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Gli omicidi-suicidi e la cattiva gestione della separazione. Occorre agire - di Aurelio Grimaldi

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Gli omicidi-suicidi e la cattiva gestione della separazione. Occorre agire - di Aurelio Grimaldi

27/09/2010 - 23.51

Ho sempre seguito, con attenzione e apprensione, i casi più dolorosi, sconfortanti, eclatanti, di violenze domestiche, e mentre rileggevo questo mio articolo, si consumava un altro terribile caso di omicidio-suicidio di un padre e della sua bambina.

Sì: una striscia che appare colpevolmente infinita.

Le cronache si dilungano molto sui gesti omicidi. Poco clamore invece per l’altra faccia della medaglia: il suicidio di tanti padri ipocritamente rubricato alla voce ‘fragilità esistenziale o depressione’: dove non fa notizia.

Destino cinico e baro? La separazione familiare è archiviata dagli psicologi (alcuni ne hanno fatto, con ambizioni scientifiche, una classifica: con un calcolo percentuale di ‘quantità di disagio’) come la seconda massima causa, nella vita di un essere umano, di disagio/squilibrio. Al primo posto sta la morte inattesa di un genitore o figlio, ma con breve distanza ‘numerica’ dal trauma della separazione al secondo posto. Le altre cause di disagio esistenziale veleggiano lontane, dal terzo in poi. Parlo di una ricerca seria e documentata: uno sforzo accurato per ‘misurare’ la quantità di stimolazione eversiva, sul sistema nervoso umano, da parte di fattori esterni aggressivi e maligni.

Che la morte improvvisa e inattesa di un genitore o di un figlio sia un trauma spaventoso e indelebile, è impossibile negarlo. Ci può invece forse stupire che la tanto universalmente diffusa separazione familiare sia una causa di trauma eversivo talmente violento: i genitori ‘separandi’ tendono sempre, con un sorriso conciliante sulla bocca, a minimizzarne l’effetto sui propri figli (‘Ci sono così tanti figli di separati… Non è morto mai nessuno… E poi hanno così tanti compagni nelle loro stesse condizioni…’) esattamente come tendono a minimizzare all’esterno le proprie sofferenze abissali: che difatti emergono non certo dalle loro dichiarazioni a giudici, avvocati, psicologi, bensì dai loro comportamenti estremi: tra i quali, appunto, omicidi e suicidi costituiscono la punta dell’iceberg di milioni di violenze quotidiane apparentemente ‘minori’ ma ugualmente annientatrici.

Accanto al lutto devastante del ‘gesto’ della separazione (che è causa di disagio/squilibrio, ricordiamolo sempre, anche nella persona che la separazione ha voluto), è però solo la ‘gestione della separazione’ che produce i due scenari pericolosamente antitetici: o la lenta ma sicura ‘elaborazione del lutto’, o la sua patologica cronicizzazione.

Troppo pochi sono i casi di madri separate che uccidono il proprio ex-marito o i figli, o che si uccidono per il peso di una maternità negata dal coniuge. I padri che uccidono o si uccidono (e consideriamo questi gesti come ugualmente tragici) sono dunque la parte più debole e disperata.

Le società civili affrontano questo tema con troppa lentezza; ma lo fanno; lo devono fare. Le incertezze politiche restano imperdonabili. ADIANTUM ha notiziato l’evento assai confortante di una delle più grandi nazioni del mondo, secondo motore di crescita economica del pianeta dopo la Cina, nonché capitale dello Sport e della Cultura di questo nuovo decennio – il Brasile -, che ha approvato una legge contro la Sindrome di Alienazione Genitoriale (l’ormai famigerata PAS) in quanto forma di abuso sui minori: un rinforzo stupefacente nella battaglia culturale planetaria in favore della bigenitorialità e contro la patologica tendenza di alcuni genitori - per motivi biologico-culturali quasi tutte madri - di appropriarsi ‘violentemente’ dei propri figli.

L’Italia resta, anche in questo settore, agli ultimissimi posti. La figura del Mediatore Familiare, chiave di volta di tutte le legislazioni avanzate sul tema – negli ultimi anni l’approvazione, in Argentina, di una legge sulla mediazione familiare obbligatoria ha fatto crollare ai minimi termini il numero delle separazioni giudiziarie in favore di separazione consensuali bi genitoriali -, è stata cassata dalla legge 54/06 per l’opposizione di alcune potenti lobbies (avvocati, in primis), sfortunatamente maggioritarie tra le professioni dei parlamentari italiani.

Il business del tribunalificio viene dunque prima delle decine di vittime di esseri umani uccisi e suicidi per separazioni irrisolte, ma prima anche delle centinaia di migliaia di figli e genitori che si massacrano nella psiche per la loro incapacità di bloccare il nefasto passaggio di un Amore Finito che qualcuno trasforma mostruosamente in Odio Infinito. Questo increscioso passaggio sarebbe facilmente (e sottolineo questa mia scelta di avverbio) superabile con l’istituzione, alla maniera argentina, di una mediazione familiare obbligatoria. Il mediatore riuscirebbe nel suo compito (e già sappiamo che questo avviene spesso), oppure no: nel qual caso stenderebbe una relazione accurata dove poter evidenziare, finalmente, chi tra gli ex-coniugi non ha colpevolmente favorito la mediazione, o se non l’hanno favorita entrambi. Sulla base di questa relazione il giudice stenderebbe la propria ordinanza, tenuto conto del diverso grado di disponibilità alla consensualità tra i due ex-coniugi.

