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Tribunale di Reggio Emilia. Nel 2007 i giudici caldeggiavano ancora il modello monogenitoriale

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Tribunale di Reggio Emilia. Nel 2007 i giudici caldeggiavano ancora il modello monogenitoriale

11/02/2011 - 22.32

Torniamo ad occuparci della curiosa modulistica in uso nei Tribunali del nostro Paese. Per chiunque desiderasse sollevare delle contestazioni in merito alla veridicità di quanto andiamo sostenendo, precisiamo di avere sono disponibili i documenti integrali in originale. Le chicche di Roma, Monza e Civitavecchia le abbiamo già esaminate, altre ne abbiamo da Tivoli e Aosta, altre ancora stanno arrivando da tutta Italia.

Oggi vediamo cosa ha saputo inventare la creatività emiliana.

A Reggio Emilia nel settembre 2007 (il condiviso era già in vigore da un anno e mezzo) è stato proposto un documento del quale pubblichiamo lo stralcio sostanziale.

 

Il Presidente informa le parti che a seguito dell’entrata in vigore della legge che ha modificato l’art. 155 cc l’affido dei figli minori è previsto in via prioritaria in forma condivisa, per cui la potestà genitoriale deve essere esercitata da entrambi i genitori … (omissis)

Le parti, preso atto di quanto sopra, dichiarano di voler confermare le condizioni già indicate in ricorso, ritenendo che le stesse, pur prevedendo un affido monogenitoriale, siano comunque le più idonee a garantire un rapporto equilibrato e continuativo …(omissis).

 

In sostanza viene detto alle parti: è vero, la legge esiste, ma vi chiediamo di firmare un accordo per aggirarla.

Cosa hanno lavorato a fare quattro diverse commissioni parlamentari, nell’arco di dodici anni, per varare una norma che poi un tribunale “suggerisce” di aggirare ?

Altri aspetti curiosi, sui quali sarebbe cosa gradita un autorevole parere dei nostri amici Mara e Angelino.

Il Tribunale non ha alcun interesse ad investire tempo e risorse per rivedere le modalità di affido alla luce della nuova norma, soprattutto tenendo conto che nel caso di specie entrambi i coniugi hanno avuto accesso al gratuito patrocinio.

Fosse stata una separazione fra VIP, per intenderci una di quelle per le quali il Tribunale rimane aperto il pomeriggio per offrire una certa privacy alle celebrità, sarebbe stata proposta la stessa soluzione rapida ed economica ?

Se consideriamo il diritto del minore – almeno per una volta proviamo a farlo concretamente – qualcuno sa spiegare perché il figlio di una coppia non abbiente in Tribunale ha meno diritti rispetto al figlio di artisti e calciatori ?

Perché di questo si tratta: diritti dei minori.

La norma novellata è stata definita in ambito parlamentare “la riforma bambinocentrica”, in quanto metteva da parte le rivendicazioni tra adulti fissando il principio fondamentale che la bigenitorialità è un diritto della prole.

Quindi il Tribunale, volendo lasciare tutto invariato, si preoccupa di aggirare la norma scaricandola responsabilità sulle parti: propone un accordo preconfezionato, gli ignari genitori devono solo firmare.

Agli atti risulta un equivoco, quasi che la dichiarazione fosse frutto di una scelta fatta in totale libertà.

Quali elementi può avere una coppia separanda per giudicare le ripercussioni di una rinuncia a quanto previsto per legge ?

E soprattutto, può un Tribunale non solo accettare, ma addirittura proporre una rinuncia al condiviso senza i requisiti previsti ?

La risposta è no, mille volte no.

Non si tratta di opinioni soggettive o diversi punti di vista.

È un preciso pronunciamento della Cassazione che ha colto la deriva “aggiratoria” di troppi magistrati, precisando che:

 “ (…) nel quadro della nuova disciplina (…) l’affidamento condiviso (…) si pone non più come evenienza residuale, bensì come regola; rispetto alla quale costituisce eccezione la soluzione dell’affidamento esclusivo”.

Inoltre, per derogare all’affidamento condiviso occorre:

 “(…), che risulti, nei confronti di uno dei genitori, una manifesta carenza o inidoneità educativa tale da rendere quell’affidamento in concreto pregiudizievole per il minore...”.

