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Yara, proseguono le ricerche. A Brembate si teme in silenzio per la sua sorte

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Yara, proseguono le ricerche. A Brembate si teme in silenzio per la sua sorte

30/11/2010 - 20.30

La strada che porta alla villa dei Gambirasio i non residenti possono percorrerla solo a piedi. Un'automobile della polizia locale sbarra l'accesso: i camper delle televisioni per le dirette satellitari e i mezzi di giornalisti e fotografi devono restare rigorosamente parcheggiati a distanza. Calma e silenzio davanti la casa di Yara, dove il dolore dei genitori e dei fratelli resta chiuso nella più assoluta riservatezza. "Non vogliono che il loro dramma si trasformi nello spettacolo di Avetrana - dicono i vicini di casa - E qui a Brembate non lo vuole a nessuno".

Ad Avetrana l'epilogo doloroso della vicenda di Sarah Scazzi si è svolto a scena aperta. Le telecamere hanno registrato il via vai di parenti e amici nella casa della madre e in quella degli zii. Via tv sono stati diffusi appelli, attaccati manifestini per le strade, sistemati striscioni di affetto per la quindicenne. A Brembate (7800 abitanti, giunta del Carroccio) tutti si sono stretti attorno alla famiglia di Yara (nome di etimologia atzeca che significa primavera), ma in modo silenzioso, quasi timoroso. Un modo di stare vicino nei momenti dolorosi, tipico di questa terra, la Valle Brembana, contadini e lavoratori, muratori, gente al lavoro anche di notte, se serve. Nessuno ha voluto però invadere la tragedia della famiglia. Se si tratta di dare una mano praticamente, allora si muovono in tanti, a partire dal sindaco, Diego Locatelli, che sta prendendo parte direttamente alle ricerche. Anche stamani era infatti al cantiere dove si è concentrata per alcune ore l'attenzione. Con il viso scuro e chiuso non ha voluto parlare con stampa.

Nessuno si aggira nei pressi della abitazione per curiosare o per scattare foto e pochissimi rispondono ai giornalisti o si avvicinano alle postazioni televisive. Men che meno per mettersi in mostra durante i collegamenti con i telegionali. Su tutte le vetrine c'é una bella foto di Yara, ma niente più. La preoccupazione per la sua sorte è nel cuore di tutti. Ma tutto si tiene rigorosamente lontano dal circo mediatico, almeno al momento.

Dietro la recinzione del cantiere qualche curioso segue le operazioni di ricerca. I segugi che fiutano una pista e trascinano gli addestratori. Tombini scoperchiati. Vigili del fuoco che dragano pozze d'acqua. "Ormai la cercano come se fossero sicuri che è morta", mormora un ragazzo. Di Yara, nome atzeco che significa primavera, non ci sono più notizie da 4 giorni. Gli inquirenti portano avanti le indagini a tutto campo. L'ipotesi di una fuga volontaria sembra ormai del tutto esclusa. Lo hanno confermato tutti gli elementi emersi sulla ragazzina, ritenuta tranquilla, senza grilli per la testa e, soprattutto, senza misteri o storie nascoste nelle sue giornate. Resta quindi la possibilità di un rapimento. Oppure l'eventualità che venerdì pomeriggio uscendo dalla palestra Yara avesse appuntamento con qualcuno che conosceva, o che, dopo averlo incontrato per caso lo abbia seguito. Oggi le ricerche si sono concentrate ancora tra i campi di grano e le zone boschive isolate.

In particolare, carabinieri, vigili del fuoco, unità cinofile hanno setacciato il cantiere di un centro commerciale. Si trova a meno di due chilometri in linea d'aria dal palazzetto dello sport, dove Yara è stata vista l'ultima volta. Ma è già nel comune di Mapello e soprattutto proprio sotto un'antenna per i cellulari. Il telefonino di Yara avrebbe agganciato proprio la cella di Mapello prima di essere spento venerdì sera. Al cantiere ha portato anche il fiuto dei dieci cani, tra cui Jocker il supersegugio di razza bloodhound, arrivato dalla Svizzera, e il ritrovamento di una calzamaglia nera. Un indumento che non era di Yara, ma le ricerche non hanno voluto trascurare nulla. "Abbiamo setacciato oggi questa area per non lasciare nulla di intentato - dicono gli inquirenti -, domani faremo lo stesso con altre zone".

All'abilità dei cani nel ritrovare persone nascoste, oggi si é aggiunta anche la tecnologia. I volontari della protezione civile di Alzano Lombardo, hanno perlustrato alcune cascine con un life detector. E' uno speciale macchinario contenuto in una valigetta e dotato di sonde e sensori per captare qualunque vibrazione emessa da un corpo umano o da un oggetto meccanico, sepolto o sotto un cumulo di detriti o macerie. "Siamo gli unici in Italia ad averlo - ha detto il presidente dei volontari di Alzano, Maurizio Lombardi .- Lo abbiamo usato anche per il terremoto all'Aquila". Ma anche questo strumento non ha finora dato risultati. Intanto la famiglia Gambirasio continua a sperare nel ritorno di Yara, restando chiusa nel silenzio. Papà Fulvio oggi ha accompagnato gli altri figli a scuola. Anche molti altri genitori hanno ricominciato a scortare i figli, anche adolescenti, per andare e tornare da scuola, in palestra o a casa di amici. E si sente ovunque paura per quello che potrebbe essere accaduto alla studentessa tredicenne.


Fonte: ANSA

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