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Comunicato FeNBi sulle gemelline svizzere scomparse: di affido esclusivo si puo´ morire

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Comunicato FeNBi sulle gemelline svizzere scomparse: di affido esclusivo si puo´ morire

13/02/2011 - 09.59

Roma, 13 febbraio – Nella vicenda delle gemelline scomparse emerge l’ultima lettera del padre suicida. Accusa la moglie, colpevole di avergli tolto l'affidamento delle bambine, "senza l'affido congiunto non ce la faccio".

"E’ la separazione dai figli a scatenare l’impulso ad uccidere ed uccidersi, non certo la gelosia o la mancata accettazione della fine di un matrimonio" sostiene Fabio Nestola, presidente della Federazione Nazionale Bigenitorialità.

Le ultime parole di Matthias Schepp fanno luce sulla molla che ha innescato il vortice di disperazione che lo ha spinto a vedere la morte come unica soluzione.

"Non si tratta di giustificare il gesto disperato, che rimane ingiustificabile" prosegue Nestola,  "ma è doveroso comprendere a fondo le dinamiche di questa come di tante altre stragi familiari. Dalla lettera emerge il desiderio del padre di potersi occupare delle bambine anche dopo la separazione, una pulsione naturale ed insopprimibile. Il rifiuto, le limitazioni, la consapevolezza di essere relegato per sempre in un ruolo marginale hanno generato il corto circuito".

Il Centro Studi FeNBi da anni analizza il fenomeno dei fatti di sangue legati a separazioni e divorzi, attraverso ricerche ed approfondimenti. E’ recente (ottobre 2010) la pubblicazione di uno studio ultradecennale sulle cause di omicidi e suicidi: al primo posto l’interruzione giuridica del progetto genitoriale, un fattore di rischio mai preso in considerazione dal mondo forense. 

"Il nostro Centro Studi si dedica da anni alla ricerca, raccolta ed elaborazione dati, ed appare ormai fuorviante ridurre ogni strage familiare al gesto isolato di un pazzo. Quando i 'gesti isolati' si ripetono a centinaia è indispensabile individuare il filo rosso che li unisce".

Nel caso di Matthias Schepp non c’entrano nulla quelle che vengono costantemente citate quali motivazioni delittuose: la gelosia morbosa per la donna che lo ha lasciato, oppure l’incapacità maschile di accettare la separazione … il padre suicida chiedeva di poter stare un po’ di più con le figlie, chiedeva di non sparire dalla loro vita. Se fosse stato previsto un affido condiviso forse oggi non dovremmo piangere altre due giovani vite spezzate. Di affido esclusivo si può anche morire.

 

Centro Studi FeNBi

3208931771


Fonte: Redazione - F. Nestola

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Ci sono 2 commenti


09.38  di marted├Č 08/03/2011
scritto da  Beatrice
Mi rincresce ma non concordo. Invece di puntare il dito contro la madre che avrebbe dovuto, secondo lei, accettare l´affido condiviso, bisognerebbe, volendo indagare a fondo sulla questione, capire perche´ questa donna non voleva che le figlie trascorressero del tempo con il padre: e´ sicuramente una pazza, un´egoista, ecc. ecc.?
Ricordiamo che un paio di anni fa una ragazza francese che permise al marito (con problemi non chiari ai lettori ma forse a lei e a lui si) di tenere la bimba nel finesettimana si ritrovo a doverla andare assistere all´ospedale perche´ il padre l´aveva portata a Roma e poi quasi uccisa di botte per strada.
Se ci sono giudici che aiutano a prendere delle decisioni, bisognerebbe confidare un po´ in loro e nella legge.
Un padre che arriva a "far sparire" le figlie e si butta sotto un treno FORSE non era in una situazione mentale adeguata per prendersi cura di loro. Come si dice spesso, non ci si suicida per un solo motivo: un motivo puo´ essere la causa scatenante ma non spiega tutto.
Oltre alle normali depressioni che potrebbero essere state indotte da separazioni e allontanamento dai figli, esistono anche problematiche piu´ profonde: esistono malattie neurogenerative genetiche che impedirebbero ad un genitore di fare il genitore come si deve e senza mettere a repentaglio la vita di figli piccoli, siamo certi che questa persona non ne soffrisse?
Esistono tossicodipendenze, esistono milioni di situazioni in cui un genitore (non necessariamente il padre) non e´ piu´ adeguato a svolgere quel ruolo, non per sempre, ma almeno finche´ il suo equilibrio interiore non si e´ ristabilito. E allora e´ meglio che non frequenti DA SOLO i suoi figli minori.
La conclusione del suo articolo mi fa rabbrividire "SE ci fosse stato affido congiunto forse non avremmo dovuto piangere due vite spezzate"...e allora se al padre, depresso e malato (come lui stesso si definiva) non fosse stato permesso di tenere le figlie con se´ senza la supervisione di una terza parte,sicuramente le queste due piccole vite non sarebbero state spezzate.

14.55  di luned├Č 14/02/2011
scritto da  Stefano
Sacrosante parole quelle del dott. Nestola che finalmente dice le cose come stanno e come realmente vanno nelle coppie separate. Esiste anche un altro caso quello dell´affido condiviso (riconoscendo la piena idoniet├á del padre), concesso dai Tribunali sulla carta, ma nelle famose "visite" (riconosciute al padre) si tramutano di fatto in affido esclusivo. Poi subentra la malattia senza possibilit├á di recupero, la scuola, etc. dove il padre viene sic et simpliciter escluso, e poi scoppiano le tragedie familiari.


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