Eventuali carenze o inidoneità devono essere specificate con:

  “...provvedimento motivato, con riferimento alla peculiarità della fattispecie che giustifichi, in via di eccezione, l’affido esclusivo” (Suprema Corte di Cassazione, Sezione I Civile, sentenza n. 16593/08 del 29/4/08).

Nel caso specifico, dov’è il provvedimento motivato che giustifica nel dettaglio le cause che hanno spinto il Tribunale a decidere in via d’eccezione l’affido esclusivo ?

Nulla, desolatamente nulla.

Si inducono le parti a dichiarare che secondo loro (ritenendo, nel modulo c’è scritto ritenendo) le misure più idonee sono quelle previste dalla vecchia normativa, quindi quella nuova può anche finire nel cestino.

Ecco risolto il dilemma: il provvedimento motivato è: “cosa posso farci, lo vogliono loro”, sono perfettamente in grado di valutare cosa è meglio per i figli.

I genitori non sono in mai grado di valutare quando il figlio dovrebbe vederli di più, vengono mobilitati eserciti di assistenti sociali e consulenti per stabilire quali siano i tempi giusti, per allungare un orario al dopocena, per anticipare un’ora il pomeriggio … ma quando dichiarano ciò che fa comodo al Tribunale, allora sono perfettamente consapevoli e competenti.

Mah, acrobazie del Diritto di Famiglia, l’apoteosi dell’ipocrisia.

Comunicazione di servizio: per chi “ritiene” che la soluzione più idonea alle sue esigenze sia quella di fumare al tavolo del ristorante, sarà sufficiente scrivere al Tribunale di Reggio Emilia per ottenere l’aggiramento della normativa antifumo e spararsi mezzo pacchetto di Marlboro.

 

Fabio Nestola


Fonte: Redazione

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Ci sono 4 commenti


23.07  di domenica 13/02/2011
scritto da  GeoL
altrettanto ipocrtita mi sembra la risposta data dall"avvocato" del commento precedete. Anzi ├Ę ancora pi├╣ pazzasca l´idea che..esiste un´idea "burocratica" secondo la quale i figli crescono da soli, cio├Ę senza l´indispensabile apporto di entrambi i genitori, tutti i giorni ci sono scelte da fare e esigenze nuove! Come si vede la distanza di alcuni dalla sofferenza di vedere ostacoli inutili tra se e le persone che amano..

11.28  di domenica 13/02/2011
scritto da  Massimo Rosini
eh gi├á Paolo il tuo amico avvocato ha ragione. Poi succedono i casi come quello recente e che ahim├Ę temo tanto che non sar├á l´ultimo delle gemelle svizzere uccise dal padre reso folle dal dolore e dalla frustrazione.

13.56  di sabato 12/02/2011
scritto da  armando nardi
Pazzesco!, ├Ę il primo termine che mi viene in mente per definire l´ipocrisia del tribunale di Reggio Emilia (come quella di tutti i tribunali in Italia ovviamente). Far firmare ai genitori una postilla come questa ├Ę sostanzialmente simile alle postille che firmiamo quotidianamente per aggirare il diritto della privacy (povero Rodot├á!) La legge sulla privacy ├Ę infatti vigente, varata da mo´, ma costantemente aggirata in ogni ambito, dal cedolino paga del tuo lavoro, al tuo conto corrente in banca. Una legge farsa, appunto, come quella sulla condivisione dei nostri figli.

11.16  di sabato 12/02/2011
scritto da  Dadtux
Un avvocato mi ha spiegato cosa c´├Ę dietro, secondo lui, alla disapplicazione di fatto dell´affido condiviso. Non si tratta di una ostilit├á preconcetta contro il padre come genitore, ma di una tendenza tipicamente burocratica del sistema giudiziario. Giudici e avvocati dopo una lunga esperienza nel campo del diritto di famiglia sono convinti - a torto o a ragione - che minimizzare le occasioni di contatto tra gli ex partner sia l´unico modo per minimizzare i conflitti. "Pi├╣ devono vedersi, pi├╣ litigano", questo ├Ę il principio. Le conseguenze sono ovvie. Assegnando tutto il tempo con i figli ad un solo genitore, si eliminano alle radici le occasioni di conflitto, e quindi i ricorsi giudiziari, e quindi l´onere per il sistema gi├á intasato da altri tipi di cause che, a torto o a ragione, sono ritenute meritevoli di maggiore attenzione.


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