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Gemelline, un sistema basato solo sul processo non ha chance di prevenire i fatti di sangue

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Gemelline, un sistema basato solo sul processo non ha chance di prevenire i fatti di sangue
Alessio Cardinale in conferenza stampa

13/02/2011 - 10.18

Di Alessio Cardinale. La scia di omicidi in ambito familiare a cui la cronaca ci ha abituati dice che, in Italia, si sta sbagliando tutto. E se il suicidio del genitore-carnefice non è affatto scontato (si pensi all'omicidio dei due bimbi affogati dalla madre a Gela nell'aprile 2010), la morte di bambini indifesi - questa sì, una costante - dovrebbe far scattare azioni costruttive dello Stato che vadano al di là delle (tentata) repressione.

La Prevenzione, laddove reprimere è impossibile (provate a reprimere un omicidio già avvenuto...), è la grande assente, in un sistema che ancora oggi discrimina il genitore "di sesso sbagliato" (il maschio), o si accanisce con il genitore "di sesso formalmente corretto" (la femmina) che si è macchiato del reato di "antipatia" nei confronti dell'assistente sociale di turno.

La Prevenzione comincia dalla Comprensione del problema e delle sue cause. In questi ultimi decenni ci si è concentrati sul concetto di "violenza di genere", e ciò ha prodotto una innegabile consapevolezza di un fenomeno prima diffuso, in cui molti uomini finivano col prevaricare molte donne. Accanto a questi "molti", però, c'erano tante famiglie, la maggior parte di quelle del nostro Paese, dove la violenza domestica non entrava a far parte degli usi e costumi dei loro componenti, abituati come si era (e si è ancora) al rispetto reciproco. Tutti noi abbiamo vissuto una vita ricca di affetti, e abbiamo frequentato i nostri parenti più stretti, appartenenti alla nostra rete familiare più prossima. Ebbene, quanti di noi possono dire che, all'interno delle rispettive famiglie, c'era un vissuto di violenza di alcuni dei suoi componenti ? Sono tanti o pochi ? Che informazioni abbiamo sulle persone a noi più vicine ? Gli zii, i nonni, i cugini...tutti riservatamente violenti dentro le mura domestiche, e perfettamente tranquilli al di fuori di esse ?

La violenza esiste, ma è di pochi, eppure l'Italia viene dipinta come un Paese dove puoi trovare uno stalker o un "femminicida" a ogni angolo di strada. Nessun italiano sa - ma lo faremo uscire fuori al più presto... -, che i dati sulla violenza domestica sarebbero stati gonfiati ad arte da una ricerca ISTAT supportata dalla "consulenza disinteressata" dei centri anti-violenza. Oggi quei dati (7.000.000 di donne vittime in Italia, ma gli ultimi aggiornamenti, passati inosservati per evidente e macroscopica sovrastima, parlavano di 10,3 milioni...) vengono sciorinati come la biancheria al sole d'estate.

Appena due settimane fa, l'on. Paola Concia si è lasciata scappare l'ennesimo riferimento alla bufala del secolo: "...voi lo sapete che la prima causa di morte delle donne in Italia è la violenza...!". Ebbene, premesso che la prima causa di morte delle donne è rappresentata dalle malattie cardio-vascolari, e i decessi causati da violenza rappresentano una percentuale stimabile attorno all' 1% del totale, le affermazioni come quelle riportate a Canale 5 dalla Concia servono a capire quanto siamo fuori strada, e quanto è distante la soluzione dei problemi.

Per anni si è studiato il fenomeno degli infanticidi che, come sappiamo, vengono commessi per la maggior parte dalle madri, e si è capito che questi fatti di sangue sarebbero da collegare ad una particolare condizione di disagio psichico delle donne. Gli studi sulla depressione post-partum e su altre patologie ha diretto le prassi giudiziarie verso risultati di notevole rilevanza sociale: la madre assassina di Gela, per esempio, non ha fatto un solo giorno di carcere, e adesso vive il suo dolore all'interno di una delle strutture specializzate nel recupero di soggetti che hanno vissuto la sua stessa colpa. La Franzoni, come tutti sanno, ha ucciso il figlio di 3 anni, ha avuto una condanna mite e vede i propri figli regolarmente (1-2 volte a settimana, per più ore alla volta), e li vede anche più di molti genitori che frequentano i bambini, allontanati da provvedimenti assurdi di tribunali e servizi sociali, solo un'ora a settimana. La cronaca, poi, ci racconta di omicidi compiuti da mogli che uccidono perchè "esasperate" dal clima di violenza in cui presumibilmente vivevano. L'omicidio, anche se premeditato e non "d'impeto", viene dipinto come estremo atto di difesa e liberazione da un uomo estremamente violento.

