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Giustizia Familiare, la riforma fa paura. Palamara chiama Napolitano, Vietti avvisa i naviganti

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Giustizia Familiare, la riforma fa paura. Palamara chiama Napolitano, Vietti avvisa i naviganti
Michele Vietti, Vice Presidente del CSM

20/03/2011 - 22.30

Premettiamo doverosamente che alle famiglie separate, del gossip quotidiano su Ruby e il bunga bunga, non importa niente. Oggi il dibattito si concentra esclusivamente su ciò che, relativamente allo sfascio decadente che caratterizza l'operato della Magistratura Civile di merito, può realmente cambiare le cose: la riforma della Responsabilità dei giudici, che il popolo vuole finalmente punibili (in via diretta, come tutti i comuni mortali) quando compiono errori.

Sappiamo come tale cambiamento, oltre ad eliminare un odioso privilegio, restituirebbe all'ordinamento giudiziario maggiore dignità e, siamo certi, più efficienza e qualità. Niente "fa marciare" un pubblico funzionario (magistrati compresi) come la paura di perdere il posto o di un corposo risarcimento pecuniario. 

E mentre a due passi dalla Trinacria fedele si spara e si cannoneggia contro la Libia, già da una settimana la Magistratura sta reagendo scalciando come un cavallo imbizzarrito e privo di lucidità.

L'associazione nazionale magistrati ha approvato un documento che ribadisce ''la ferma contrarieta'' alla riforma, rivendicando, per bocca del presidente Luca Palamara, una posizione ''unitaria e chiara di profondo dissenso nel merito e nel metodo'' verso una proposta ''punitiva nei confronti dei magistrati'', e ha proclamato lo stato di agitazione. Palamara, in questi giorni, non si stanca mai di precisare che queste iniziative dell'ANM non sarebbero una ingerenza della magistratura verso le prerogative del Parlamento, ma a questa barzelletta non ci crede ormai più nessuno. I magistrati intervengono regolarmente, da decenni, cercando di influenzare l'attività parlamentare, e quando una legge non piace la boicottano (vedi la L. 54/2006).

In ogni caso, Palamara ha chiesto un incontro con il Presidente Napolitano. Spiace vedere il Capo dello Stato così solerte con i giudici - l'appuntamento è stato immediatamente concesso per il 5 Aprile - e sempre più sordo alle istanze dei cittadini (vedi il Maresciallo Adornato, che manifesta da 16 giorni di fronte al Quirinale ma non viene ricevuto).  

Qualche giorno fa, il segretario dell'ANM Giuseppe Cascini aveva prima tuonato riguardo alla mancata ''legittimita' della maggioranza di governo a fare la riforma della giustizia, per poi aggiustare il tiro (dopo un richiamino del Vice Presidente del CSM) dicendo di essersi riferito a un ''contesto culturale politico e storico'' in cui la Riforma si inserirebbe.

Contro la posizione del segretario è arrivata la mozione di Magistratura Indipendente, che ha invitato l'Anm a ''riappropriarsi del ruolo di reale interlocutore istituzionale tecnico-professionale'' e ''ha chiesto che l'Anm si impegni in tutte le sue componenti ad evitare per il futuro di assumere iniziative che possano dare la parvenza di una assunzione di una connotazione politica''. Il segretario Ferri ha precisato ''non siamo opposizione politica. Serve piu' chiarezza sui metodi''. 

E al segretario dell'Anm ha replicato a distanza anche il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, che da Cernobbio ha detto che le parole di Cascini ''dimostrano la necessita', l'ineluttabilita' e l'urgenza della nostra riforma che poggia su due pilastri: la parita' accusa e difesa e il fatto che il magistrato che sbaglia deve pagare come tutti gli altri cittadini". Poi ha aggiunto ''...ricordo che il segretario dell'Anm e' un pm in servizio effettivo e che lunedi' mattina andra' a lavorare presso la Procura di Roma".

Vietti, dal canto suo, alla domanda "che succederà quando sulle toghe incomberà la minaccia di pagare di tasca propria per un errore commesso, è un segnale minaccioso alla categoria ?", ha risposto a "Repubblica" "...le conseguenze rischiano di essere due. La moltiplicazione del contenzioso, perché ogni soccombente penserà di essere vittima di un'ingiustizia e citerà in giudizio il suo giudice. La "sindrome da firma", nel senso che saranno tali e tante le paure da mettere a rischio non solo la libertà di scelta, ma soprattutto la tempestività della decisione. Tutto con buona pace della ragionevole durata del processo".

Ecco gli "avvisi ai naviganti": da un lato il contenzioso che aumenta, dall'altro la paura dei giudici di prendere una decisione, piuttosto che un altra, che li porterebbe a lavorare con estrema prudenza facendo aumentare la durata dei procedimenti.

