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Il pensiero della Arditi rappresenta la posizione di Avvocatura e Ordine avv di Roma ?

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Il pensiero della Arditi rappresenta la posizione di Avvocatura e Ordine avv di Roma ?

29/10/2010 - 21.57

Di Tiziana Arsenti*. Sentire, ancora oggi, affermazioni astruse, fuorvianti e affatto supportate da dati statistici oggettivi, come quelle espresse dall’Avv. Cristiana Arditi, Consigliere  dell’Ordine degli Avvocati di Roma durante la trasmissione radiofonica di Radio Radicale sul tema dell’affido condiviso,  ci rende consapevoli a malincuore che il Diritto di Famiglia ha fallito.

Ha fallito principalmente per il modo in cui continua ad essere propagandato ed applicato dal Sistema Giustizia ad opera di molti ostinati operatori del settore che, in assenza di qualsiasi parvenza di obiettività,  tentano di convincere la Società Civile che il Sistema Giustizia operi sempre al meglio per gli utenti e che, nel caso di specie, l’affido condiviso dei figli “…è poco realizzabile sul piano pratico in quanto il genitore-padre deve essere in grado di dimostrare la propria disponibilità pratica a prendersi cura dei figli al pari della madre”.

Non ravvediamo  un solo motivo logico per il quale soltanto un genitore (il padre) abbia l’onere di dimostrare la propria disponibilità ed idoneità ai compiti di cura quotidiana dei propri figli e non ci sia un contraltare per la madre, magari lavoratrice a tempo pieno. Si continuano a supportare tesi anacronistiche utilizzando il dogma per cui “la madre è sempre la madre”, la migliore persona al mondo a crescere meglio i propri figli in attesa della definizione della causa di separazione. Dogmi, pregiudizi, non verità scientifiche. Tutto questo  in barba ad un modello deontologico che, piuttosto, miri a stemperare il conflitto, quel conflitto che il Sistema stesso crea ed esaspera per poi derimere ope legis, penalizzando un genitore rispetto all’altro.

Contrariamente a quanto affermato dall’avv. Arditi, già nel 2008, a due anni dal varo della legge 54/2006, autorevoli rappresentanti della Magistratura e dell’Avvocatura avevano espressoopinioni fortemente criticheriguardo l’inapplicazione sostanziale della legge ed auspicavano interventi legislativi finalizzati alla concreta attuazione della legge. Oggi, a quattro anni e mezzo dalla sua entrata in vigore si continua a registrare, attraverso i dati forniti dall’Osservatorio Permanente sull’applicazione dell’affido condiviso, la disapplicazione della legge 54/2006 in termini sostanziali e non puramente nominali.

Riteniamo legittimo, pertanto, chiederci se l’intervento dell’avv. Arditi, nel perfetto stile della logica giuridica che crea giurisprudenza su concetti puramente propagandistici, rispecchi il suo personale intimo convincimento professionale o, di contro, esso rappresenti il “sentire comune” dell’Avvocatura e dell’Ordine Professionale di cui fa parte.

Se così fosse, ovvero che l’ Avvocatura e la Magistratura condividono siffatti principi in base ai quali esiste ed esisterà sempre un “genitore prevalente” rispetto all’altro, la Società civile dovrà prendere atto, al di là del concetto discriminatorio racchiuso in questa definizione, che l’affrancamento femminile dal modello stereotipato ed anacronistico in ambito familiare è ancora ben lungi da venire. Non ci saranno mai pari opportunità tra madri e padri di buona volontà se questo Sistema, nella perseveranza di far credere di tutelare le donne, in realtà continua ad usarle, ghettizzandole nel loro ruolo arcaico di depositarie dell’accudimento esclusivo dei figli.

Questa non è giustizia, non è pari opportunità tra genitori, non è bi-genitorialità garantita ai minori.

Cogliamo l’occasione per ringraziare Tiberio Timperi per il suo intervento ed in particolare per le proposte interessanti che ha presentato e che, sicuramente, saranno oggetto di futuro approfondimento e condivisione di ADIANTUM.