E' un successo di civiltà consentire ad una madre che uccide i propri figli o il proprio marito/convivente di avere una seconda chance ?

Senza dubbio sì, con le dovute modalità e, laddove occorre, applicando le sanzioni previste dai nostri codici. Ma allora perchè non si effettuano i medesimi studi sui disagi psichici che colpiscono gli uomini, allorquando uccidono i figli o la propria moglie ? Perchè in Italia - e non solo da noi - non si esaminano a fondo le cause da cui derivano le azioni di chi statisticamente si macchia di atti di violenza fisica in misura maggiore ? Nelle separazioni, gli operatori della Giustizia hanno o no una concreta responsabilità morale nell'assenza di una cultura della non-violenza in famiglia ? Perchè non si dà atto, finalmente, che lo stalking e l'aggressività non sono una prerogativa maschile ? Il Ministero Pari Opportunità, insieme a quello dell'Istruzione, stanno forse studiando il c.d. bullismo rosa ? Come mai, nonostante gli episodi di violenza compiuti dalle donne a danno degli uomini, non esistono centri antiviolenza che accolgano anche i secondi ?

E mentre cercavamo le risposte a queste domande, ad Avetrana si era subito gridato allo zio-orco, salvo poi scoprire che l'assassino era la cugina, ed il padre solo un povero contadino che voleva difendere, con una messinscena, l'amata figlia. Cosa è successo in quella famiglia, perchè si è arrivati a tanto ? La vicenda Scazzi ha portato alla luce un aspetto a cui i media non erano abituati a rispondere: le donne possono uccidere, e non certo perchè "in preda all'esasperazione". Ma alla fine, ciò che emerge è sempre la "Verità Processuale", e raramente la "Verità Familiare". Gli inquirenti hanno bisogno di prove e, non sempre (quando la prova è evidente) di un movente. L'ambiente familiare in cui si è sviluppato il seme della violenza passa in secondo piano, e finisce con l'interessare solo chi scrive trattati di Criminologia.

La quadratura del cerchio, invece, passa da un approccio generalizzato verso la violenza in quanto tale, chiunque ne sia l'autore. Non ci può essere attività di prevenzione se prima non si conosce attentamente il territorio, la storia familiare e il contesto ambientale dove si sviluppano gli episodi di violenza. Ciò servirebbe a individuare i c.d. modelli criminologici e a concepire le azioni che lo Stato può effettuare per limitare l'insorgenza di quegli episodi. Allo stesso scopo sarebbe necessario, all'interno di ogni contesto micro-territoriale, intervistare gli "opinion leaders di quartiere" (medici, farmacisti, negozianti, avvocati, parroci, consultori etc). Sono una risorsa preziosa, ma i servizi sociali si guardano bene dal collaborare con loro.

A queste necessità la nostra classe dirigente oppone le "politiche familiari di genere", e i dati ISTAT reperiti con metodologia taroccata da uno stuolo di strutture interessate più ai finanziamenti pubblici che alla tutela delle vittime.

Nelle prossime settimane la nostra attività di denuncia si arricchirà sempre più di stralci e immagini di atti giudiziari - quelli per i quali chi li ha redatti si è sempre schermato dietro una cronica "mancanza di notizia" - e di racconti ben documentati, inviati spontaneamente dai diretti interessati, di conversazioni intercorse tra operatrici dei servizi sociali e genitori, per lo più madri, vessate dal più classico dei ricatti: "o fai come ti dico io o ti tolgo i figli".

Anche quella è violenza. Inaccettabile violenza.


Fonte: Redazione

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Ci sono 11 commenti


16.53  di lunedì 02/05/2011
scritto da  Rosa
"O fai come ti dico io o ti tolgo i figli" è la sfida esplicita o implicita che Istituzioni e madri-tigri-spietate, lanciano sistematicamente mettendo in ginocchio il povero uomo, ormai indebolito dal sistema inGiudiziario con "proposte che non potrà rifiutare" e consapevole della propria impotenza opta per l´unica possibilità che crede di avere per poter restare insieme ai propri figli: morire insieme a loro!!! Fermiamo questo massacro non escludiamo i padri dalla vita dei propri figli, è inaccettabile! Oggi i papà sono come le mamme, anzi meglio: le madri per crescere i propri figli chiedono somme esorbitanti, i padri per crescere i propri figli chiedono solo di poterli amare liberamente e prendersene cura.

