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La Chiesa cristiana di fronte alle separazioni. Intervista ad Ernesto Emanuele

Cronache dai tribunali


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La Chiesa cristiana di fronte alle separazioni. Intervista ad Ernesto Emanuele
Ernesto Emanuele, ADIANTUM

28/06/2011 - 00.00

556 operatori pastorali di 118 diocesi italiani si sono incontrati per la prima volta a Salsomaggiore ed hanno affrontato il tema scottante della separazione e del divorzio, così diffuso anche nelle comunità cristiane.

Ne parliamo con Ernesto Emanuele, 76 anni, milanese, che 20 anni fa ha fondato l’Associazione famiglie separate cristiane, che raggruppa persone che desiderano vivere cristianamente anche la vita da separati (NDR: Emanuele è anche presidente di Papà Separati Milano e Consigliere Nazionale ADIANTUM).

Un bilancio del convegno di Salsomaggiore ?

«Il convegno è stato di altissimo livello e di grande partecipazione anche se mi sarei aspettato più relatori che provenissero dall’esperienza della separazione. Da quando, 20 anni fa, è nata l’Associazione famiglie separate cristiane siamo, anche tramite Internet, diventati numerosi, un popolo, e abbiamo elaborato una cultura, un pensiero su tutto l’ampio spettro del matrimonio e della separazione e anche una sintesi comune da poter offrire».

In Italia i separati si sentono ancora “sfrattati” dalla Chiesa?

«In genere i sacerdoti con cui lavoriamo sono molto accoglienti e certo rimangono male che quando riferiamo casi di scarsa o nessuna accoglienza nella Chiesa. Nella realtà, però, un separato si sente escluso anche dagli amici del bar ed anche dalla Chiesa: non solo per gli aspetti teologici e dottrinali. Assistiamo da un lato a molta non conoscenza dei problemi della separazione e anche delle stesse norme della Chiesa sulla separazione: Per contro riscontriamo, anche tramite il telefono SOS separati un’ eccessiva “manica larga”, con tanti sacerdoti che con molta superficialità danno la comunione ai separati che hanno iniziata una nuova unione anche se la Chiesa lo vieta. Soprattutto non vi è uniformità di risposta. E questo per quanto riguarda l’Italia: In Svizzera, Germania i separati che hanno iniziata una nuova unione sono riammessi al sacramento dell’eucaristia con grande facilità».

Cosa occorre allora?

«Nelle prime comunità cristiane c’erano tre peccati: l’omicidio, l’adulterio e l’apostasia. Per essere riammessi nelle comunità c’era bisogno di un serio percorso. Oggi non c’è un periodo di ravvedimento, di revisione della propria vita, di penitenza. Nel Codice di Diritto canonico è espressamente previsto che quando una persona si separa dovrebbe andare a parlare per avere dei consigli con il vescovo o con un suo delegato e non dal parroco amico magari non molto esperto. Così, anche come è scritto nel codice di diritto canonico, chi proviene da un’esperienza di convivenza e decide di sposarsi in Chiesa, il sacramento del matrimonio non dovrebbe essere dato con tanta facilità come è oggi, deve esserci anche qui un percorso».

L’Associazione da lei fondata cosa propone?

«I nostri gruppi sono sempre guidati e coordinati da un separato, soggetto e non oggetto della pastorale che comprende meglio le nostre problematiche ed è un testimone più credibile se, per esempio, propone di vivere l’astinenza sessuale. Inoltre, nei nostri gruppi di preghiera sono presenti a volte sposate , con una funzione di supporto e mai di guida. Questo perché il mondo ha bisogno di testimoni e non di maestri come dice Paolo VI».

Ci sono ancora motivi di pregiudizio nella Chiesa verso l’associazione famiglie cristiane separate?

«Cambia da diocesi a diocesi. Ci sono pregiudizi perché il nostro è un movimento nazionale e, in alcune diocesi, ciò che non è diocesano non è ben visto. Non solo noi naturalmente, ma anche altri movimenti ecclesiali, anche riconosciuti dalla Chiesa e ben più grandi di noi.».

Ma voi cosa proponete ai separati?

