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Affidamento condiviso, un quadro sconfortante - intervista ad Alessio Cardinale (ADIANTUM)

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Affidamento condiviso, un quadro sconfortante - intervista ad Alessio Cardinale (ADIANTUM)

08/12/2010 - 12.09

A quasi cinque anni dall'introduzione della legge 54/2006, è «sconfortante» il quadro rilevato dall'Osservatorio nazionale permanente sui provvedimenti in materia di affidamento condiviso. Questo è quanto ha riferito a Italia Oggi Alessio Cardinale, Segretario Nazionale di Adiantum (Associazione di associazioni nazionali per la tutela dei minori).

Secondo i dati rilevati dall'Osservatorio (coordinato da Tiziana Arsenti, NDR), nella quasi totalità dei casi l'affido condiviso viene formalmente disposto ma in concreto la frequentazione tra il minore e genitore non convivente, viene disciplinata in modo analogo ad un affidamento esclusivo. Proprio per far fronte a queste problematiche ad aprile la commissione giustizia del Senato aveva dato il via alla discussione di un ddl di modifica della materia. Nei mesi scorsi inoltre, Adiantum ha promosso una class action contro il ministero della giustizia per la mancata vigilanza sull'applicazione della legge 54/2006. Questo per dare risposta alle centinaia di segnalazioni, raccolte in tutti i tribunali italiani, e le lettere accorate di genitori in gravissima difficoltà.

A quattro anni dall'approvazione della legge 54/2006, qual è il quadro complessivo rilevato dal vostro osservatorio ?

È un quadro sconfortante. Su un totale di 1.020 provvedimenti esaminati la percentuale di «falsi condivisi» (concessione formale del condiviso con collocazione prevalente presso la madre) è pari al 95%. I nostri osservatori, inoltre, ci hanno segnalato anche l'utilizzo, da parte di alcuni giudici, di modelli pre-compilati di sentenze (es. tribunale di Tivoli) che prevedevano il domicilio prevalente presso la madre. Ricordiamo che tale istituto, che individua un genitore «domiciliatario prevalente», non è previsto dalla norma, neanche in via interpretativa. L'abbinamento del domicilio privilegiato ed il mantenimento della pratica dell'assegno (anche a parità di reddito), individua un vero e proprio aggiramento della legge. In pratica, è come se i magistrati avessero «legiferato» una norma tutta loro (il domicilio prevalente), che peraltro viene applicata con grande puntualità in tutti i tribunali italiani

Ritiene che questi casi di «falsi condivisi» potrebbero diminuire se si intervenisse, con legge, per definire il campo della «concreta attuazione del giudice»?

Sì, a meno che i magistrati non vogliano sovvertire la Costituzione, perseverando nell'attuale prassi. In tal caso, siamo pronti a sollecitare, insieme ad altre forze politiche (i radicali, ad esempio) la riforma della responsabilità civile dei giudici, in maniera tale che possano essere puniti (attualmente ne risponde lo Stato, cioè tutti noi)

Quali sono le difficoltà affrontate più spesso dalle parti coinvolte e dai loro legali ?

Senza dubbio l'impossibilità di far valere le proprie ragioni, anche quando sono a chiaro sostegno dei diritti dei bambini. I magistrati non dedicano tempo alle udienze, e non mostrano di avere la necessaria sensibilità per trattare la deriva dei sentimenti che segue a qualunque separazione. Gli avvocati, poi, spesso non «osano» neanche chiedere l'applicazione puntuale della legge, perché sanno già di perdere. Alla fine, sono proprio i legali a «gettare la spugna», e spingere per una mediazione che prevede sempre lo stesso copione: un genitore più forte e uno più debole

Cosa può essere fatto per ridurre l'applicazione distorta in cui l'affido viene escluso per motivi non previsti dalla legge ?

Visto che in quasi cinque anni dall'entrata in vigore della legge 54/2006 la magistratura di merito è stata sorda a qualunque tipo di sollecitazione (ivi comprese alcune condanne da parte della Corte Ue), è necessario che il Parlamento apporti delle modifiche che tolgano ai giudici quella enorme discrezionalità che ha causato un diffuso malcontento sociale. Non c'è alcun motivo perché il vero affidamento condiviso non venga concesso a chi desidera dedicarsi ai figli con pari dignità. Se poi un genitorechiede con determinazione il rispetto dei «tempi equilibrati e continuativi» previsti dall'art. 155 c.c., questo basta affinché il giudice non debba esitare neanche un attimo nel concederli. Non c'è un genitore «da verificare» e l'altro «già idoneo». Si fa come nelle famiglie unite (massima fiducia ai papà e alle mamme), con l'unica differenza costituita da un eventuale controllo a posteriori del provvedimento. In realtà, i giudici adottano un totale disimpegno sul controllo dell'esecuzione dei provvedimenti.

Quali sono le disposizioni fondamentali della proposta di legge calendarizzata al Senato ad aprile ?

Tempi paritetici con i figli, laddove possibile; primo passaggio, preventivo alla separazione, presso un centro di mediazione familiare; mantenimento diretto e per capitoli di spesa; deterrente ai trasferimenti arbitrari di residenza con la prole; sanzioni veramente efficaci per il genitore che ostacola la genitorialità dell'altro; valutazione del comportamento tenuto precedentemente alla cosiddetta udienza presidenziale. In questo lungo periodo, infatti, non trovano disciplina fatti anche gravi che coinvolgono i minori; disciplina della patologia denominata Sindrome di alienazione genitoriale (c.d. Pas) che, una volta introdotta in ambito legislativo, porrebbe il nostro sistema giuridico in posizioni di avanguardia pari a quelle dei paesi più evoluti

Come valuta il ruolo sempre più centrale ricoperto dai Ctu ?