Suona quasi come un avvertimento, piuttosto minaccioso e chiaramente di parte.

Qualcuno dovrebbe dire al Vice Presidente del CSM che, se i giudici amministreranno bene la Giustizia, nessuno avrà motivo di citare in giudizio il suo magistrato, per il quale sarà sufficiente applicare BENE la legge. Se poi le toghe lavoreranno bene, non avranno motivo di temere alcunchè, nè di essere eccessivamente prudenti. Qualcuno dovrebbe far conoscere al Vice Presidente Vietti che in Italia gli errori giudiziari si contano a centinaia di migliaia. Qualcuno, infine, dovrebbe dire a Vietti che gli avvertimenti non sono graditi, sopratutto a chi di malagistizia familiare ci muore ogni giorno.

Decenni di legge Vassalli contano molto per chi ne ha tratto beneficio, anche perchè quella legge ha ormai abituato i giudici di merito civile all'esercizio dell'impunità. I magistrati che lavorano sulle famiglie vadano a scuola dai medici di ospedale, impareranno cosa vuol dire essere Responsabili e, finalmente, a guadagnarsi davvero lo stipendio.


Fonte: Redazione

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Ci sono 5 commenti


08.34  di venerdì 25/03/2011
scritto da  Pierpaolo
Il problema della Magistratura è il nodo da sciogliere se si vuole difendere i minori. Anzi, è l´unico vero problema.
La responsabilità del magistrato aiuta, va nella giusta direzione, a risolverlo.
Non è, però, l´unico mezzo che si possa adoperare per indurre il magistrato ad applicare, anziché interpretare, la legge. L´abolizione delle "breganzine", la separazione delle carriere del magistrato inquirente e del magistrato giudicante sono altri due passi indispensabili.
Ma qualsiasi altra legge limiti, in qualsiasi modo ed in qualsiasi misura, il potere discrezionale del magistrato è una legge sulla strada giusta. Così sarebbe stata l´abrogazione delle competenze civili del Tribunale dei Minorenni, tentata dal Ministro Castelli e fatta naufragare da franchi tiratori compiacenti verso la Magistratura nell´aula della Camera.
Se ora c´Ã¨ una maggioranza politica sufficiente per ridimensionare l´arroganza della Magistratura è un´occasione preziosa, da non perdere assolutamente.

16.01  di lunedì 21/03/2011
scritto da  CICCIO COSTA
Buongiorno, diciamo che alla minaccia velata, ops, scusate all´avvertimento relativo la possibilità di "moltiplicazioni di contenziosi - sindrome della firma", si potrebbe, cogliere questo, come suggerimento, in tal senso dunque si potrebbe pensare ad una riduzione dello stipendio dei magistrati e degli avvocati, lì dove i tempi non verrebbero rispettati, o enormemente, inutilmente allungati, quindi 1) lavori bene, 2) lavori veloce, 3) dormi serenamente enon hai nulla da temere. Ciao

15.51  di lunedì 21/03/2011
scritto da  da un dipendente pubblico
La riforma è punitiva verso chi non rispetta la legge e agisce con palese negligenza!
Montanelli diceva che il fascismo prediligeva i somari con la divisa, la democrazia i somari con la tuta. Non vorrei che ci accorgessimo che la magistratura predilige i somari con la toga.

14.41  di lunedì 21/03/2011
scritto da  dal paese delle balle spaziali
La sindroma da firma... che gran balla e che INSULTO!!
Allora se gli Italiani avessero la sindrome della firma, i medici non firmerebbero più le ricette, i funzionari comunali non invierebbero più lettere di autorizzazione e gli agenti di polizia non firmerebbero più i verbali!
Al contrario: chi e´ SICURO della propria diligenza, mette la mano sul fuoco.
Chi bazzica tra scrivania e "bouvette" in cerca del titolo più interessante sul quotidiano del giorno, allora ben volentieri la firma non ce la mette e lascia che a rimetterci le penne siano i cittadini, cha magari aspettano dieci anni per una sentenza di divorzio, o i colleghi intrepidi.
Però, se la TV trasmnette la faccia di un ermellino in qualche servizio televisivo, allora, la sonata cambia: l´ermellino non se la fa più sotto, ma, nuovo divo, sproloquia e pontifica su diritto e principi della costituzione. Tanto a parlar del vacuo non si sbaglia mai, ma a far bene il proprio lavoro, a leggere gli atti, l´Ã¨ tutta altra musica.



11.20  di lunedì 21/03/2011
scritto da  silvana bigi
d,accordo ma resto dell,idea che il presidente del c. aprofitti della situazione..e piombi come un avvoltoio sul marcio......


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