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IL COMMENTO - Cristiana Arditi e il Condiviso difficile da realizzare - di Carlo Ioppoli

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IL COMMENTO - Cristiana Arditi e il Condiviso difficile da realizzare - di Carlo Ioppoli

27/10/2010 - 22.32

Ieri sera molti hanno avuto modo di ascoltare un dibattito, trasmesso da Radio Radicale, tra il giornalista Tiberio Timperi e l’Avv. Cristiana Arditi sul tema dell’affido condiviso.

Ho molto apprezzato le proposte di Timperi, tutte da valutare positivamente e con attenzione. Con rammarico, però, ho appreso che la collega Arditi, rappresentante del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma,  sostiene che l’affido condiviso è “difficile da realizzare” e che, in buona sostanza, nella pratica, i padri hanno impegni quotidiani maggiori rispetto alle madri, per cui non sono mai individuati dai Giudici come “genitori collocatari” della prole.

Ora, a prescindere dalla perversa invenzione giurisprudenziale della figura del “genitore collocatario”, che tanti danni ha prodotto e continua a produrre, sostenere che un’applicazione corretta della legge 54 del 2006 sia difficile da realizzare, mi pare il sintomo di una mentalità ancorata al vecchio schema dell’affido esclusivo, riservato per “benedizione divina” alle sole madri.

Quel che invece va detto con forza è che l’affido condiviso ha trovato difficoltà applicative proprio a causa di forti resistenze da parte di alcuni settori della magistratura e dell’avvocatura.

I primi, da una parte, hanno preferito non “sforzarsi” di giungere ad un’interpretazione autentica della normativa, mentre i secondi, d’altra parte, hanno visto nella legge solo il mezzo per aumentare il conflitto e per moltiplicare i giudizi.

Al proposito, vorrei soffermarmi su una pratica che sempre più spesso vedo applicare da alcuni colleghi, per lo più penalisti, nelle cause di separazione e divorzio: sto parlando delle false denunce di violenze e abusi, per lo più tese ad ottenere un vantaggio economico nella stessa causa di separazione oppure ad eliminare l’altra figura genitoriale.  

Ebbene, tali denunce false e strumentali, hanno ormai assunto una grande valenza nel corso del processo di separazione o divorzio: tale enorme importanza, di cui alcuni avvocati più “esperti” sono consapevoli, viene attribuita spesso dallo stesso Giudice della separazione o del divorzio.

Sarebbe, invece, a mio avviso auspicabile che, nel giudizio civile di separazione o divorzio, tali denunce non rivestissero alcuna importanza, così da garantire una netta separazione tra il giudizio civile e quello penale: al riguardo, è a mio avviso indispensabile un urgente intervento del legislatore, che assicuri una netta separazione tra il cd. binario civile e quello penale della separazione.

Accade, invece, il più delle volte, che il magistrato, di fronte ad una denuncia di violenze o abusi, prescriva nel giudizio civile modalità di visite dei figli protette per il genitore accusato, senza aver nemmeno atteso l’esito del procedimento penale.

Senza far cenno alle implicazioni che tali condotte hanno sul versante economico della separazione o del divorzio: una falsa denuncia può, alle volte, essere la leva su cui fare forza per ottenere un assegno più elevato.

Ciò crea una profonda ingiustizia e alimenta la strategia processuale basata sulle false accuse.

Pertanto, al contrario di quello che ho sentito dire dalla rappresentante del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati, non credo che la legge “debba essere migliorata solo nella struttura sociale, con interventi sul territorio” (centri di mediazione etc.) ma, invece, sia necessario un profondo intervento legislativo che garantisca un’effettiva equiparazione delle figure genitoriali, nell’interesse dei minori.

A tale intervento legislativo dovrà però fare necessariamente seguito un mutamento di prospettiva da parte della magistratura e dell’avvocatura: se gli operatori del diritto non si adegueranno al mutamento sociale in atto, non potrà mai essere possibile una cambiamento concreto e radicale.

 

Avv. Carlo Ioppoli

Presidente Nazionale ANFI – Associazione Nazionale Familiaristi Italiani

www.associazionefamiliaristi.it

info@associazionefamiliaristi.it

 

 

  


Fonte: Redazione - ANFI

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Ci sono 10 commenti


00.21  di lunedì 01/11/2010
scritto da  Rossella Guzzetta
mi domando : quando lo Stato Italiano si deciderà a tutelare i bambini , dai Servizi Sociali .....CORROTTI .

