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Possiamo criticare la Magistratura, senza essere per forza di destra o di sinistra ?

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Possiamo criticare la Magistratura, senza essere per forza di destra o di sinistra ?
Fabio Nestola

22/03/2011 - 11.59

Di Fabio Nestola. E' possibile un’analisi critica, senza incorrere in accuse di “schieramento” occulto o palese ? I diritti della cittadinanza sono di destra o di sinistra ? Le aspettative di imparzialità sono progressiste o conservatrici ? Può un cittadino esprimere liberamente il proprio parere, senza per forza essere etichettato filo-Alfano o filo-Palamara ?

Non sostengo ciecamente la magistratura, tantomeno sostengo ciecamente la maggioranza di governo. Non seguo ordini di scuderia, sono soltanto una dei milioni di teste pensanti che, piaccia o meno, rivendicano il diritto di dire in autonomia ciò che ogni cittadino, contribuente ed elettore è libero di pensare.

Quindi da cittadino, contribuente ed elettore credo che appaia fragile la linea della maggioranza, quando si accanisce nel sostenere che non esiste alcuna volontà sanzionatoria nei confronti della magistratura. Sembra ancora più fragile quando la riforma della giustizia arriva dopo ripetuti tentativi infruttuosi, passati attraverso legittimi impedimenti e scudi istituzionali di varia natura.

Vendetta ? Controllo ? Intimidazione ?

Di preciso non so, ne’ mi interessa saperlo; in ogni caso risulta difficilmente spendibile la tesi secondo la quale il decennale progetto di riorganizzazione della giustizia non sia in alcun modo influenzato dalle vicende giudiziarie del premier.

Allo stesso modo, però, sembra fragile la linea della magistratura quando sottolinea gli effetti  negativi della responsabilità civile per il giudice che commette errori.

Diversi autorevoli rappresentanti si sono espressi in merito, in particolare il vicepresidente del CSM Michele Vietti ha dichiarato a La Repubblica: “La "sindrome da firma", (…) saranno tali e tante le paure da mettere a rischio non solo la libertà di scelta, ma soprattutto la tempestività della decisione. Tutto con buona pace della ragionevole durata del processo".

No Vietti, questa proprio no.

La libertà di scelta non può contemplare il diritto per il magistrato di penalizzare cittadine e cittadini attraverso l’errore giudiziario. Inoltre appare francamente inaccettabile la tesi secondo la quale le valutazioni necessarie ad evitare possibili errori allungherebbero i tempi del processo (!)

Perché, mi scusi, oggi cosa accade ?

Vuole sostenere che per snellire i processi vengono prese decisioni superficiali ed affrettate, tanto c’è da parte del magistrato la sicurezza di non subire conseguenze ?

Se così fosse, è esattamente ciò che la cittadinanza non solo vuole evitare che accada, ma ha tutto il diritto di evitare che accada. La cittadinanza, non la maggioranza di governo.

Appare sospetto, inoltre, ipotizzare che la responsabilità civile possa scatenare nel giudice “tali e tante paure”, testuale. In quale altro campo la sanzione dell’errore inquina la bontà del servizio ? Eventualmente è vero il contrario; tanto nel settore pubblico quanto nel privato è la garanzia di impunità ad abbassare la soglia di attenzione, la solerzia, la scrupolosità, quindi la qualità del servizio stesso. 

La responsabilità del chirurgo che - per propria colpa - causa un danno al paziente ha generato il proliferare di polizze assicurative ad hoc, non certo un rifiuto collettivo di entrare in sala operatoria per paura di sbagliare.

Suvvia, egregio vicepresidente Vietti, non insulti la Sua e la nostra intelligenza.

Qualcuno potrebbe sostenere che la patente a punti non andava introdotta, poiché gli automobilisti a costante rischio-sanzione guidano peggio di prima ?

Gli esempi sarebbero infiniti, resta il fatto che il cittadino, qualunque cittadino, è spinto a migliorare se sa di poter pagare le conseguenze della propria negligenza.

Un arroccamento in difesa dello “scudo” sull’impunità dei magistrati sembra appartenere ad una categoria che sbaglia sapendo di sbagliare, ed è cosciente di farlo con insolita frequenza. Senza sconfinare nel penale, nel solo Diritto di Famiglia esistono innumerevoli esempi di sentenze e decreti inquinati dal pregiudizio.

Chi è consapevole di operare sempre al meglio non ha alcun motivo di temere sanzioni in caso di errore, perché sa che l’errore, il pregiudizio e la superficialità non sono peculiarità del proprio operato.

Può avere la magistratura questa sicurezza ?


Fonte: Redazione - Fabio Nestola

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Ci sono 4 commenti


18.24  di lunedì 28/03/2011
scritto da  Pierpaolo
Lasciamo le etichette "destra" e "sinistra" che servono solo per screditare gli avversari politici senza nemmeno argomentare nel merito.
Bisogna, invece, riconoscere che oggi contro la malagiustizia la cittadinanza, ovvero l´utenza, è maggiormente rappresentata da una certa maggioranza nel Parlamento e dalla coalizione di governo che la riflette.
Riconosciuto questo, occorre tenerne conto. Chi non appoggiasse, ora, l´azione e di quella maggioranza parlamentare e di quel governo non potrĂ  continuare a piagnucolare se la legge vigente non gli viene applicata e godere pure del rispetto dei suoi compagni nella disgrazia.

21.43  di mercoledì 23/03/2011
scritto da  Sal
La classe politica italiana non rappresenta il popolo italiano, ed è facilmente intuibile dalla distanza tra le esigenze della gente comune e quelle della politica supportata pesantemente dai media televisivi.
Un esempio sconcertante è la guerra in Libia appoggiata da tutte le forze politiche sia al governo (a esclusione della Lega) quanto dall´opposizione.

15.46  di martedì 22/03/2011
scritto da  Pino FALVELLI
Ottimo articolo ! Concordo in pieno.

13.50  di martedì 22/03/2011
scritto da  Stefano C. aderente class action
Sono perfettamente d´accordo col Sig.re Nestola. In Italia sembra d´obbligo etichettare di "sinistra" o di "destra" ogni dichiarazione, ogni presa di posizione. Una Giustizia Giusta per i cittadini dovrebbe essere un bene "costituzionale" e quindi libero dalla dietrologia e dalla faziositĂ . Un Giudice che non risponde del proprio operato assume , anche inconsapevolmente, una certa onnipotenza figlia dell´impunibilitĂ . L´illustrissimo cosi´ come viene chiamato erroneamente nelle aule, alla fine non è che un impiegato statale chiamato a decidere sulle controversie tra pubblico e privato e tra privati. Sdoganiamo questa figura quasi idolatrata, riportiamoli sulla terra al pari di noi semplici cittadini. In tutti i settori, in tutti i campi della vita, chi sbaglia paga.....è ora che tutti inizino a rispondere dei propri errori.


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