Il giudice, in ogni caso, è il «peritus peritorum». È lui che ha l'ultima parola sulla causa. Quello che accade nelle aule di tribunale, invece, è una delega quasi totale ai periti e alle loro conclusioni. Nei tribunali minorili, poi, la delega a quanto viene scritto dai servizi sociali è totale. In quegli ambienti i giudici onorari (i c.d. non togati) e gli assistenti sociali sono coloro che prendono realmente le decisioni. Le perizie, comunque, sono attaccabilissime. Basta avere un bravo perito di parte.

 

Anna Irrera  


Fonte: Italia Oggi - Anna Irrera

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Ci sono 6 commenti


09.59  di giovedì 09/12/2010
scritto da  Stefano
Grazie Alessio, quello che scrivi è proprio vero. Tristemente vero. Andiamo avanti, i nostri figli hanno bisogno anche del papà.
A Pino FALVELLI: purtroppo la storia si ripete con separazione del 2008....per il papĂ  nonc´Ă¨ pace nĂ© giustizia!

22.58  di mercoledì 08/12/2010
scritto da  Rosa
Se i Giudici nn tengono conto delle perizie del CTU , a ke serve nominarli ? Si affidano molto spesso alle relazioni di ass. sociali , incompetenti e troppo spesso di parte, omettendo agli stessi fatti gravissimi. Mi sorge spontanea una domanda.... Perchè i GIUDICI non giudicano le relazioni dei servizi sociali, valutando se il loro operato sia corretto e non corrotto????? Per avere giustizia, dobbiamo aspettare che i minori diventino maggiorenni?? GRAZIE

17.26  di mercoledì 08/12/2010
scritto da  Pino
Le perizie dei ctu sono attaccabilissime infatti, poichè a volte si trovano dei periti dei tribunali onesti ed obbiettivi, che relazionano in modo ineccepibile lo stato dei fatti. Se una delle 2 parti, o per semplice dimenticanza o per mancanza di denaro o altro, si attarda a presentare la propria perizia di parte nei tempi giusti( quando si tiene l´udienza presso in giudice della separazione per il cambiamento delle condizioni richiesto da una delle parti ), prevale la perizia di parte presentata in quel dato momento che, udite udite, può sovvertire quella redatta dalla ctu disposta dal tribunale...inducendo la stessa ctu a fornire ulteriori integrazioni che indirizzino la decisione finale del giudice verso il percorso che la ctp traccia per il suo cliente... I GIUDICI SEGUONO QUEL PERCORSO E´ CAMBIANO LE CONDIZIONI DELL´AFFIDO DA CONDIVISO IN ESCLUSIVO...Da cosa dipendano questi cambiamenti della ctu forzati da sollecitazioni provenienti dai giudici su spinta dei ctp di parte, non è dato sapere.HO LETTO UNA RELAZIONE DI UNA CTU CHE PARLAVA IN UN PRIMO MOMENTO DI AFFIDO CONDIVISO CONFERMATO. SUCCESSIVAMENTE SU UNA DI QUESTE SOLLECITAZIONI,rettifica che "la bambina può essere affidata alla madre..il rapporto con il padre valido ed importante, va certamente percorso e sostenuto.." agli atti...
Che c...significa??? Il padre è importante per questa bambina ma se proprio insistite a domandarmelo vi dico che "si..la bambina PUO´ ESSERE affidata alla madre"..attenzione non dice (nonostante le sollecitazioni) che DEVE ESSERE affidata alla madre.
Erano 1,5 anni che la bambina era stata sottratta ad un padre, oggi sono 3 anni che non lo frequenta a causa delle inottemperanze arbitrarie della madre...prima...(con il condiviso e pernottamento del minore presso il padre..) e figuriamoci dopo con il TEMPORANEO ESCLUSIVO, addolcito da un passaggio in cui il giudice (donna) si augura che quel padre metta una parola fine alle follie della madre ritirando le denunce..AL "FINE DI UN RITORNO AL CONDIVISO" Delusione , amarezza, rabbia, e consapevolezza di perdere l´affetto dei propri figli definitivamente ed a causa di decisioni scellerate ed inconsapevoli e...sempre a vantaggio di chi NON rispetta le regole e di conseguenza i figli partoriti...ma in questo caso solo partoriti. Un saluto

16.41  di mercoledì 08/12/2010
scritto da  paolo
non scordiamoci la bigenitorialitĂ ,il doppio domicilio anche per motivi fiscali e di proprietĂ .mi pare di percepire toni troppo morbidi nelle risposte.E´ ora di chiedere piĂą visibilitĂ  nei media.

16.32  di mercoledì 08/12/2010
scritto da  Alberto
La riforma della responsabilitĂ  civile dei giudici, in maniera tale che possano essere puniti, deve essere assolutamente fatta. Ora c´Ă¨ una totale ingiustizia e i giudici possono fare quello che vogliono. Se i nostri figli sono rimasti orfani di padre per anni, non si può fare finta di niente e i magistrati ne devono risponedere. Se i nostri figli sono diventati delinquenti, perchè il padre è stato annullato da sentenze o ordinanze fatte da pazzi, e sono dovuti crescere con madri con gravi problemi, questi magistrati devono rispondere alla societĂ  italiana del grave danno che hanno provocato.


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