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Giustizia troppo lenta, la Corte Europea per i Diritti Umani condanna il nostro Paese

Cronache dai tribunali


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Giustizia troppo lenta, la Corte Europea per i Diritti Umani condanna il nostro Paese

21/12/2010 - 21.52

L'Italia e' stata condannata dalla Corte europea dei diritti dell'uomo per i ritardi nel risarcimento di 475 cittadini che hanno subito una giustizia troppo lenta, denunciando cosi' ancora una volta l'inefficacia della legge Pinto, che nel 2001 ha introdotto l'equa riparazione per le vittime di processi lumaca. La Corte ha accusato l'Italia di mettere ''in pericolo l'efficacia dell'intero sistema di protezione dei diritti dell'uomo, ingolfandolo con ricorsi ripetitivi'' e l'ha invitata a istituire un fondo speciale che consenta di pagare gli indennizzi entro sei mesi dalla sentenza. Per la prima volta, la Corte ha quindi indicato le misure che l'Italia deve prendere per risolvere la questione dei ritardi nei pagamenti degli indennizzi, che costringono migliaia di cittadini italiani a ricorrere a Strasburgo.

Secondo i giudici, quello dei ritardi nei pagamenti degli indennizzi e' un problema ''su grande scala'', come dimostrano non solo gli oltre 3900 ricorsi ad oggi pendenti a Strasburgo, ma anche i dati relativi all'anno giudiziario 2009, da cui emerge che a fine 2008 l'Italia doveva ancora pagare circa 36 milioni di euro in indennizzi per la legge Pinto. La sentenza emessa oggi riguarda 475 cittadini italiani provenienti da tutte le regioni, rappresentati dall'avvocato Alfonso Luigi Marra di Napoli, che dopo aver ottenuto dalle Corti d'Appello un indennizzo per la durata eccessiva del processo che li vedeva coinvolti, hanno atteso tra i 9 mesi e i 4 anni per ottenere le somme che gli erano dovute: da 200 a quasi 14mila euro. I giudici di Strasburgo hanno stabilito che il governo italiano dovra' versare a ciascun ricorrente 200 euro, in tutto 95mila euro.

Questa decisione non e' stata condivisa da due dei giudici che componevano la Camera di consiglio, che hanno ritenuto l'importo troppo modesto. Secondo calcoli basati sulla equa riparazione finora accordata dalla Corte (tra i 300 e i 400 euro per ogni mese di ritardo nel pagamento degli indennizzi dovuti per la legge Pinto), l'Italia potrebbe risparmiare fino a un milione e mezzo di euro. Il governo italiano aveva pero' chiesto di far dichiarare questi ricorsi irricevibili, affermando che i ricorrenti non hanno subito un danno rilevante. La Corte ha invece rigettato questa argomentazione sostenendo che visto l'ammontare delle somme dovute come indennizzo e quello del ritardo nel pagamento non si puo' sostenere che i ricorrenti non abbiano subito alcun danno. Inoltre i giudici hanno sottolineato che chiedere a un cittadino di ricorrere nuovamente alla procedura Pinto equivale a ''ingabbiarlo in un circolo vizioso''.


Fonte: ANSA

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