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Madre austriaca scappa con la figlia di due anni: a processo

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Madre austriaca scappa con la figlia di due anni: a processo

21/01/2011 - 17.09

Il caso dell'affidamento di una bimba nata da un legame tra un vittoriese ed un'austriaca finisce sino alla Corte di giustizia europea. Ieri nel tribunale di Conegliano si è aperto invece il processo nei confronti della madre, D.S. 32 anni di origini austriache, finita sotto indagine per l'accusa di sottrazione di minore, mancata esecuzione di un provvedimento del giudice e furto.

La vicenda prende avvio all'inizio del 2008, quando il rapporto tra la donna ed il compagno, un 42enne vittoriese, finisce. La mamma decide di portare con sé in Austria la piccola, che all'epoca aveva poco più di due anni. Una vicenda intricata che ha visto nascere una battaglia legale tra i genitori, consumata in questi anni tra i tribunali italiani e quelli austriaci.

Nel febbraio del 2008 un provvedimento urgente del tribunale dei minori di Venezia aveva negato alla donna di espatriare con la bimba. Era stato stabilito che il padre avrebbe potuto vedere la piccola con tempi e modi concordati tra i servizi sociali di Vittorio e quelli austriaci. L'uomo ha denunciato l'ex compagna per sottrazione di minore poiché aveva portato via la bimba. Il vittoriese l'aveva inoltre accusata del furto di un prezioso Rolex Daytona, monete antiche e un braccialetto d'oro. La donna è indagata anche perché aveva eluso il provvedimento del tribunale dei minori di Venezia. Ieri a Conegliano si è aperto il processo nei suoi confronti.

La difesa della donna ha sollevato delle questioni preliminari che sono state respinte dal giudice Vitantonio Giuliano. L'avvocato difensore eccepiva, tra le altre cose, che le notifiche della Procura non erano state tradotte in tedesco. Il processo è stato rinviato al 25 luglio. La vicenda dell'affidamento della bimba lo scorso anno è arrivato fino alla Corte di giustizia europea in Lussemburgo, poiché l'Oberster Gerichtshof (la Corte di cassazione austriaca) aveva chiesto lumi. Il padre aveva fatto ricorso e voleva il ritorno della figlia in Italia come stabilito dai giudici.

La Corte di giustizia europea lo scorso luglio ha stabilito che doveva essere eseguito il provvedimento della Procura dei minori di Venezia. (di.b.)


Fonte: tribunatreviso.gelocal.it

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C'è 1 solo commento


01.11  di sabato 22/01/2011
scritto da  Alessandro MB
Ennesima conferma che l´unica speranza per i padri Italiani è fare in modo di poter accedere il prima possibile alla Corte di Giustizia Europea.
Peccato che un requisito sia l´avere ottemperato a tutti i ricorsi possibili previsti in Italia, quindi corte d´appello, cassazione ........... dunque come tutti sappiamo, per i tempi dei processi (per cui l´Italia è già stata condannata dalla Corte di Giustizia Europea), i nostri figli avranno già subito anni di vessazioni, di imposizioni e saranno già di fatto degli orfani di padri viventi.
Comunque come ho già scritto alla redazione di ADIANTUM, che stimo e rispetto, pur ritenendo importante la sensibilizzazione e la diffusione dei nostri valori come strumento per cercare di cambiare le cose, ritengo fondamentale agire, fare qualcosa di concreto subito, non domani, subito. A costo di sembrare "sferzante" insisto a scrivere che se non si fa qualcosa, fondamentalmente continuiamo a raccontarcela fra noi.
Un bell´esercizio, ma bisognerebbe tenere conto di una cosa di cui io sono convinto, dato che prima di trovarmi in questo strazio, io di ADIANTUM e delle centinaia di associazioni dei padri separati non sapevo nemmeno esistessero, ma non per mancanza di sensibilità al problema, ma perché siamo circondati da milioni di problemi con mille rivoli e mille questioni, e tutto il nostro "vociare" non interessa alla gente che non è direttamente interessata di queste questioni.
Quindi o ci riusciamo ad inventare qualcosa di efficace per cambiare noi le cose, oppure è meglio che andiamo al mare ... ovviamente senza i nostri figli dato che di fatto non gli è concesso e non hanno il loro padre naturale.
Se poi qualcuno è dispiaciuto per le mie parole e quello che penso, allora può tranquillamente mandarmi “al mare” che non mi offendo, con tutto quello che sto subendo, tutto il resto non è nulla.


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