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Quelle trasformazioni della famiglia italiana che si fa finta di non vedere

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Quelle trasformazioni della famiglia italiana che si fa finta di non vedere

09/11/2010 - 19.46

La Conferenza Nazionale sulla famiglia che si è svolta ieri a Milano è partita con il piede sbagliato già prima di iniziare, visto e considerato che a questo importante appuntamento gli organizzatori hanno deciso di non invitare tutte le organizzazioni legali che si occupano del tema; e ci si riferisce in particolare a quelle che hanno una visione della famiglia diversa  da quella cosiddetta “ufficiale”.

I relatori di questa Conferenza, inoltre, hanno deciso di affrontare la questione dei rapporti familiari principalmente dal punto di vista economico, senza dare il giusto peso e la giusta importanza agli aspetti sociali e culturali. Sia chiaro: la questione economica che il Governo dice di voler affrontare, quella degli aiuti alle famiglie più numerose e dei servizi per gli anziani, è giusta e sacrosanta, anche perché tenta di rimediare alla storica carenza di welfare dovuta al fatto che lo Stato italiano ha sempre scaricato sui nostri apparentemente solidi legami familiari il compito di occuparsi dei più deboli.

Detto questo, però, c’è anche da dire che nei programmi degli esponenti governativi continuano a non trovare spazio molte altre riforme, altrettanto urgenti e importanti. Mettendo per un attimo da parte il riconoscimento dei diritti alle coppie omosessuali (ché sarebbe pretendere troppo), c’è tutto il problema della legislazione italiana riguardo la rottura dei matrimoni che non ha eguali nel mondo occidentale. Siamo l’unico Paese in cui il divorzio deve essere preceduto da un periodo di separazione legale, arrivando così a tempi lunghissimi. Da noi si divorzia a età molto avanzata, 5 o 6 anni in media di più che negli altri Paesi, sicché per le donne (che in media arrivano al divorzio dopo i 40 anni) è molto più difficile risposarsi, tanto che per loro il secondo matrimonio avviene meno sovente che altrove. In Italia, dunque, la disciplina (tempi e procedure) sullo scioglimento del vincolo coniugale, crea di fatto ingiustizie ed una enorme differenza sociale tra uomini e donne. Di tutto questo volutamente Sacconi e Giovanardi non parlano; anzi, sono temi sui quali non possono far altro che prendere le distanze, spesso per ribadire quanto la loro posizione non si discosti da quella ufficiale della Chiesa.

Nel corso della Conferenza di Milano molto è stato detto circa i rapporti tra genitori e figli; sul fatto che questi rapporti si stiano allentando perché sottoposti a crescenti tensioni. Ciò nonostante, non è stato per nulla approfondito il dramma che stanno vivendo moltissimi genitori, soprattutto padri, i quali, pur non volendo allentare quel legame, vengono quotidianamente estromessi, in conseguenza di una separazione o di un divorzio, dalla vita dei loro figli, tutto ciò con buona pace del diritto dei minori alla bigenitorialità sancito e riconosciuto dalla legge n. 54 del 2006 sull’affido condiviso.

Ma il vero punto debole che ha inficiato i lavori di questa Conferenza nazionale è rappresentato dalla visione della famiglia c.d. tradizionale, tipica del cattolicesimo, attorno alla quale si sono sviluppati tutti gli interventi dei relatori. Questa visione della famiglia è il prodotto di un mondo che sta franando. In tutta Europa stanno infatti trionfando legislazioni che mettono in crisi uno dei capisaldi della morale cattolica e familiare. Si pensi agli importanti mutamenti che hanno interessato la famiglia nel corso di questi ultimi decenni, a partire dall’incredibile aumento delle rotture dei matrimoni. A tal proposito, tutti gli indici statistici ci dicono quanto sia cambiato il rapporto tra divorzio e classi sociali di appartenenza: nel centro nord, dove il tasso di sviluppo e di attività femminile sono maggiori, i matrimoni si rompono più frequentemente nelle classi più basse (dove la coppia può contare su un solo stipendio di 1.200,00/1.500,00 euro al mese) proprio come avviene negli USA o in Gran Bretagna. E questo produce dei veri e propri disastri economici per i coniugi. Un’altra grande trasformazione che negli ultimi tempi ha interessato la famiglia italiana è dovuta al fatto che una quota ormai maggioritaria delle coppie al momento di sposarsi sceglie il regime patrimoniale della separazione dei beni. E questo avviene nonostante la legge del diritto di famiglia del 1975 voluta dai cattolici e dalla sinistra in favore delle donne favorisca, all’opposto, il regime della comunione dei beni. Per non parlare poi dello sviluppo delle famiglie di fatto e omosessuali, un grande cambiamento con il quale, prima o poi, saremo chiamati a fare i conti.

