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Cinque anni dalla entrata in vigore della L. 54. Ovvero, cambiare tutto, per non cambiare niente

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Cinque anni dalla entrata in vigore della L. 54. Ovvero, cambiare tutto, per non cambiare niente
Paniz, padre della L. 54/2006

16/03/2011 - 09.00

Di Alessio Cardinale. Cinque anni fa entrava in vigore la "non-legge" denominata Affido Condiviso. Nata sotto i peggiori auspici, demolita preliminarmente dal binomio, tutt'altro che ipotetico, formato dall'associazione magistrati e da buona parte dell'avvocatura (AIAF in testa), approvata in extremis col sacrificio della Mediazione, non è mai entrata in vigore nei tribunali, dove ci si è affrettati ad applicare un altra legge (quella col domicilio prevalente) che oggi scandalizza l'opinione pubblica e ci rende lo zimbello di tutta l'Europa che si interessa di Famiglia.

L'unico elemento che - quello sì - è entrato in vigore nel cuore della gente comune è il concetto di Condiviso. Giudici o no, avvocati compiacenti o no, la Nuova Cultura della Genitorialità avanza inarrestabile, nonostante tutto.

Nonostante LORO.

Ecco, se c'è una cosa che questi cinque anni di dolore gratuito e non risarcibile la Magistratura e l'Avvocatura - quella interessata solo alle parcelle, che si distingue da quella che lavora bene - sono stati capaci di realizzare è un solco profondissimo tra NOI, genitori e figli, e LORO. Provate oggi a chiedere che opinione ha la gente comune della giustizia familiare, dei magistrati che la dovrebbero amministrare e degli avvocati....

Provateci, e vedrete. Ma tappate le orecchie ai bambini, onde evitare di far ascoltare le sconcezze.

Contenti loro...E la Politica ?

Scomparsa dalle scene la Lussana, che subito dopo l'entrata in vigore della legge sullo Stalking si è defilata dalle istanze delle famiglie separate, per qualche anno è rimasto solo l'on. Paniz - il padre della L. 54 - a far da controaltare. "Diamo tempo ai giudici, ci vuole un quinquiennio di osservazione", aveva detto. E quinquiennio è stato. Cade oggi, Onorevole, il compleanno. Ma non c'è nulla da festeggiare.

Anzichè lamentarci, facciamo un pò di conti. Nell'ultimo quienquiennio in Italia si sono separate 650.000 coppie, coinvolgendo 900.000 bambini e circa 3.000.000 di parenti stretti afferenti ai rispettivi rami familiari. Fanno un totale di 4.500.000 di italiani che oggi vivono, direttamente o indirettamente, lo stress derivante da una legge non applicata. Se dovessimo calcolare il danno esistenziale/non-patrimoniale ricadente sull'operato della Magistratura civile, ci vorrebbe una finanziaria per risarcirlo.

Il disagio delle famiglie separate, in tal senso, è tutto sulle loro spalle. Anche sulle sue, onorevole Paniz. Se è vero che un "padre" politico mette al mondo una legge/figlio, è anche vero che dovrebbe occuparsene, seguirne la crescita, prendersi cura di lei e difenderla dalle insidie del mondo. Lei questo non lo ha fatto, almeno per i primi 4 anni e mezzo di "sviluppo". Solo ultimamente le abbiamo sentito dire che i giudici non applicano bene la norma, ma questo era evidente anche prima, anche subito. Il suo risveglio, sebbene tardivo, le fa onore, ma adesso c'è bisogno di rivendicare energicamente l'applicazione della "sua" legge.

Chi, come me, ha avuto la sfortuna di aver udienza di separazione il 16 Marzo 2006 - giorno della effettiva entrata in vigore del condiviso -, ha capito immediatamente che il buongiorno si vedeva dal mattino: ci vuole un sub-ricorso, dicevano i giudici, e un bel rinvio di 3-6 mesi, in barba al fatto che quel giorno la l. 54/2006, a cui ogni giudice deve sottostare (i magistrati sono soggetti soltanto alla legge, recita la Costituzione), era già da applicare. Quei tre mesi sono serviti per mettere a punto il grande inganno del domicilio prevalente.