08.50  di sabato 30/10/2010
scritto da  Salvo-CT
Scusate,ho cresciuto il minore con molto più tempo della madre.la casa dove è cresciuto è rimasta a me...con tutte le sue cose..eppure è stato collocato dalla madre... un altro ambiente tutto nuovo...se ewra al contrario il bambino deve crescere nella casa familiare.........bla...bla..bla..bla...sempre due pesi e due misure...sempre a convenienza della madre.......sempre ed in ogni caso

15.26  di giovedì 28/10/2010
scritto da  Alberto Gigante-Messina
In merito a quanto ho letto e nello specifico del peso dei procedimenti penali nelle separazioni(fase civile), mi sembra opportuno evidenziare che sempre più spesso il magistrato della separazione tiene conto dei procedimenti penali.Questo avviene anche se lo stesso procedimento è ancora in fase d´indagine preliminare, quindi coperto dal segreto istruttorio, o magari solo alla 1a o 2a udienza...Intendo dire che la semplice querela o un giudizio penale pendente, su cui non si può anticipare nulla,può anche modificare un diritto di visita esistente o addirittura annullarlo se i reati ipotizzati sono di elevata gravità. Nulla potrà riportare la serenità nel rapporto del minore con il genitore falsamente accusato e quindi a prescindere dalla colpevolezza o meno dell´accusato, lo scopo dell´altro genitore è raggiunto: eliminare l´altro genitore, antagonista o concorrente nella gestione dei figli....Ricordo che la colpevolezza può essere effettivamente ritenuta tale, solo dopo varie fasi di Giudizio o per "passato in giudicato"...ossia sentenza definitiva inappellabile..Questi subdoli stratagemmi vengono sempre più spesso usati da certa avvocatura che con la complicità, voluta o meno dei magistrati, riesce a privare i minori della figura di uno dei suoi amati genitori. Una particolare attenzione dovrebbe essere riservata alle "Ordinanze di Protezione Cautelare", che vengono emesse contro uno dei genitori, su richiesta dell´altro (ex) coniuge, e senza nemmeno la comparizione dell´accusato davanti al Magistrato che emette il provvedimento, basandosi solo su documentazione prodotta dal ricorrente. Fasi di giustizia sommaria, a mio giudizio da Medioevo, e che dovremmo tentare di modificare per arginare una parte di ingiustizia che spesso viene rivolta verso i padri.

11.52  di giovedì 28/10/2010
scritto da  vins
"padri hanno impegni quotidiani maggiori rispetto alle madri, per cui non sono mai individuati dai Giudici come “genitori collocatari” della prole."
L´osservazione sarebbe accettabile laddove i giudici indagassero se ciò corrisponde al vero per il caso che stanno esaminando, LA QUAL COSA NON E´AFFATTO.La Arditi ci porti ad esempio alcuni provvedimenti di affidamento o collocazione al padre, perché la madre avevano "impegni quotidiani maggiori" e, non ci dica che ciò non avviene mai.

Sarebbe il caso di smetterla di porenderci in giro.

Ci spieghi anche perché di fronte ad un BEN POCO COMPROMETTENTE E COMODISSIMO* (per le madri malevoli): io "SOSPETTO" qualche forma di abuso da parte del padre, i giudici si sentano in diritto di allontanare il padre dai figli o limitare le frequentazioni e rendendole "protette". Col risultato che i figli (ancorché piccoli non stupidi) si convincono del fatto che: "se c´Ã¨ il guardiano significa che occorre".
Ci dica anche perché una volta appurata la correttezza dei comportamenti del padre, tale madre "troppo sospettosa" non venga, quantomeno, avviata a una perizia psichiatrica o ritenuta poco equilibrata per svolgere la sua funzione di genitore.

* se dicessero "lo affermo" rischierebbero di essere incriminate per calunnia.

10.31  di giovedì 28/10/2010
scritto da  Sergio
I miei fanciulli infatti hanno mantenuto il loro habitat, ovvero sono rimasti nella casa coniugale appena costruita di fianco a quella della mia famiglia che ha sempre gestito i figli, così io me ne sono dovuto andare e in casa mia è entrato il "fidanzato" della mamma. Così i miei genitori continuano a gestire i "oramai ragazzini" che sono più a casa dei nonni che a casa loro e la mamma si gode la casa con il suo "fidanzato" e il papà paga tutto, mantenimento, mutuo, affitto, scuole.
CARA ANGELA: MA QUALE SAREBBE L´HABITAT??? QUELLO DOVE VIENE FATTO USCIRE IL PAPA´ E FATTO ENTRARO IL NUOVO FIDANZATO DELLA MAMMA???!!!
E poi...
Perchè le mamme non lavorano???!!!
Io ho molta più disponibilità di tempo visto che lavoro nello stesso comune di residenza e posso assentarmi in qualsiasi momento per recarmi presso scuole etc.. mentre la mamma esce di casa alle 07.00 e rientra tardi e lavora a 40 km da casa?
MA AI GIUDICI CHE GLIE FREGA?! TANTO MANCO LEGGONO I RICORSI DEGLI AVVOCATI E POI SONO TUTTE DONNE STRANAMENTE...



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