 

* Presidente Turnario di ADIANTUM


Fonte: Redazione

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Ci sono 5 commenti


01.03  di lunedì 01/11/2010
scritto da  angela
Si parla di pari opportunità ma non esiste. Da 5 anni subisco una giudiziale dove benchè ci siano provvedimenti provvisori, il padre non si interessa dei figli. Perdo attività lavorative per stanchezza, perdo opportunità relazionionali, essendo una persona responsabile e, sola a gestire i figli.Mai un giorno libero mentre l´ex abita a 100 metri con un´altra donna e le sue due bambine..inutile scrivere al giudice tutelare nella speranza che questo responsabilizzi il coniuge. Ha solo affermato che il coniuge ha diritto a rifarsi una vita!!! Certamente, ma anch´io avrei tanti diritti..diritto al riposo, diritto ad accettare attività lavorative senza abbandonare i figli a se stessi, diritto alla serenità che la giudiziale ha eliminato dalla mia vita... Ho sempre parlato di diritti dei figli i quali necessitano la cura e l´amore di due genitori, nessuno mi ha dato ascolto....

20.49  di domenica 31/10/2010
scritto da  vins
Cara Tiziana,
da un lato l´universo femminile reclama GIUSTAMENTE la parità nella conduzione della casa e nei compiti domestici;
dall´altra l´universo femminile, dei maschi pentiti e degli innumerevoli lucranti (addetti ai lavori per lo sfascio delle relazioni familiari e per la "manna conflittualità"), SI GUARDANO BENE dal verificare se un padre è in grado di provvedere alla cura dei figli.
In definitiva il padre sarebbe una sorta di colf che può collaborare si, ma unicamente eseguendo ordini e direttive, perché per principio non sarebbe in grado di organizzare nulla autonomamente.
Si dà il caso che il sottoscritto* in casa era infinitamente più
capace della ex, i giudici semplicemente si sono sempre disinteressati TOTALMENTE di questi aspetti.

* come anche altri amici separati

18.10  di domenica 31/10/2010
scritto da  Pino FALVELLI
Non c´ è più da meravigliarsi di nulla ! La raltà è che ci sono troppi interessi da salvaguardare. Il tutto deve rimanere cos1, perchè molti legali fano la loro "fortuna" sulle disgrazie altrui. Ormai per le separazioni matrimoniali si spendono anche centinaia di migliaia di euro. Non ha alcuna importaza se i poveri padri vengono massacrati, umiliati , estorti dei loro affetti e dei loro averi e se devono lasciare figli, casa coniugale e stipendio alle loro ex. E´ una vergogna !!! I legali dovrebbero avere una propria coscienza ed una vera deontologa e, prima di fare certe affermazioni, dovrebbero riflettere e dcumentarsi adeguatamente sulle condizioni in cui versano certi padri a causa della MALAGIUSTIZIA e dell´ operato di taluni legali.I padri prendano atto che non possono fare più affidamento su certi legali e certa magistratura manifestamente di parte. Bisogna creare un nuovo Movimento politico completamente indipendente da tutti gli attuali partiti e correnti esistnti) che porti in Parlamento le proprie problematiche in modo serio ed obbiettivo, per una seria riforma, senza favorire nè l´ uno nè l´ altro sesso e che tuteli effettivamente i figli.-

10.02  di domenica 31/10/2010
scritto da  Roberto
Ecco un compito a cui dovrebbe dedicarsi la paladina delle Pari Opportunità Min. Carfagna. Conseganre anche ai padri pari opportunità e porin dignità difronte ai figli!!!!
Altro che fare propaganda, costituendosi parte civile in situazioni che con il suo ministero nulla hanno a che vedere.

08.47  di sabato 30/10/2010
scritto da  Salvo-CT
Alla stragrande maggioranza dell´Avvocatura le cose convengono così....se si applicasse la 54/2006 loro cosa starebbero a fare?Adesso possono fare gli operatori del conflitto...a scapito di un genitore,sempre il padre e di consegiuenza i nostri figli...nulla di nuovo..la stessa cosa a mio parere e col processo breve...che a loro non conviene...


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