«Noi proponiamo di ricominciare a pregare, per riattivare un rapporto con Dio. Noi non abbiamo risposte, ma se tu ti metti di fronte a Dio, Lui ti darà le risposte che ti servono. Ad esempio, abbiamo realizzato la Casa di Rho per separati, dove accogliamo persone di tutti i tipo, anche senza fede. È un’esperienza fantastica dove sta succedendo che le persone, sentendosi accolte nelle piccole cose, tornano a Dio. C’è un clima di generosità, di grande accoglienza, di unità. Persone che si aiutano».

Quali sono le motivazioni che l’ hanno spinta ad intraprendere questo cammino con l’associazione da lei fondata?

«Il Signore ti mette di fronte a certe situazioni nella vita e devi cercarle di viverle bene, di aiutare gli altri. Il prossimo è quello che incontri, per me il prossimo non è quello che scegli tu, ma quello che Gesù ti mette accanto. Per me il prossimo è il separato. Il grande miracolo che vediamo non sono coppie che ritornano insieme, ma persone che ritornano a Dio perché il momento della separazione è il momento in cui una persona ha la massima disponibilità a rivedere la sua vita, ben più che in un lutto, ben più che nella perdita del lavoro. E questo è un altro argomento su cui dovremmo riflettere molto seriamente».


Fonte: www.cittanuova.it

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Ci sono 5 commenti


09.36  di domenica 03/07/2011
scritto da  Massimo Rosini
egregio Dottor Ernesto Emanuele, la Chiesa sui separati (come su molto altro) produce "fiumi di parole"( diceva una vecchia canzone) bellissime. Vedi i paragrafi 211-215 del direttorio sulla pastorale della famiglia. Però i fatti ... a me che non convivo e non sono risposato che non ho mai fatto del male ad alcuno tantomeno a mia moglie e mia figlia,anzi è stato detto da da un alto prelato che non sono "degno" senza ovviamente spiegare perchè. Il parroco, invitato da un suo collega, a rispettare i paragrafi sopracitati ha fatto rispondere "non ho tempo". Quando Mons. Sergio Nicolli ex direttore CEI della pastorale della famiglia fece un convegno con i sacerdoti sul problema dei separati chiese chi dovesse essere ammesso ai sacramenti e chi no: ne ebbe risposte discordanti e disparate; troppi sacerdoti sono davvero impreparati e molti anche insensibili vivono in un mondo che non esiste piĂą. AndrĂ  finire come con gli indiani d´America. Tra cinque o sei secoli un Papa chiederĂ  scusa per gli "errori" compiuti. Solo una domanda: se continua così la Chiesa ha ancora tanti secoli di tempo davanti a sè?

21.14  di giovedì 30/06/2011
scritto da  Pino FALVELLI
Urge eliminare l´ INCENTIVO per le donne a chiedere le separazioni di tipo giudiziale, solo perchè così hanno la sicurezza di ottenere la rendita vitalizia ( figli, casa coniugale e consistenti mantenimenti ). Solo così il numero delle separazioni diminuirĂ  drasticamente e molte famiglie saranno salvate. Se la Chiesa è davvero per le famiglie, occorre che prenda atto di questo.- E-mail: affido.condiviso@tiscali.it

00.34  di giovedì 30/06/2011
scritto da  Giuseppe da Bologna
Le autoritĂ  ecclesiastiche farebbero meglio a chiedersi quali siano le vere ragioni che hanno visto negli ultimi decenni un autentico tracollo dei matrimoni,sia civili che religiosi,a guadagno di quelle che si chiamano convivenze.