L'Italia è un Paese strano, dove è necessario stabilire per legge ciò che il diritto naturale già prevede, e cioè che i genitori hanno pari dignità. Per cui non ci si sorprende se oggi, a distanza di 5 anni dal suo ingresso, ci sia bisogno di una nuova legge (DDL 957 e altri) per dire ai magistrati che c'è una legge da applicare senza invadere il Potere Legislativo del Parlamento.

In fin dei conti, oggi possiamo dire che, il 16 Marzo 2006, nessuna legge 54 è mai entrata in vigore, che il Parlamento non l'ha mai approvata, che 15 anni di lotte non sono mai state fatte, che in Italia è ancora in vigore l'affido esclusivo.

Dopo cinque anni, dobbiamo riconoscere che in Italia si è voluto cambiare tutto, per non cambiare niente.


Fonte: Redazione

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Ci sono 4 commenti


23.03  di giovedì 24/03/2011
scritto da  Federico Poli
Grazie Alessio, l´articolo che tutti avrebbero voluto scrivere..

12.31  di giovedì 17/03/2011
scritto da  armando nardi - aderente alla class action
Capisco perfettamente Ciccio Costa.
Vivo a 500 km di distanza e ho, come sono solito affermare, la "fortuna" di incontrare mia figlia di 6 anni 2 fine settimana al mese presso la madre, in un paese extracomunitario, e 1 fine settimana qui in Italia. Poche ore in tutto: da sempre punto sulla qualità, dovendo farmi bastare la quantità. Anche lei dice che vorrebbe stare di più con me. L´affido esclusivo è un fatto assolutamente mai emancipato dalla legge attualmente in vigore. Le ho provate e le proverò tutte, ma quando gli stessi avvocati ammettono che così stanno le cose ed è difficile cambiarle, senza provarci nemmeno, allora capisci anche che l´impotenza che senti crescere dentro di te come padre, è la logica conseguenza di un lassismo generalizzato che culmina con l´impunibilità dei magistrati che non sono, di fatto, perseguibili quando sbagliano ad applicare la legge -con dolo aggiungerei, perché è impossibile che non abbiano capito il senso vero della 54- Alessio, andiamo avanti con la class action dai!

22.49  di mercoledì 16/03/2011
scritto da  BRAVO ALESSIO !!!
Bravo Alessio, è giunto il momento di parlar chiaro !!!

12.41  di mercoledì 16/03/2011
scritto da  CICCIO COSTA
Buongiorno,
PREMESSO :
che tutto questo purtroppo sembrava già chiaro, tanto che qualche mese addietro, quando ancora riuscivo a trascorrere del tempo con i miei figli, sono anche riuscito (parlando il bambinese - ovvero un linguaggio a loro comprensibile e concreto), a spiegarglielo, tanto che mio figlio, alla fine mi ha detto: <<... e allora pà, che c´Ã¨ da fare?>>, il discorso scaturiva da una domanda postami dalla mia piccolina di 7 anni che mi chiedeva (riferendosi al fatto che, entrambi, sono stati DEPORTATI contro la loro volontà a circa 200 km di distanza e che i nostri tempi erano già stati ristretti notevolmente):
<< ma il giudice ancora non l´ha capito che vogliamo stare con te?>>. Ovviamente il nostro percorso del passato, ha superato Mediazione familiare, N.P.I., C.T.U., Giudice Tutelare, Appelli vari ecc. La risposta che ho dato ad entrambi è stata quella di limitarsi a fare i figli, per il resto, essendo discorsi da grandi, me la sarei sbrigata io con i grandi, ho aggiunto che sono purtroppo tanti i casi e pochi i magisrtati che hanno delle responsabilità e devono pertanto valutare quanto a loro viene scritto dagli avvocati, perchè molti, purtroppo speculano e scrivono bugie gravissime sui genitori e allora nel dubbio, devono acertare.... Ma sono trascorsi oltre sedici mesi e il risultato è che non ci è concesso neppure di vederci a distanza. Pertanto ora alla luce di quanto ho letto, mi vengono in mente i miei figli, la loro espressione e la loro domanda: <<... e allora, che c´Ã¨ da fare?>> Un saluto affettuoso


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