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Minori scomparsi e media: tra diritto di cronaca e riservatezza

Rassegna Giuridica


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Minori scomparsi e media: tra diritto di cronaca e riservatezza

30/10/2010 - 08.18

Di Anna Maria Occasione. Il 26 agosto 2010 scompariva da Avetrana, in provincia di Taranto, la quindicenne Sarah Scazzi. La notizia si diffuse con estrema rapidità e con altrettanta solerzia vennero pubblicate le foto più recenti della minorenne, forniti dettagliati dati fisici, il tutto nell’auspicio di agevolarne il ritrovamento. Ma ben presto, nel corso dei giorni e sull’onda della forte risonanza del fatto, si sono aggiunti dettagli di tipo strettamente personale.

Nulla sapendo, inizialmente, della terribile verità familiare che sarebbe emersa di lì a poco, si sono scandagliati i suoi diari di scuola, sono stati pubblicati i temi scritti a scuola, fotografate le immagini appese nella sua stanza e sono così fiorite altrettante teorie di ogni sorta, dalla doppia personalità a sospette manie istrioniche, passando per le strettoie delle crisi adolescenziali, dei conflitti interparentali e interfamiliari, in un miscuglio ribollente, privo sovente di pudore e di pietà.

Viene spontaneo chiedersi se questo, come altri episodi analoghi segnatamente interessanti la vita di minorenni, siano stati lecitamente trattati dai media alla stregua delle norme anche deontologiche volte alla loro tutela.

Il confine – nel caso di specie avente ad oggetto ipotesi di scomparsa di una persona – è sottile, in quanto il dettaglio di particolari e la diffusione di certune caratteristiche ed abitudini, potrebbe agevolarne il ritrovamento.

La questione in linea generale è stata affrontata nella c.d. Carta di Treviso, documento varato ed approvato dall’Ordine dei Giornalisti, dalla Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI) d’intesa con una pluralità di associazioni ed enti ed istituzioni della città di Treviso, nel 1990 e più di recente aggiornato nel 2006.

La Carta di Treviso è un codice deontologico, definito dalla Carta stessa nelle sue premesse come “norma vincolante di autoregolamentazione per i giornalisti italiani, nonché guida ideale e pratica per tutta la categoria dei comunicatori” (http://www.medialaw.it/deontologia/treviso.htm).

Tra le “Norme vincolanti per gli operatori dell’informazione” viene prescritto (art. 6) che “nel caso di comportamenti lesivi o autolesivi – suicidi, gesti inconsulti, fughe da casa, microcriminalità, ecc. – posti in essere da minorenni, fermo restando il diritto di cronaca e l’individuazione delle responsabilità, occorre non enfatizzare quei particolari che possano provocare effetti di suggestione o emulazione”; all’art. 8 che “se, nell’interesse del minore – esempio i casi di rapimento o di bambini scomparsi- si ritiene indispensabile la pubblicazione di dati personali e la divulgazione di immagini, andranno tenuti comunque in considerazione il parere dei genitori e delle autorità competenti; ancora all’art. 9 “particolare attenzione andrà posta nei confronti di strumentalizzazioni che possano derivare da parte di adulti interessati a sfruttare, nel loro interesse, l’immagine, l’attività o la personalità del minore”.

La ratio di queste norme deontologiche è pertanto chiara nell’essere diretta a tutelare il primario interesse del minore a non vedere compromessi il proprio onore, reputazione ed intimità mediante interferenze ed incursioni nella sua sfera privata.

La divulgazione di notizie latu sensu (comprensive di immagini, interviste, video) deve quindi sempre e senza eccezioni corrispondere all’interesse del minore e deve essere indispensabile rispetto al fatto di cronaca in cui il minore stesso è suo malgrado protagonista ed anche quando entrambi siffatti due requisiti coesistano, deve comunque tenersi conto del parere dei genitori e delle autorità competenti.

A propria volta l’interesse del minore deve necessariamente essere tarato sulla sua età, in quanto è completamente diverso divulgare frammenti di vita di un bambino di pochi anni rispetto ad un adolescente, che ha diritti suoi propri alla riservatezza di spessore ben diverso e di portata ben più ampia.

Alla categoria dei comunicatori è quindi affidato un compito di estrema delicatezza deontologica e morale, costituito dalla capacità di soppesare i diversi diritti contrapposti e di saper preferire il rispetto di un soggetto, incapace in quel frangente di difendere in prima persona i suoi diritti alla dignità ed alla riservatezza.

Ciò premesso e per concludere, viene quindi a dubitarsi della piena liceità dell’operato dei media allorchè rendano pubbliche informazioni e dettagli attinenti alla vita privata di minori non indispensabili nel senso sopra considerato e non rispondenti al loro interesse, specie per il minore che tale sia per pochi anni o per pochi mesi, avendo per natura il diritto un domani di crescere, modificarsi, evolversi in senso positivo, senza dover affrontare – oltre al disagio che lo ha portato alla cronaca – anche i marchi negativi ed alle volte difficilmente delebili provenienti dalla illecita divulgazione e commento di dati riservati e personali. 


Fonte: personaedanno.it

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