17.17  di mercoledì 29/06/2011
scritto da  a Torino un parroco la pensa ....
A Torino un vice parroco la pensa diversamente. Senza tanto dilungarsi con questioni dottrinali, durante la festa di S Giuseppe 2011, ha affrontato il tema delle separazioni in modo del tutto innovativo, trattando sia di "padri in fuga" (coloro che non si vogliono sobbarcare gli oneri di essere padri) sia di "padri in esilio". Dal pulpito della chiesa, ben lontano dal mantra che inizia con le parole "i padri separati" o "le famiglie separate", mantra che piace a tutti coloro che guardano alle cose senza chiedersi il perchè le cose capitino, ha fatto commenti chiari e inequivocabili sulle "cause" delle separazioni, nelle quali i padri sono, appunto, spesso "padri esiliati".
Sarebbe troppo facile, sarebbe troppo superficiale, parlare di "separati", quasi come se fossero un chicco di grandine ruzzolato nell´erba del giardino di casa, chissĂ  come, chissĂ  da dove. I "separati" non nascono dal nulla. Le "cause" di separazione sono ben note agli operatori e a chi vive o subisce le separazione. Le accuse, le infamie, le menzogne da cui sono molto spesso nutrite le bieche intenzioni di chi muove una causa di separazione (incluse le false accuse di abusi, di maltrattamenti e quant´altro), ebbene le menzogne nelle separazioni hanno la stessa matrice che nella storia ha contornato discriminazioni, violenze, crocifissioni.
La storia insegna, come insegna che tacere che il male esiste, è come assecondarne il compimento.

Troppo poco leccare le ferite a coloro che le separazioni "pilotate" le hanno subite! Sminuente è il richiamo alla disponibilitĂ , all´accoglienza, alla preghiera, di fronte al Male che impera nelle "cause" di separazione!

Dalla Chiesa mi aspetterei, da cattolico, un messaggio ben piĂą esplicito, un nuovo comma del diritto canonico del tipo:

"il coniuge che con l´effettivo inganno (con menzogna, ma anche tacendo e nascondendo) si adopera per allontanare o estomettere l´altro coniuge dalla vita coniugale e/o dalla cura della prole, compromettendo la prosecuzione della vita coniugale, incorre nella scomunica e sia punito con giusta pena"

E invece, anzichè tuonare sulle italiche porcherie degli italici coniungi (padri e anche soprattutto madri di famiglia), si sentono i soliti commenti triti e ritriti: sull´opportunitĂ  di avere la "manica larga" nella distribuzione della Comunione, l´astinenza sessuale, l´accoglienza... Tutto qui? E´ questo il "messaggio cristiano"? E´ acqua tiepida o sbaglio?
Ci si accontenta di dare indicazione alle errate pratiche "da separati" ma delle errate condotte "da coniugati" ci si disinteressa o sbaglio?

Ben diverso è il stato il messaggio del parroco torinese, quando ha espresso pubblicamente la sua personale convinzione per cui il padre che è costretto a fare il padre una volta a settimana e nei week-end alterni è un padre in esilio.
Ben altri accenti, ben altre VeritĂ .
La messe è tanta, ma gli operai capaci sono davvero pochi....



















00.47  di mercoledì 29/06/2011
scritto da  Pino FALVELLI
Ad Ernesto Emanuele chiedo, cortesemente, di contattarmi. Avrei moltissime cose da dire in proposito. Non tutti i separati hanno voluto la separazione; anzi, moltissimi hanno dovuto subirla loro malgrado. La Chiesa dovrebbe fare in modo di non umiliarli ulteriormente rifiutando loro il Sacramento dell´ Eucaristia e/o impedendogli di fare da padrini. Inoltre, a mio modesto parere, la Chiesa dovrebbe prendere atto che, con l´ attuale "sistema" e con la legislazione vigente, il matrimonio è diventato una specie di CONTRATTO CAPESTRO a tolale vantaggio della donna
( ovviamente senza voler generalizzare, mi riferisco a quelle che agiscono con furbizia e malafede ) ed a completo discapito del malcapitato di turno. Sono tantissimi i papĂ  che a seguito delle separazioni vengono privati dei figli, della casa coniugale e di gran parte dello stipendio. Troppo spesso, gli uomini vengono ridotti in miseria ed in STATO DI SCHIAVITU´ poichè costretti a dover lavorare per il resto della vita per assicurare una specie di RENDITA VITALIZIA E PARASSITARIA alle ex con la scusa di tutelare i figli. Le mense della CARITAS sono piene di padri separati.La Chiesa non dovrebbe permettere queste gravissime forme di MALAGIUSTIZIA e dovrebbe assumere una netta posizione affichè vengano fatte urgentemente adeguate riforme per assicurare una vera paritĂ  tra i sessi ed una vera tutela dei minori. Credo che questo sia un preciso dovere delle AutoritĂ  Ecclesiastiche. Questo è il mio modesto parere.-


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