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Ancona, scambiato per pedofilo e linciato. Una morte dimenticata, sconosciuti gli assassini

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Ancona, scambiato per pedofilo e linciato. Una morte dimenticata, sconosciuti gli assassini

06/02/2011 - 12.34

Era un giorno di festa. Nell’area attrezzata vicino alle sorgenti di Gorgovivo, a Serra San Quirico, c’era un sacco di gente. Camperisti, turisti in visita alle montagne del Fabrianese, ma soprattutto tante persone alle prese con la tradizionale scampagnata. Quel giorno dedicato alle gite fuori porta era il 25 aprile del 2009. Marziale Loroni, un pensionato di 76 anni di Serra San Quirico, aveva parcheggiato la sua Lancia Y a due passi dai giardini infarciti di gazebo, tavolini da pic-nic e chiacchiericcio festante.

C’erano più o meno 500 persone. Ad un tratto accade quel che nessuno si sarebbe mai aspettato. Un bambino si avvicina all’auto di Loroni. Lui ci parla un attimo, gli apre lo sportello e lo fa salire. Il bimbo entra in macchina. L’anziano tenta di mettere in moto, ma non ci riesce. Finora si è sempre saputo che il papà del piccolo di appena 9 anni, avvertito da alcuni testimoni, aveva rincorso la Lancia Y. "Se quella macchina - aveva scritto al Carlino un testimone, il giorno dopo il fatto - non veniva immediatamente bloccata da una quindicina di persone non so proprio cosa sarebbe successo. Fa pensare che l’anziano prima era stato a piedi dentro il parchetto, poi era andato via suonando a lungo il clacson e dopo un po’ è ritornato. Si è fermato, ha visto quel bambino vicino alla staccionata e non so come è riuscito a farlo entrare. Proprio quando stava per ripartire, l’occhio di un genitore del gruppo che veniva dalla zona di Ancona ha dato l’ allarme e nel giro di pochi secondi è stato bloccato e circondato da molte persone fino all’arrivo dei carabinieri". 

Quel genitore aveva fatto ciò che doveva: proteggere il proprio bambino, impedire che gli succedesse qualcosa di grave. Il papà era riuscito a togliere le chiavi della vettura dalle mani dell’anziano e l’aveva fermato, aspettando l’arrivo dei carabinieri. Questa è la cronaca, è ciò che si è sempre saputo. Quel che invece è passato sotto traccia è che Marziale Loroni, il pensionato della Lancia Y scambiato per un pedofilo, arrestato e messo ai domiciliari per sequestro di persona, in realtà era un uomo affetto dal morbo di Alzheimer. Una persona sofferente, malata. E quindi non si rendeva minimamente conto, quel pomeriggio di quasi due anni fa, di ciò che stava facendo. Quel giorno Marziale Loroni venne picchiato, colpito ripetutamente alla testa in un frangente di confusione totale.Nessuno ha mai veramente capito quanta gente lo affrontò per impedirgli di mettere in moto l’auto con il bambino a bordo e soprattutto cosa accadde veramente. 

Ma è certo che dai colpi subiti, Loroni non si è mai più ripreso. Il 5 giugno del 2009 l’anziano venne ricoverato all’ospedale di Fabriano. I sanitari evidenziarono un ematoma subdurale alla base del cranio. Segno evidente che l’uomo venne colpito alla testa, più volte. Quel che non si è mai saputo, e ciò rende ancora più incredibile questa storia, è che il 20 agosto del 2009 Loroni morì all’ospedale di Fabriano. Causa ufficiale del decesso: insufficienza multiorgano. 

La sua posizione giudiziaria e a stata già mutata da indagato per sequestro di persona con il sospetto pesante di pedofilia, a persona estranea completamente ad ogni accusa. Loroni non aveva un solo precedente penale. Era invece palese, e questo i familiari lo dissero subito agli inquirenti, che l’uomo era malato, aveva dei disturbi che spesso non gli consentivano di essere lucido. 

Ogni sospetto, ogni ombra su di lui, vennero spazzate via. Ma Loroni è morto nel silenzio più assoluto. E non ha mai avuto giustizia. Il rischio, ora, è che probabilmente non l’avra mai: la Procura di Ancona ha infatti chiesto l’archiviazione del fascicolo aperto per ciò che accadde quel 25 aprile di due anni fa. Finchè Loroni era in vita l’ipotesi di reato era quella di lesioni gravi a carico di ignoti. Quando morì, si trasformò in omicidio preterintenzionale. 

I carabinieri di Fabriano, coordinati dal sostituto procuratore Rosario Lioniello, in tutto questo tempo hanno ascoltato decine di persone, tra cui anche il papà del bambino che ha detto di aver solo impedito che l’anziano si muovesse con l’auto e portasse via il figlio. Ma le botte ricevute quel giorno dall’uomo, non le ha mai viste nessuno. Neppure una testimonianza (nell’area pic-nic c’erano circa 500 persone) va verso questa direzione. Non ci sono filmati né foto. Una cosa è certa ed è stata appurata dalla Procura: Loroni è morto per le lesioni riportate in quell’occasione. Il nesso causale c’è, senza ombra di dubbio. 

Ma chi lo colpì, chi lo ridusse in quello stato portandolo alla morte, è ancora nell’ombra. Prima che il Gip del Tribunale di Ancona si esprima sulla richiesta di archiviazione, la Procura spera che qualcuno si faccia vivo, che ricordi cosa accadde quel 25 aprile di due anni fa. Affinchè questa incredibile storia abbia il risultato di giusta verità che merita.


Fonte: ilrestodelcarlino.it - Andrea Massaro

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