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Lo strano caso della famiglia V. Quei bambini valgono sporchi soldi pubblici

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Lo strano caso della famiglia V. Quei bambini valgono sporchi soldi pubblici

06/02/2011 - 20.07

Spesso i veri problemi dei minori “invischiati” nei guai giudiziari dei genitori, li producono gli assistenti o le famiglie da cui vanno in adozione, nonché le varie “case del fanciullo” sparse in tutta ItaliaI processi di affidamento dei minori nascono a causa delle famiglie povere e disagiate.

Ma più spesso i veri problemi li portano gli assistenti sociali o le famiglie da cui vanno in adozione e le varie “case del fanciullo” sparse un po’ ovunque in Italia. Oramai quando si scopre una famiglia a rischio c’è subito un’orda di avvoltoi che si butta sopra di essa per tentare di ottenere i bambini in affido.

E questo si fa perché quei bambini valgono sporchi soldi pubblici. Sia quelli che ricevono gli orfanotrofi in convenzione sia quelli che invece ricevono le famiglie spesso “pluri affidatarie”, gente che per mestiere alleva figli di altri. Per arrivare a colpo sicuro all’obbiettivo, il trucco è semplice: dal nulla spuntano accuse di abusi sessuali o di pedofilia.

Spesso inventati di sana pianta durante interrogatori protetti ai minori che sono qualcosa di simile a film dell’orrore. A Roma però da un po’ di tempo la musica è cambiata, come ci assicura l’avvocato Andrea Falcetta, esperto in materia e autore del libro “L’ultimo comma - Ladri di bambini”, almeno da quando è diventata presidente del tribunale dei minori la brava e coraggiosa Melita Cavallo, che in un anno ha avocato a sé qualcosa come 500 procedimenti in cui non ci si vedeva chiaro.

In provincia, specie dalle parti di Rignano Flaminio e Castelnuovo di Porto le cose invece sono ancora ingarbugliate. Lo prova il caso “V” che riguarda una coppia con quattro figli tra i due e i sei anni al momento dei fatti. Ecco la storia: la madre ha una relazione con un vicino e non si occupa più dei figli.

Il padre la scopre con l’amante, la picchia, ma poi per timore di trascendere chiama lui stesso i carabinieri. Questi ultimi appaiono tranquilli ma lo avvisano che dovranno fare rapporto ai servizi sociali. Fin qui una storia come tante altre. Siamo a giugno 2002. Inizia poi la separazione tra i coniugi e il processo per l’affidamento dei figli.

Nell’estate i bambini sono affidati alla nonna paterna. La nonna ha appena subito un intervento chirurgico e, “per sollevarla”, gli assistenti sociali le propongono di mandare i bambini in colonia. Ma già a metà agosto le due gemelle di 4 anni sono rimandate a casa, perché chiedono sempre del padre e della nonna.

A settembre torna anche il maschio più grande. La più piccola invece non verrà mai più rimandata in famiglia, bensì affidata direttamente dalla assistente sociale, senza attendere il decreto del giudice, alla sorella di un sindaco di un paese dei dintorni. I tre bambini più grandi rientrano a scuola l’autunno successivo e vivono con la nonna.

L’assistente sociale però fa continue pressioni su quest’ultima perché li consegni ai servizi sociali, e arriva a dirle che “andrà a prenderli lei con i carabinieri”. A ottobre 2002 la nonna cede, li consegna e qualche giorno dopo arriva l’ordine del giudice che chiede sì l’allontamento dai genitori, ma con collocamento presso dei parenti.

Nel frattempo la madre dei bambini intenta una causa contro l’ex-marito, con l’accusa di aver cercato di comprare la sua testimonianza. L’uomo verrà assolto in primo grado per non avere commesso il fatto. I bambini sono affidati a tre famiglie diverse. Passano due anni. La famiglia cambia avvocato, ma nel frattempo i genitori vengono accusati prima di abbandono, poi di maltrattamento, poi di molestie, infine di abusi sessuali.

Siamo nel 2004, inizia il calvario del processo penale per abusi. La famiglia “V” dispone dei filmati delle perizie, in cui si vede che il perito incontra i bambini insieme a un ispettore di polizia che prende la bambina in braccio e in un altro caso insieme a uno dei genitori affidatari chiedendo esplicitamente loro di confermare le accuse già fatte dai fratelli.

Gli accusati sono nonna, padre e i due zii, fratelli del padre. Nel processo civile per divorzio e affidamento in primo grado viene decisa l’adozione, ma il giudice Simonetta Matone annullerà la sentenza “perché non sono stati sentiti i familiari”. Il giudice Vittoria Correo che poi subentrerà, ascolta i familiari, fa domande relative agli abusi e li dichiara tutti non idonei e quindi anche il secondo grado conferma l’adottabilità.

Ora si attende la Cassazione. Nel processo penale invece il Gup dichiara il non luogo a procedere per uno dei fratelli nel 2007. Mentre il primo grado all’altro fratello e alla nonna paterna procede lentamente, con frequenti rinvii. I testi dell’accusa non si presentano a testimoniare se non dopo richiami del giudice.

Il 19 gennaio scorso arriva la sentenza di assoluzione perché il fatto non sussiste. Totale? Padre e nonna, accusati ingiustamente di avere avuto rapporti sessuali tra di loro alla presenza dei figli, con accuse inverosimili di “averli rinchiusi nella lavatrice” per punirli, adesso vorrebbero mantenere dei rapporti con i figli.

Ma dovranno attendere l’esito della Cassazione civile. Intanto viene impedito loro di vederli e il figlio più grande nutre persino risentimento nei loro confronti.


Fonte: lopinione.it - Dimitri Buffa

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C'è 1 solo commento


13.55  di lunedì 07/02/2011
scritto da  on.line
Notizie come queste dovrebbero essere rilette COME UN´AVE MARIA all´apertura dell´anno giudiziario. E imparate a memoria dagli ermellini.


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