20.36  di giovedì 24/02/2011
scritto da  ANTONELLO
Complimenti per l´articolo puntuale come sempre hai fotografato una situazione reale e non più accettabile,si continua a non volere ridurre il numero delle vittime non attuando quelle modifiche legislative che da sole diminuirebbero drasticamente le vittime delle separazioni,è pazzesco avere solo un parlamentare a denunciare questo ignobile stato di non-diritto.
Non dimentichiamo le deportazioni di stato sulle quali non si dice nulla,anzi si tende a sottovalutare un fenomeno crescente.
Il trasferimento del coniuge in altra località di fatto tagli ogni possibile continuità dio rapporto genitoriale ,eliminando alla radice tutti i problemi che da anni discutiamo e cerchiasmo di risolvere.
NO AL TRASFERIMENTO DEI FIGLI CON IL CONIUGE SENZA PREVENTIVO ACCORDO DELL´ALTRO.

20.52  di martedì 15/02/2011
scritto da  agata
Concordo pienamente con quanto da te scritto.Purtroppo..di violenza si tratta!! A mio avviso quella peggiore... quella psicologica.

14.13  di martedì 15/02/2011
scritto da  Rosy
Credo che quanto sostnuto da Pino F. sia la soluzione più idonea ed immediata ai tantissimi problemi delle separazioni. Occorre trovare il modo per togliere l´ opportunità ai tanti "avvoltoi" di sfruttare le situazioni. Se per contrarre matrimonio basta un semplice SI ed una firma, perchè poi per scioglierlo si è costretti a ricorrere ad avvovati, tribunali, CTU, CTP, psicologi, sociologi, servizi sociali e chi più ne ha ne metta ? Non è molto più semplice obbligare entrambi i genitori al MANTENIMENTO DIRETTO DEI FIGLI ed a dividere equamente tutti i beni coniugali ? Non è molto più semplice far si che i figli debbano trascorrere il loro tempo in parti uguali (50%) con entrambi i genitori ? Sono convintissima che in questo modo verrebbero eliminate tante conflittualità ed i genitori si aiuterebbero a vicenda a tenere i figli per qualsivoglia esigenza. In tal modo non ci sarebbero più interessi economici da tutelare ed i figli non ne verrebbero più fatti uno "strumento" per arrivare ad ottenere mantenimenti e casa coniugale che sono le principali cause dei conflitti. Sarebbe tutto più semplice, o no ? Come mai la Chiesa e le Istituzioni italiane non intervengono in tal senso ? Possibile che non intravvedano la semplicità di risoluzione ai tanti problemi e alle moltissime tragedie familiari ? Mistero !!!

22.44  di lunedì 14/02/2011
scritto da  Pino FALVELLI
La Chiesa, le Istituzioni e il Capo dello Stato hanno il DOVERE MORALE di intervenire per porre fine a queste stragi. Bisogna riformare subito la legislazione vigente per evitare che un sesso (quello maschile) sia penalizzato rispetto all´ altro (le donne che, puntualmente, sono privilegiate ed ottengono figli, casa coniugale e consistenti mantenimenti). La chiave del problema è tutta qui ! Non si possono rendere schiavi a vita gli uomini per favorire le donne con assurdi provvedimenti giudiziari che le privilegiano vistosamente, rinonoscendo loro una vera e propria RNDITA VITALIZIA E PARASSITARIA con la scusa di dover tutelare i figli. NON MI STANCHERO´ MAI DI RIPETERE QUESTO, a costo di diventare petulante, poichè ritengo che sia proprio questa la causa scatenante di tantissime tragedie familiari. Ormai le vittime delle separazioni sono centinaia ogni anno (sono più di quante ne fanno le criminalità organizzate messe insieme ). Cosa aspettano le Istituzioni per fare quanto è di loro dovere ??? E´ mai possibile che dobbiamo continuare a vedere in TV sempre i soliti illustri ospiti che vanno a parlare solo di violenze alle donne, sbandierando idee filo-femministe e vittimismo sfenato verso le donne ??? E´ giusto che la TV, la quale svolge un servizio pubblico, debba essere cosi di parte e consentire a certa gente di farsi pure pubblicità gratuita ??? Anche i poveri padri rovinati e ridotti in miseria ( un quarto di coloro che si rivolgono alla CARITAS sono padri separati ! ) e, soprattutto i loro figli, hanno diritto ad un minimo di attenzione e di giustizi !!! -


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