio ma ancora non capisco perchè. Il padre ha iniziato ad accusare me e la mia famiglia di maltrattare la bambina. In particolare rivolgeva le sue accuse a mio fratello. Da anni prova ad ottenere l’affidamento esclusivo di nostra figlia, buttando fango su di me e la mia famiglia. Infatti, ha sporto numerose querele contro di noi per presunti maltrattamenti, esibendo anche le foto di insignificanti graffiettini e lividini, tra cui quella di una piccola ecchimosi causata dal morso della cuginetta di due anni. Tutte queste querele sono state archiviate perché infondate".

Per mesi ho provato in tutti i modi di dimostrare la mia innocenza in quanto mi sono limitata a riferire i fatti realmente accaduti e che quindi non ho commesso il reato di calunnia - prosegue la madre - anche dalla lettura del decreto di archiviazione si vede che non volevo fare una denuncia di abuso sessuale, ma che mi sono limitata a denunciare un fatto pregiudizievole per mia figlia. Quindi, dovrò subire un ingiusto processo per calunnia nonostante i fatti che ho denunciato siano veri e dimostrati, nonostante il danno subito da mia figlia sia stato diagnosticato sia dalla struttura ospedaliera. Mia figlia ha soli 5 anni ed è affetta pure da una malattia rara per la quale lo stress è dannoso. Spero che un domani pubblicherete anche la notizia della mia assoluzione.

I figli non sono una nostra proprietà e non si devono strumentalizzare per colpire l'altro coniuge. Ora sembrerebbe che sono io ad avere usato mia figlia, mentre se si guarda all'intera vicenda, si capisce che non è così. Ho solo cercato di tutelarla, anche se invano visto che il padre ancora vede la bambina senza alcuna sorveglianza".

 

Forse è soprattutto questo il motivo per il quale, una volta messe da parte le dubbie motivazioni che ci spingono a "fare la guerra" all'ex coniuge, dovremmo cercare di trovare un modo di vivere quieto ed equilibrato. Cerchiamo di capire sempre, papà e mamme, che in generale lo stato di apprensione e di preoccupazione per i nostri figli, appartiene ad entrambi i sessi, ad entrambi i genitori, è non è prerogativa delle mamme. Il fatto che qualcuno possa essere più o meno condizionabile e quindi soggetto a preoccupazioni, magari eccessive, non ne fa, per forza, un criminale da denunciare all'autorità giudiziaria.

 

Infine, per correttezza verso tutti i lettori, riferisco noi non abbiamo mai fatto cenno al tipo di abusi nè alle modalità che, per noi, restano incerte e comprensibili soltanto attraverso la loro descrizione negli atti ufficiali nè abbiamo mai parlato di abusi sessuali. Per quanto possibile pubblicheremo certamente una eventuale sentenza di assoluzione se e quando il Tribunale deciderà in questo senso. Per ora, a quanto ci è dato comprendere, l'organo giudiziario sta procedendo al rinvio a giudizio.


Fonte: Mauro Alcamisi

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Ci sono 2 commenti


05.56  di domenica 17/07/2011
scritto da  Massimo Rosini
Gentile Signora,
prendendo per buonp quanto ci dice ora consce il calvario che migliaia anzi decine di migliaia di padri devono affrontare. Se e quando ne escono spesso i i figli li vedono come estranei.
vada al Telefono Rosa o centro antiviolenza della Sua città e dica loro di piantarla con le false accuse.
Auguri

12.32  di sabato 16/07/2011
scritto da  Luca R. B.
Credo che ci sia una discriminante per distinguere i casi indicati sotto il termine "false accuse". Basta vedere se il minore è coinvolto nella denigrazione sistematica di uno dei genitori. Le modalità con cui un bambino lamenta maltrattamenti realmente subiti sono ben riconoscibili e facilmente distinguibili da quelle con cui un bambino manipolato ripete a pappagallo acccuse denigratorie di cui non capisce il senso. Quindi, è giusto dare spazio alle due versioni della vicenda citata, ma un elemento chiave per farsi un idea è se il bambino è coinvolto nella formulazione delle accuse e se continua a frequentare entrambi i genitori oppure no.


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