Chi, tra di loro, ha raggiunto (con l’aiuto di un Mediatore) un accordo consensuale bigenitoriale, non uccide né si uccide. I figli limiteranno al massimo i disagi della frantumazione della loro famiglia. I loro genitori potranno affrontare con mente più sgombra il ricostruirsi di una propria nuova vita senza interminabili cause giudiziarie, senza guerre sanguinose, senza figli allibiti, umiliati, offesi.

Con buona pace delle lobbies contrarie, occorre battagliare perché questa infamità politico-sociale venga superata. È una battaglia culturale dura ma necessaria. Tutti, e ADIANTUM in prima fila, dobbiamo essere promotori di iniziative infinite perché si ricordi in tutte le sedi sociali e istituzionali che le lacrime di coccodrillo contro i padri assassini, e il silenzio assordante contro i padri suicidi, gridano riscatto sociale. E soprattutto azioni.

 

Aurelio Grimaldi


Fonte: Redazione

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Ci sono 5 commenti


18.28  di venerdì 17/12/2010
scritto da  Rossana - mediatrice familiare
Concordo con l´articolo, tranne che in questa affermazione: "nel qual caso stenderebbe una relazione accurata dove poter evidenziare, finalmente, chi tra gli ex-coniugi non ha colpevolmente favorito la mediazione, o se non l’hanno favorita entrambi. Sulla base di questa relazione il giudice stenderebbe la propria ordinanza, tenuto conto del diverso grado di disponibilitĂ  alla consensualitĂ  tra i due ex-coniugi.".
Questa visione della mediazione familiare ne distorce in radice ogni possibilità di buona riuscita. Infatti il fondamento di ogni mediazione è che il mediatore sia privo di qualunque potere decisorio. Senza questo fondamento la mediazione non può neppure iniziare, e così fatta la mediazione... non è mediazione. Non è possibile instaurare quel clima di fiducia che è cruciale nella mediazione, partendo da questo erroneo presupposto. Non esiste alcuna teoria della mediazione che avalli una mediazione- giudizio come quella qui proposta. Per il resto sul tentativo obbligatorio concordo pienamente.

23.03  di venerdì 01/10/2010
scritto da  massimo
Concordo
Siamo tante e tanti uniamoci creiamo un movimento trasversale rosa nero, un movimento che aggreghi figli di separati, mamme in difficoltĂ , papĂ  emarginati da questa cattiva interpretazione della nuova legge, un movimento che isoli le associazioni conflittuali e unisca tutte le altre impegnate realmente per il bene dei minori, che dia spazio al dialogo alla conoscenza delle possibilitĂ  che abbiamo ed al supporto reciproco, che chieda ai leader dei partiti di uscire allo scoperto sull´ argomento ed all´ ordine degli avvocati di vigilare sui propri professionisti iscritti come al ministro sui giudici.
Andiamo a bruxelles, ma prima di tutto uniamoci, incontriamoci e facciamoci forza a vicenda.
Il bene non puo´ non vincere, si tratta solo di tempo......
Troviamo il modo di metterci in contatto, DAIIIIIIIIIII !

23.46  di martedì 28/09/2010
scritto da  pasquale scarano
Trovo in questo articolo uno specchio reale di chi vive i postumi della separazione.
Condivido e sostengo l´obbligo alla mediazione familiare prima di andare dal giudice.
Questa dicesi Prevenzione primaria.
Attualmente non è in atto neanche la prevenzione terziaria.

19.07  di martedì 28/09/2010
scritto da  Salvo-CT
Nonostante tutto...ancora nulla in Commissione Giustizia del Senato....

10.04  di martedì 28/09/2010
scritto da  STEFANO
Questo ARTICOLO CORRISPONDE PERFETTAMENTE A QUELLO CHE STO VIVENDO CON TRIBUNALI, AVVOCATI, DENUNCE, ASSISTENTI SOCIALI ASSENTI (SA HO UN CONDIVISO VOGLIO ACCOMPAGNARE MIO FIGLIO A SCUOLA, NESSUNA RISPOSTA)...QUESTO PERCHE´ ALLA BASE CI SONO GIUDICI CHE NON APPLICANO LA LEGGE (SI E´ REALMENTE TORNATI ALL´AFFIDO ESCLUSIVO E CON TEMPI DELLA GIUSTIZIA INFINITI) E MADRI CHE RICATTANO MORALMENTE ED ECONOMICAMENTE I PADRI E I PROPRI FIGLI (SOLDI SEMPRE DI PIU´, FALSE ACCUSE, CERTIFICATI MEDICI CHE OSTACOLANO LE VISITE ED ESCLUSIONE DA OGNI RELAZIONE GENUINA CON IL PROPRIO FIGLIO, VEDI SCUOLA) E FANNO CHE SI INSTAURI UN CONTENZIOSO INFINITO CHE IN ALCUNI CASI SFOCIANO, PURTROPPO,IN ATTI TERRIBILI. QUESTA ITALIETTA...CON UN CONDIVISO RIESCO SI E NO A VEDERE LA MIA BIMBA, SE TUTTO VA BENE, UNA MEDIA DI UNA VOLTA OGNI 10/12 GIORNI. OCCORRE AGIRE E´ ORA DI DIRE BASTA!!


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