Quanto appena esposto ci fa capire quanto sia sbagliato sostenere che in Italia la famiglia stia attraversando un profondo periodo di crisi. C’è piuttosto una crisi, come in tutti i Paesi occidentali, del suo modello tradizionale: quello basato sul matrimonio unico e indissolubile con molti figli. Un modello peraltro che non esiste da sempre, come dicono i cattolici, ma solo dal 1500 in poi: prima del Consiglio di Trento la maggioranza delle coppie non era sposata. I fattori di questa crisi sono tanti: la secolarizzazione della società, il forte aumento del tasso di attività delle donne e le resistenze di molti uomini a mutare il proprio comportamento all’interno delle mura domestiche, il che rappresenta una vera e propria rivoluzione nei rapporti di genere. Fino alla grande novità delle coppie omosessuali, che con rapidità inimmaginabile 15 anni fa, sono riuscite ad ottenere riconoscimento sociale.

Da questo punto di vista la contro-conferenza sulla famiglia organizzata dai radicali ha avuto perlomeno il grande merito di ribadire come non sia più tollerabile valutare negativamente ciò che è sbagliato per l’etica cattolica e continuare a considerare come aspetto di patologia sociale fenomeni diffusi e generalizzati quali, ad esempio, la rottura del matrimonio. Tutti sanno che il nostro Paese sta attraversando da perlomeno due decenni una fase di profondo mutamento dei propri costumi, il quale richiede tempi di adattamento che dovrebbero essere favoriti con politiche sociali pubbliche in uno Stato laico, ciò nonostante l’ultima grande riforma del diritto di famiglia risale all’ormai lontanissimo 1975.

In pratica, alla preistoria.

 

Diego Sabatinelli e Alessandro Gerardi, rispettivamente Segretario e Tesoriere della Lega Italiana per il Divorzio Breve


Fonte: Lega Divorzio Breve

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C'è 1 solo commento


21.49  di martedì 09/11/2010
scritto da  Pino FALVELLI
La Chiesa dovrebbe prendere atto che con le proprie assurde posizioni sta portando allo scontro tra i sessi. Le "chiacchiere" servono a poco e con le sole "preghiere" non si risolve gran che. Se davvero la Chiesa ed i Suoi illustri rappresentanti ci tengono alla famiglia dovrebbero assumere una posizione ben precisa a favore della vera parità tra i sessi e del vero interesse dei minori. Non si può più restare inerti . E´ lapalissiano che oggi gli uomini sono sono le vere vittime delle separazioni. La Chiesa faccia qualcosa per eliminare le disparità esistenti senza avere timori di schierarsi. Solo eliminando gli interessi economici della separazione( ossia figli, casa coniugale e consistenti mantenimenti per la donna ) si potranno salvare molti matrimoni. Per non parlare poi dei legali che si "arricchiscono" sfruttando le disgrazie altrui (una separazione può costare anche centinaia di migliaia di euro ).Visto che la Chiesa non fa quanto di dovere, W IL DIVORZIO BREVE che, almeno, tende ad eliminare queste problematiche le quali affliggono le famiglie e soprattutto i padri ed i poveri figli.-


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