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ANFI, avvocati familiaristi: documento sulla situazione della giustizia minorile in Emilia

Cronache dai tribunali


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ANFI, avvocati familiaristi: documento sulla situazione della giustizia minorile in Emilia
Tribunale minorile E. Romagna

11/06/2011 - 14.40

Da qualche tempo si riscontrano, in seno al Tribunale per i minorenni, taluni orientamenti giurisprudenziali innovativi, riguardo a vari profili. Come tali, essi segnano una tappa significativa nell’evoluzione della giurisprudenza locale in materia minorile, riguardo alla quale ANFI Emilia- Romagna e singoli operatori ed interessati intendono esprimere soddisfazione, invitando i destinatari del presente documento ad un’opportuna riflessione.

Va, infatti, precisato che la nuova linea gestionale non è univocamente seguita nell’ambito del tribunale emiliano. Resta il fatto che il nuovo indirizzo è emerso in una situazione di malessere diffuso circa l’assetto consolidato, avvertito dalla maggior parte degli avvocati e dei propri assistiti; un assetto certamente indotto o, comunque, incentivato dalle profonde inadeguatezze e contraddizioni del rito camerale e del sistema inquisitorio su cui esso si regge, e che si traduce – non di rado – nella inosservanza delle regole del fondamentale principio del “giusto processo” e nel rischio di disattenzione per prerogative fondamentali della persona.

Ci rivolgiamo, dunque, ai responsabili e agli operatori dell’Ufficio, sollecitando con forza e con viva speranza una riflessione approfondita e comune tra magistrati e avvocati, ed auspicando una rimeditazione costruttiva su una serie di profili a tutt’oggi problematici.

Anticipiamo una considerazione, sulla scorta dei cenni sopra fatti:

- l’importanza ineludibile di una motivazione accurata ed approfondita di cui ogni provvedimento (anche provvisorio) dovrebbe essere dotato; e ciò per consentire alle parti di conoscere l’esatto iter logico-giuridico che ha condotto alla decisione, considerato che questa può di fatto essere emessa anche su ricorso del P.M.M. su segnalazione di una parte o di un Servizio, prima dell’avvio di un contraddittorio

- nei casi di pronuncia di decreti ex art. 333 c.c. con carattere di urgenza:

(i) la necessità di una pre-istruttoria scrupolosa volta alla verifica del fumus e del periculum, senza alcun automatismo tra ricorso del p.m. e assunzione del provvedimento (e ciò soprattutto allorchè il ricorso del p.m. alleghi una “situazione di pregiudizio potenziale”);

(ii) la necessità di instaurazione del contraddittorio in tempi brevi, allorchè il decreto venga emesso inaudita altera parte, onde evitare il protrarsi per lungo tempo o tendenzialmente sine die di provvedimenti a carattere temporaneo;

(iii) la necessità di un’ applicazione puntuale della previsione di cui all’art. 10 della L. n. 184/1983, la quale stabilisce obbligatoriamente che i provvedimenti urgenti vengano confermati, modificati o revocati entro trenta giorni dal Collegio;

- la inopportunità di mandati di vigilanza a scopo di sostegno ai Servizi Sociali. La vigilanza e il sostegno rientrano, infatti, nella sfera amministrativa della competenza istituzionale dei Servizi Sociali, mentre i provvedimenti di cui all’art. 333 e 336 c.c. autorizzano pronunce incidenti sulla potestà genitoriale, laddove vengano verificati i presupposti di legge legittimanti tale genere di intervento;

- l’esigenza (diffusamente avvertita e segnalata) di introdurre decadenze e sospensioni di potestà genitoriale soltanto sulla base di una istruttoria preventiva, approfondita e rigorosa, e non sulla base di mere note provenienti da operatori delle Forze dell’Ordine;

- sempre riguardo ai provvedimenti limitativi della potestà genitoriale, e riguardo altresì ai procedimenti di adottabilità, la necessità di osservare rigidamente le regole di un completo contraddittorio e della difesa di tutte le parti, e di evitare l’assunzione di decreti provvisori senza un termine (anche prorogabile) e, quindi, proiettati ad una durata indeterminata e senza possibilità di reclamo;

- l’opportunità di adottare la massima cautela nella previsione di allontanamenti dei minori dalla famiglia d’origine, evitando altresì l’autorizzazione all’utilizzo della forza pubblica;

- la necessità di orientare le decisioni relative all’autorizzazione alla permanenza in Italia di minori extracomunitari coerentemente con i più recenti orientamenti delle Sezioni Unite della S.C. Questi alcuni dei profili fondamentali.

Nella Relazione sull'amministrazione della Giustizia nell'anno 2010 (v. in cortedicassazione.it.), il Primo Presidente della Corte di Cassazione sottolinea “l’esigenza di rivisitazione” della disciplina della giurisdizione minorile, data la contraddittorietà tra la sua natura camerale e l’incidenza di essa su situazioni soggettive che costituiscono diritti inviolabili dell’uomo ; e dopo avere richiamato le recenti pronunce con cui la Cassazione sta compiendo lo sforzo di traghettare il processo minorile da “processo del giudice” a “processo delle parti”, indica la via da seguire: “La tendenza, quindi, sarà quella di implementare la giurisdizionalizzazione del rito, al fine di realizzare anche in questa delicata materia un giusto processo”.

Confidiamo, dunque, che il percorso intrapreso all’interno del nostro tribunale minorile rappresenti l’avvio di una profonda e ammirevole trasformazione, in linea con l’auspicio e le raccomandazioni provenienti dai Giudici superiori e, soprattutto, con le esigenze di rinnovamento segnalate dalla società civile: società certamente complessa e problematica, ma imperniata – senza ombra di dubbio – sulla centralità della persona e sugli irrinunciabili principi contenuti negli artt. 2 e 3 della nostra Costituzione.

 

A.N.F.I. Emilia- Romagna – Via A. Cervellati n. 3 – 40122 Bologna

Tel. 051 551040 – Fax 051 5879027

Reperibilità Presidente Avv. Rita Rossi 329 4224614

www.associazionefamiliaristi.it


Fonte: Avv. Rita Rossi - Presidente ANFI Emilia

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